Prevenzione ‘anti-cancro’ per i Bronzi di Riace.

Mappati i residui di cloro marino che minacciano le statue

04 dicembre, 09:11 

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Anche i Bronzi di Riace devono fare prevenzione contro il ‘cancro’

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Anche i Bronzi di Riace devono fare prevenzione contro il ‘cancro’. Le analisi delle patine che ricoprono la loro superficie hanno infatti localizzato dei residui di cloro marino che minacciano la lega metallica in più punti col rischio di provocare il cosiddetto ‘cancro del bronzo’, un fenomeno corrosivo che potrebbe compromettere la conservazione di queste straordinarie opere d’arte antica.

I risultati delle indagini, condotte dall’Università del Salento con l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma, vengono presentati al Museo Archeologico di Reggio Calabria nell’ambito dell’iniziativa ‘Arte e(‘) scienza’, promossa dall’Associazione Italiana di Archeometria (AIAr).

Lo studio dei Bronzi con la fluorescenza a raggi X ha permesso di mappare e analizzare la composizione di tre diverse patine superficiali: quella azzurrina, formata appunto dai pericolosi residui di cloro, quella rossastra, data dall’ossidazione naturale del rame contenuto nella lega metallica, e una patina nera multistrato, compatta e liscia, fatta di solfuro di rame. Quest’ultima era probabilmente una pellicola protettiva, volutamente depositata per ricoprire le statue.

La patina è ancora oggi ben visibile sul bronzo A (‘Il giovane’), mentre risulta parzialmente rimossa dal bronzo B (‘Il vecchio’) per effetto del restauro fatto a Firenze negli anni Settanta. L’invasività dell’intervento sarebbe testimoniata anche dalla presenza di residui di zinco rilasciati dalle spazzole in ottone durante la pulitura meccanica.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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