La politica collaterale

 

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immagine tratta da Web

 

Tratto da :Onda Lucana by Salvatore Loviso

La politica amministrativa, burocrazia che soffoca la società Calvellese e quindi la non autenticità di appartenenza e l’impoverimento della  libera espressione.
La realtà o meglio i problemi vengono sostanzialmente ignorati o normalizzati. È la suprema ipocrisia del linguaggio del potere che si fa sistema  e anche dei sodali anche intellettuali.
A Calvello il sistema opprime anche d’inverno, vivono in comode case, “ come sono bravi al di là del muro” allacciano le cinture+++. Con le loro arroganti supponenze senza autoironia.
Qui non c’è pluralismo culturale, ma solo supponenze di apparati e di salotto. Mentre altri come i miei genitori hanno fatto di fatiche e nel dolore la loro bellezza collaterale, in quel ricominciare a vivere dopo i troppi dolori,  anche in eventi di quanto più drammatici che possano capitare a un genitore,  trovando senso e senso dignità e bellezza anche in drammi inimmaginabili. Usando le fatiche come attività  “ETICA del LAVORO” terapeutica e catartica e non in facili pianti di “Put–ne” come troppo spesso accade, dagli estorsori  o strozzini locali. Pagando tasse a balzelli a questo stato canaglia che si sono tradotti in sistemazioni e in troppe comode case di troppi “ bravi cittadini”.
Passeggio per il paese e cerco la vita, i vicoli piccoli rumorosi. Cosa facevano mentre si zittivano, si limitavano a farsi le sistemazioni. Non ci sono nemmeno i pettirossi. Ci sono persone che sono un tutt’uno con il loro paese. Ma ognuno nel suo disinteresse quasi pretenderebbe di mettere un suo nome.

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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