STAR BENE.

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Immagine tratta da web by Salvatore Loviso elaborazione grafica di Antonio Morena.

Tratto da Onda Lucana by Salvatore Loviso

STAR BENE a Calvello

Avere uno stipendio, sovvenzioni, convenzioni, essere presentabili. L’unico modo per sentirsi corporalmente soddisfatti. In fondo siamo dipendenti sul piano esistenziale psico-fisico-socio-economico.
1° crea una certa confusione nel rapporto con la politica Comune-stato-Chiesa, ognuno percepisce dipendenza. Si scivola nel ruolo di SUDDITI , chi è scivolato fuori “ non si tiene conto”: “fuori sparsi”.
2° quando si osserva un gruppo si nota assenza, irritazione. Parlano di lavoro, calcio, progetti—-, ma non sono presenti. Il socializzare sembra una cosa di seconda qualità. E se tra il “dentro” e il fuori non c’è più rapporto, allora l’aria si fa irrespirabile. Si assiste allo sperpero, essendo che nessuno ha più pazienza: democrazia, quasi delinquenza.
3° volere essere più indipendenti è una maschera, una corazza emotiva.
Obiettivi sfide? Sentirsi in concorrenza? Chi può avere più successo? Paure di ritorsioni, esclusione, discriminazioni? Quali doti implica avere favori e raccomandazioni?
Sicuramente consenso e pacchetti voti, se non collaborazionismi e delazioni.
La condizione è semplice e un po’ banale, consunzione o meglio per fame, sono le soluzioni. Questi metodi sono parte del sistema. <<non allineato, o non funzionale e per questo escluso e infangato>>. Penso a chi è morto di malinconia, in solitudine, o chi si è ammalato, depresso perche discriminato. Io ho sempre vissuto a Calvello e diciamo che non sono mai stato “POLITICAMENTE CORRETTO”, ho sempre pensato con la testa mia
Guardando ai codici etici e morali della mia educazione e vivere sociale. In questo modo do fastidio oltre al fatto di non avere pacchetti voti e quindi non utile al voto di scambio.

Tratto da Onda Lucana by Salvatore Loviso

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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