“capitalisti di tutto il mondo unitevi!”

disarmonie-di-pianura
Titolo:Disarmonie di Pianura.Tratto da :repertorio Web.

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

Quando muore un despota si assiste alla consueta marea di popolo giubilante. Tuttavia l’identica gente osannava il medesimo dittatore. Eterno movimento, d’altronde emblema del mondo fisico é l’uroburo, il tempo che ritorna uguale a se stesso. Come, sempre identiche, sono le forze che spingono alla nascita e affermazione delle dittature, e che sono quasi sempre le stesse che poi ne provocano la caduta, quando e per esaurimento del compito a loro assegnato, vengono tragicamente eliminate. In fine, tutte queste forze sono mosse da una sorta di primo motore immobile, un ente che muove le rivoluzioni fintantoché risulta proficuo riuscire ad accaparrarsi le risorse dei popoli sui quali sono insediati i dittatori. Il movente umanitario, dei cosiddetti liberatori, ad economia liberista, (che bello imbrogliare le genti con giochi di parole), é stato dunque quello di assicurare al mercato, dunque a una minima parte della popolazione, per giunta la più ricca e potente-prepotente, le risorse di interi popoli. Spesso infatti, i dittatori, anche quando venivano insediati dai “liberi mercanti” tradivano le aspettative di questi pedestri assertori del libero mercato e del kantiano “amore universale” per veicolare, in modo più modesto, e realista, le risorse nazionali in favore del proprio popolo. Ovvio quindi che tale egoismo nazionalistico, (così è stato sempre presentato dai liberi mercanti, mondialisti ecc.), sia stato il peccato originale da far pagare al dittatore. Primo passo sanzioni economiche, se con queste non la capiscono che devono svendere ai privati, si passa alla guerra. Ora abbiamo le chiavi per aprire i vari scrigni delle dittature. Se ancora non fosse chiaro dove indirizzare le indagini, si veda alla guerra, mediatica ed economica, scatenata contro la Russia di Putin perché non ha svenduto il suo gas alle prepotenze straniere. Ogni nazionalizzazione, quindi distribuzione più equa delle risorse, e chi ne beneficia sono le classi meno agiate, passa automaticamente per un attentato all’umanità, tradotto: Ai capitalisti di tutto il mondo.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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