La condanna della Corte dei Conti e quella figura da straccioni.

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di Giusy Cavallo Basilicata24Online

Spese di rappresentanza, che poi sono diventate spese per pranzi e cene e in alcuni casi spese per stanze d’albergo per loro e per “persone non autorizzate”.

Aggiungeteci poi le spese per “soggiorni in rinomate località turistiche” in piena estate e i 22 amministratori lucani (consiglieri regionali e assessori, attuali ed ex), condannati oggi dalla Corte dei Conti a risarcire i rimborsi ottenuti per tali spese, fanno proprio la figura degli straccioni. Oltre che dei ‘ladruncoli’. Mangiare si sa è un piacere, farlo a sbafo e per di più a spese dei cittadini potrebbe passare per accattonaggio. Così come concedersi ‘proibite fughe d’amore’ a spese della comunità fa di voi dei pezzenti e non i don Giovanni che vedete quando vi guardate allo specchio. Perché sarà pur vero che l’Italia è un paese andato a puttane, ma non per questo gli italiani, e in questo caso i lucani, devono pagare anche per farvi andare a puttane (non me ne vogliano le puttane, il termine è usato in senso lato). Sappiamo bene che oggi una condanna della Corte dei Conti può far sorridere chi è abituato a ben altri crimini, tuttavia il cittadino medio, quello che va a fare il week end in albergo solo se può pagarselo (e oggi difficilmente può), potrebbe pensare che oltre ad aver perso il senso di come si amministra la cosa pubblica abbiate perso anche il significato del termine vergogna.

http://basilicata.basilicata24.it/editoriale/condanna-corte-conti-figura-straccioni-22450.php

Gio, 17/11/2016 – 23:43
Trattto da:Basilicata24Online
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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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