Calvello è un paese di vecchi?

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Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

Questo era un paese per vecchi e di vecchi la saggezza?

Gli abitanti di Weimar nel campo di Buchenwald

Alcuni giorni dopo la liberazione del campo da parte degli alleati, ovvero il 16 aprile 1945, «un’ordinanza del comandante americano», costrinse mille cittadini di Weimar[51] a visitare il campo per la visione di “reperti” riguardanti un orrore ancora visibile dopo la liberazione. Lo scopo era quello di mostrare ai cittadini ciò che fecero i loro connazionali nazisti, e di far capire di quali crimini anch’essi si erano resi implicitamente complici, poiché molti avevano asserito di non sapere che cosa era successo a pochi chilometri dal luogo in cui vivevano.
I cittadini di Weimar, per la maggior parte persone anziane
Gli americani produssero anche filmati su questa visita forzata dove sono ben visibili le reazioni dei cittadini di Weimar: sgomento, pianto e incredulità in un ambiente fetido mostrato da riprese in cui molti visitatori, portavano, proprio per il fetore degli ambienti, un fazzoletto sul naso per gran parte dei percorso guidato.

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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