VALORE ALLE PAROLE. L’IMPORTANZA DELLA PAROLA DATA: HAI LA MIA PAROLA!!!

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Immagine tratta da Web.

Tratto da : Onda Lucana by Alessandro De Luca

Basta, anzi, bastava la parola. Quanto vale la parola data adesso, oggi-giorno?

Poco o forse niente, anzi sembra “normale” rimangiarsela non solo in politica (Renzi e la sua “gang” ne rappresentano un clamoroso e inarrivabile esempio), ma anche e spesso nella società civile.

Eppure la parola data,  o meglio, mantenere la parola data era la colonna portante, fino a qualche decennio fa, della nostra società, prima che fosse sopraffatta dalle carte e poi anche dalle innovazioni telematiche digitali.

La vita, gli affari, i rapporti commerciali il proprio lavoro, tutto era fondato sulla parola, spesso senza necessità alcuna di firmare alcunché, senza contratti o firme digitali: bastava una promessa verbale!!

“Ti do la mia parola”, era una frase che avvicinava e consolidava: bastava da sola.

La parola data creava fiducia e incorniciava l’azione futura in certezza etica, trasformando il gesto simbolico di una stretta di mano in un patto solidale di fiducia reciproca.

Ma come ci ricorda San Girolamo:”È facile trasformare un amico in nemico se non si mantengono le promesse.”

Perché la promessa non mantenuta è un tradimento che genera delusione con la prevalsa della menzogna che soffoca le aspettative.

La politica recente e soprattutto il Governo del bombastik di questo, è evidente, non ne ha tenuto conto, anzi ha puntato tutto sull’ubriacante effetto di roboanti promesse e di bugie accattivanti. Creando una sorta di eroe ultra-collodiano: metà Lucignolo e metà Pinocchio che ha saputo ingannare tutti mescolando false speranze, da paese dei balocchi, con continue bugie finanche su una presunta buona scuola che lui, invece, avrebbe sempre marinato.

Il Principe fiorentino probabilmente era convinto che la lealtà fosse cosa superflua e non ripagasse in modo conveniente, come sostenuto anche dall’altro Principe, quello di Niccolò Machiavelli:

Tutti sanno quanto sia cosa apprezzata in un principe mantenere la parola data e vivere con onestà e non con l’inganno. Tuttavia nei nostri tempi sappiamo per esperienza che hanno fatto grandi cose quei principi che non si sono preoccupati della parola data, e che con l’astuzia hanno saputo confondere le idee agli uomini; e alla fine hanno superato i principi che si sono comportati in modo leale.

Come si può pensare di vivere e migliorare una società dove il principio di mantenere la parola data non viene ribadito dalla legge e dalla morale e dove proprio chi dovrebbe fare queste leggi e dovrebbe farle rispettare è il primo a cambiare idea, ritrattare, secondo le proprie convenienze e le proprie necessità.

Purtroppo l’esempio che ci viene consegnato dai nostri governanti (non ultimo la querelle vergognosa della Ministra Fedeli che falsifica il suo titolo di studio) continua ad essere devastante dal punto di vista educativo e dei modelli che propongono, soprattutto ai giovani: la legge, infatti, può colpire il disonesto, ma non può insegnare la sincerità, la lealtà o la buonafede e il rispetto della parola data.

Anche la modernità, con la sua pervadente tecnologia, ha generato, è vero, una facilitazione dei rapporti, ma ne ha minato le basi fondanti imprigionando la parola in freddi e sgrammaticati sms.

Da che parte è necessario ricominciare? Quali strumenti possiamo mettere in campo per ricostruire un linguaggio basato di nuovo sulla fiducia e sul valore delle parole?

Proprio non saprei, forse potremmo pensare di istituire la giornata della parola data per passare dalla società della parole al vento a quella di un’unica parola: quella data e mantenuta!!!

Tratto da : Onda Lucana by Alessandro De Luca

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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