LE ORE DELLA STANCHEZZA

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Immagine tratta da repertorio Web.

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

Ci risiamo, anche quest’anno il vescovo di Roma ha anticipato la messa di Natale di tre ore, coraggio, un altro sforzo e l’anno prossimo la facciamo al vespro. Delle tradizioni al pontefice non importa nulla, e vabbè che dal concilio vaticano II in poi é stata una deriva di schitarrate e canti sguaiati che hanno demoralizzato anche i più ferventi, però, e lo imploriamo, la destrutturazione dovrà pur terminare, un giorno, o dovremo regredire ai riti pagani, per aderire in pieno al mondo? I “laiconi” non perdono occasione per esultare, sui loro “giornaloni”, alle novità. Ebbene, anche noi, soprattutto noi, non siamo nessuno per giudicare, ben altri dovrebbero farlo, tipo ad esempio chi siede alla cattedra di Pietro; noi possiamo, ad esempio, rievocare alcune memorie, come quella del tempo in cui si celebrò per la prima volta il Natale, alla messa di mezzanotte e nella Chiesa costruita di fronte al palazzo imperiale, il primo, quello che gli imperatori romani costruirono sul Palatino. Non fu casuale il luogo, incastrata tra la dimora dei cesari ed il circo massimo la basilica fu innalzata in breve tempo, tanto da permettere la celebrazione della

 

Funzione religiosa dedicata all’incarnazione di Gesù Cristo. La prima avvenne nel 326, ma tutto ebbe inizio quando Bassiano era”custode” d’Italia, cognato dell’imperatore Costantino, ed è fondamentale in questa vicenda la figura che legava i due personaggi sopraccitati, la principessa Anastasia, sorellastra di Costantino e promotrice della costruzione di questa chiesa del Natale che sarà chiamata di Anastasia. Il motivo recondito che indusse il clero e la principessa a creare le celebrazioni del Natale proprio in quel luogo risiedono, molto probabilmente, nella vicinanza, della grotta del Lupercale, il mitico luogo dell’Epifania dei fondatori di Roma, era chiaro l’intento di sovrapporre al mondo pagano l’epifania del vero Dio sceso in terra.

 

E solo l’intervento della famiglia imperiale poteva permettere di apportare modifiche all’assetto religioso di luoghi che appartenevano al demanio imperiale. Vecchie storie, visioni di antichi sovrani che prendevano forma in costruzioni di un umiltà commovente. A proposito, Anastasia vuol dire resurrezione, ne avrebbe bisogno la nostra stanca civiltà, dagli stanchi riti, di resurrezione alla luce della tradizione.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

 

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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