Caro Babbo Natale

Giusi Cavallo

Caro Babbo Natale mi chiamo Marcello e ti scrivo dalla Basilicata. Oggi per la merenda ho invitato a casa il mio amichetto Matteo, quello che vedi accanto a me nella foto. Oggi lui è un po’ triste perché dei bambini cattivi gli hanno rubato la sua macchinina preferita. Era davvero bella, lo so perché c’ero salito; sapessi come abbiamo sfrecciato su quel bolide! Andando a destra e a manca abbiamo distribuito sorrisi, promesse e poltrone. Queste ultime di buona fattura e corredate di un kit contenente colla speciale per fare in modo che chi ci si sarebbe seduto non scivolasse. E’ vero abbiamo detto qualche bugia ma, giurin giurello, lo abbiamo fatto a fin di bene, per far credere agli italiani e ai lucani che fosse tutto a posto e non farli preoccupare. Sì, lo ammetto, abbiamo sperperato un po’ di soldini non nostri, ma te lo giuro B. N., lo abbiamo fatto solo perché c’erano persone che tenevano famiglia e noi non siamo egoisti.
E a proposito di famiglia, caro Babbo Natale, io pure la tengo ma adesso che Matteo non c’ha più la macchinina sono rimasto a piedi, per questo non ti chiedo regali ma di farmi salire sul tuo carro, ops…slitta, così ti aiuto a distribuire i doni ché io quello lo so fare bene.

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E soprattutto ti do una mano anche a non sbagliare nella distribuzione. Per esempio c’è un bambino che si chiama Robertino, lascia stare, non atterrare sulla sua casa, che lui il regalo non lo merita perché non ha voluto giocare con me e con Matteo. E pure a Vincenzino non gli portare niente, al limite ci penserà la Befana a portargli un po’ di carbone di zucchero semmai dovesse avere un calo glicemico. E per carità niente pure a Pierino, perché già lo scorso aprile non ha voluto giocare con noi al gioco delle tre trivelle!

Ricordati invece di Vituccio, Totore, Maria, Luca, Franco, Mario e Aureliuccio mio. A Vituccio regaliamo “Trova il raccomandato” e a Totore “Il piccolo ingegnere”. Scusa Babbo ma io già mi sento parte della tua squadra. Per Maria posso suggerirti “Alla ricerca dei voti perduti”? Mentre per Luca “Zappa e rastrello” credo siano indicati. A Franco porterei “Costruisci uno statista”. Poi c’è Mario, il piccolino mio. A lui sotto l’albero potresti far trovare “La proposta di legge che già c’era”, mentre ad Aureliuccio piacciono tanto i giochi da prestigiatore e “Come ti cambio casacca senza fartene accorgere” sarebbe perfetto. Ma regali a parte, posso essere anche un buon co-pilota, perché devi sapere che qua, in Basilicata, negli ultimi due anni stanno girando tantissime pale eoliche e con il mio contributo posso evitarti di andarci a sbattere durante il volo. Se poi andiamo in Val d’Agri, a consegnare qualche pacco, è cosa mia farti illuminare il cielo a giorno. Allora, Babbo Natale, credi che possa esserti utile? Io sono pronto a entrare nella tua squadra. Ho già preparato l’abito da elfo perché con quello da gladiatore ultimamente mi prendono in giro. Dimmi di Sì almeno tu, un altro No non lo sopporterei. Tuo Marcellino.

P.s. Ho fatto credere a Matteo che questa letterina l’avremmo firmata insieme, però non è il caso che ci sia anche il suo nome, per il momento. Devo riguadagnare la fiducia dei lucani e portarmi appresso lui non mi aiuterebbe. Con te, invece, vado sul sicuro perché a Natale siamo tutti più buoni.

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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