Il lavoro e i favori rendono liberi!!!

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

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Immagine tratta da repertorio Web.

Protocollo MODELLO CALVELLO

Tutti sanno che per lavorare e vivere ed attingere, non bisogna compromettere il protocollo. La dialettica è messa fuori dal dibattito politico. Le scusa contrasti di carriera, invidie e quant’altro. E chi sa sta zitto con la speranza di rinnovare qualche contratto o essere assunto , o favori vari,il “LAVORO RENDE LIBERI” di FREGARSENE del PROSSIMO!!!. Oltre ad omettere agiscono per favoreggiamento e falso ideologico. Presuntuosi e trattano gli altri come esseri inferiori, eppure il contatto dell’amministrazione con il cittadino dovrebbe essere fondamentale. Ma qui non si accetta alcuna interferenza.
Qui vige ancora il modello medioevale in cui parlare male del sindaco, del prete delle istituzioni e addirittura del medico LORO possono tutto hanno il potere di vita e di morte!!! Possono distruggerti come e quando vogliono le valutazioni degli altri sono intollerabili, si sentono sempre troppo superiori. A Calvello c’è chi come me senza solide tutele nel paese dei SUPER-PROTETTI.

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Immagine tratta dal repertorio Web.

Uno scenario sconfortante di esclusioni e privilegi, non solo emerginati ma rifiutati. Emblematiche le famiglie modello, stipendiati, marito, moglie figli da fotografia frequentano chiesa, e altri da “scartare”, come untori o uno stigma. Una concezione antiquata retrograda ma che qui a Calvello fa scuola, una concezione suprematista “abilista”. Magari tenendo se apparato il resto in qualche “recinto”, magari dorato –nelle “riserve” del pietismo e dell’assistenzialismo, nell’illusione di un mondo composto solo da persone apparentemente “perfette”, e che dire
I PADRI padroni con l’idea di fondare un Paradiso terrestre, l’uomo nuovo magari con l’ausilio di aiuti artificiali. Visto che 8 milioni di italiani hanno problemi sessuali. A quando un nuovo Hitler con annessi Mengele?
A Calvello siamo sulla buona strada.

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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