La ”favoletta” di Confindustria e Shell sul petrolio. Ma la Basilicata non è un paradiso

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La Nuova del Sud

11 Nov 2016 Scritto da Carla Zita
 Ai lucani che vorrebbero una Basilicata libera dalle trivelle è indirizzato, in particolare, il messaggio di Confindustria e Shell che ieri, nel corso di una conferenza stampa nella sede degli industriali a Potenza, hanno illustrato una ricerca condotta su dati dell’Istat e del Mise circa gli effetti delle attività petrolifere sul territorio evidenziando come la “ricchezza del sottosuolo rappresenti per la Basilicata una irrinunciabile – è stato sottolineato – fonte di energia in termini di crescita e sviluppo”.

Sei gli indicatori presi in esame: Pil pro capite, disoccupazione, tassazione e indebitamento locale, benessere equo e sostenibile, sviluppo delle fonti rinnovabili, attrattiva turistica.

Ad illustrare e commentare i dati, tra gli altri, il vice presidente di Confindustria Basilicata Francesco Somma, il direttore commerciale di Shell Italia Tom Kjolberg ed il presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Basilicata Francesco D’Alema.

Dettagli nell’edizione cartacea de La Nuova del Sud.

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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