IL VIVERE COMODI…

 

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Immagine tratta da Web.

 

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

Il vivere comodi è un dono avvelenato

Un grande paese o grandi persone, hanno bisogno del mondo, quindi interagire.
La gente viene divisa in due file:
1.  Chi può avere la sistemazione e favori e fare da potenziali RIPRODUTTORI
2. E chi può anche morire
La comodità hanno orribili sfondi di banalità del male.
Come siete bravi al di là del muro.
La sera luci come fiammelle accese: dove sono i bambini che non hanno/  l’albero di Natale/  i frutti di cioccolata?
Il solco tra il paese dei lumi e quello in penombra dovrà pure ridursi. Purtroppo non bastano le luci per ricucire il baratro e le differenze. Chi non ha niente, nulla avrà. Chi è solo a lungo dovrà stare, con il rischio di essere soli in un sistema perbenista e buonista. Il paese è un contenitore mutevole di comunità; hanno forme in cui ognuno si accuccia a modo suo secondo le proprie convenienze.
Calvello: un bel paese abitato da accattoni. <<A Calvello il dibattito pubblico invece di essere incoraggiato e stimolato viene represso>>.
Risveglio, in vuoti spalancati, ed ecco che la stanza del risveglio si rischiara in una dimensione casa.

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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