ARISTOCRAZIA E DEMOCRAZIA.

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Immagine tratta da repertorio Web.

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

ARISTOCRAZIA E DEMOCRAZIA. (parte terza)

L’arricchimento stesso era, addirittura, considerato come qualcosa di indegno per un vero uomo, il quale doveva vivere nella moderazione; altro retaggio degli insegnamenti di Apollo che a Delfi aveva oramai consolidato il suo prestigio nel santuario divenuto per via dei vaticini della pizia, il santuario nazionale degli europei, (è attestato infatti che finanche dal mondo celtico giungevano fino a Delfi a chiedere responsi all’oracolo). Non sorprende dunque che tali genti erano votate al sacrificio ed al martirio per la Patria. Questo fanatismo, (per noi smidollati del XXI secolo purtroppo l’antica eroicità si riduce a questo), era presente ad Eraclea quando Pirro, dopo il suo primo scontro con Roma, passando tra i cadaveri dei caduti romani, con sorpresa, ammirazione, ed infine sgomento, li vide tutti morti con la faccia rivolta al nemico, non uno aveva una ferita alla schiena. E ancora a Canne, quando si contarono ottanta senatori tra i caduti, ed in mezzo ad essi anche il glorioso Console Paolo Emilio, che rifiutò di salire in groppa al  proprio cavallo che l’avrebbe allontanato e salvato dalla strage: preferì la morte da vero Patrizio, da Vero Romano, piuttosto che la fuga vergognosa. Insomma l’antica aristocrazia Patrizia, della Repubblica Romana, pur reggendo uno Stato con parametri timocratici, per cui escludendo coloro che non erano in grado di acquistare e mantenere un armatura oplitica, automaticamente escludevano i proletari dalla feroce pugna. Un compenso davvero democratico! Vuoi il potere! Guadagnatelo sul campo di battaglia! Col sangue e il sudore! Per i capite censi, (il proletario), il servizio per lo Stato, in tempo di guerra, veniva compiuto nelle retrovie, o come rematori nelle navi, (non incatenati e frustati, intendiamoci!), oppure con quelle operazioni che al giorno d’oggi si definiscono logistiche, ossia la produzione delle armi e dei viveri con conseguente rifornimento agli eserciti. Dunque non si usava mandare al macello i poveri, come nelle guerre scatenate dalla furia giacobina! Furono gli eserciti napoleonici, e sul loro esempio gli eserciti di tutti gli stati borghesi, ad aver fatto dell’Europa un cimitero. E che oggi, con la sfacciataggine, l’ipocrisia, la tipica faccia da bronzo, gli eurocrati, che altro non sono che giacobini col loden, si presentano nelle carnevalate in tv a raccontare che l’UE ha salvato l’Europa dai nazionalismi guerrafondai! Mentre al contrario sono proprio codesti giacobini col loden ad aver devastano l’ambente e i popoli e che, loro sì, hanno prodotto due guerre mondiali e varie rivoluzioni, tutte con un elevatissimo numero di eccidi superiore ad ogni tempo passato. In verità ci vorrebbe uno che ci salvasse dai signori citati sopra, mercanti verso i quali il Cristo ci ha insegnato anche come trattarli, e prima della sua Parusia si dovrebbe provvedere almeno a toglierli dal ruolo di primazia politica. Mettere fine al dominio dei banchieri-mercanti e la furiosa produzione di massa, la crescita infinita di cui tanto continuano a ciarlare e che tende a svalutare sempre più il costo del lavoro. Supportati dalla speculazione finanziaria, una serie di imbrogli che riescono solo a loro, e su cui domina, genialata massima, la follia dei titoli di Stato: perché un organismo pubblico deve reggersi sul prestito del privato? E’ questa la vera e propria dittatura di un oligarchia spietata che ha preso il potere sui popoli, facendo credere che lo Stato, in definitiva noi stessi, fossimo il problema! Tutto questo è Il mondo borghese; all’origine di quel concetto politico che viene definito destra, nient’altro che, come ebbe a dire Oriana Fallaci, la faccia di una medaglia che presenta dall’altra parte la sinistra e tutto il suo corollario di “diritti agli ultimi”. Altra ferocia, altro sangue sparso per l’affermazione degli “ultimi”, che tali sono sempre rimasti, ma con l’aggravante di veder le loro condizioni di vita ancor più peggiorate, quando sono sopravvissuti ai disastri del socialismo reale. Il mondo perfetto non esiste, è una proiezione mentale, un’aspirazione, niente più. Però bisogna pure contentarsi, altrimenti si corre lo stesso rischio del giacobinismo, ossia di diventare altrettanto utopici,  e per via dell’irraggiungibilità dei presupposti idealistici, feroci e sanguinari. E dunque, dobbiamo guardare a un modello politico che esuli dal mondo borghese ed il suo maledetto 1789, e le categorie sempliciotte destra-sinistra. Al tempo antico, al tempo delle aristocrazie militari e fondiarie, al feudalesimo dell’economia curtense, esisteva l’aristocrazia vera. A quel mondo che era stato, solo di sfuggita, compreso da poche ragionevoli persone che pure ci sono a navigare nel periglioso mare delle ideologie assassine che si sono fatte strada nelle società europee da Voltaire a oggi. Perché in fondo una sorta di socialismo è quanto ci sia di più umano, ma che non può annullare l’individuo del tutto, perché comunque la proprietà privata non è l’interruzione del cammino verso l’unità dello spirito, come asseriva Hegel, ma la libertà di tutti a vivere senza perdersi nell’assoluto. E’ l’equilibrio che è mancato negli ultimi 200 anni. Il contenimento dei costumi, e dei vizi, che solo un educazione cristiana sapeva imporre, e che accresceva anche l’eroismo del singolo e il suo munus serviano nei confronti della repubblica o il re, che altro non è che la fedeltà a una comunità, la propria. Nel tempo antico, specie a Roma, valeva quello che descrisse bene Edward Gibbon: “Durante l’età pura della Repubblica, l’uso delle armi era riservato a quelle classi di cittadini che avevano un paese da amare, una proprietà da difendere e che partecipavano alla promulgazione di quelle leggi che era loro interesse e loro dovere difendere.” Il potente aspirava a combattere in prima linea, e morire in modo eroico piuttosto che vedere lo straniero dominare sulle terre ricevute in eredità dai suoi padri, e che erano costate sangue e sudore, e i primi a versarlo erano stati loro, gli odiati aristocratici; gli unici in grado di attuare l’unico socialismo che abbia mai funzionato, la protezione di chi è debole economicamente.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

Gli effetti cronici dell’idrogeno solforato e quelle royalties che i lucani spenderanno in cure mediche

La connessione di “Francesco” con “spirit cooking” . Via Young Pope.

30 gennaio 2017

In Usa non so  che network sta diffondendo ora The Young Pope. L’amico americano ha notato “con orrore”   che nella seconda puntata del serial  di Sorrentino,  viene citata  Marina Abramovic  come la più importante artista contemporanea.   “E’ la firma di John Podesta! E’ il segno che Papa Francesco è la pedina della “primavera cattolica”  progettata da Podesta!”.

L’eccitazione  dell’amico può indurre il lettore a non capire.  Marina Abramovic è la strega che, come risulta dalle mail intercettate e diffuse la Wikileaks, aveva invitato i due fratelli Podesta a un rituale  da lei chiamato “Spirit  Cooking” (cottura degli spiriti) .

In un’altra mail  del febbraio 2012 – attenti alla data! –  John Podesta e una sua interlocutrice criticano i  vescovi Usa,  perché contrari alle leggi sulla contraccezione e il gender – e quindi contro la Clinton nella campagna elettorale presidenziale prossima ventura.  “C’è bisogno di una Primavera Cattolica in cui siano i cattolici stessi a chiedere la fine  di una dittatura medievale e l’inizio  di un po’  di democrazia e  rispetto per l’eguaglianza dei generi nella Chiesa”.  E’  chiaro che sanno che le “primavere arabe” sono state fabbricate dall’Amministrazione Obama,  e quindi progettano di fabbricarne una nel Cattolicesimo: una rivolta “dal basso” controllata dal Dipartimento di Stato per seminare  nella Chiesa la nuova morale “aperta” e permissiva.

(Potete trovare la mail qui:  Re: opening for a Catholic Spring? just musing . . .From:john.podesta@gmail.com To: sandynewman@gmail.com CC: tara.mcguinness@gmail.com Date: 2012-02-11 11:45 Subject: Re: opening for a Catholic Spring? just musing . . .

https://wikileaks.org/podesta-emails/emailid/6293).

Secondo l’amico americano,   il filmone tv di Sorrentino è stato  concepito come ausilio della  “primavera cattolica” progettata dai Podesta, per creare lo stato  psichico collettivo favorevole  al cambiamento. Lo scopo è apertamente dichiarato nella recensione che Wired (il blog dei tecnologi   della “Gnosi di Silycon Valley”)  ha dedicato a Young Pope:  “… con lo scorrere degli episodi, ci si accorge che The Young Pope sarà anche una serie canonica nella forma ma il suo obiettivo… è sovvertire dal di dentro l’architettura profonda di un’istituzione consolidata… Per scoprire dove arriverà nella sua lenta decostruzione di un ordine superato impegnato nell’eterno rinnovamento, dovremo restare a guardare”.

https://www.wired.it/play/televisione/2016/10/21/young-pope-serie-tv-sorrentino-recensione/

L’amico americano appunta i sospetti sul  regista  Sorrentino, già noto per film “suggestivi” sul piano politico (si ricordi Il Divo, pietra tombale su Andreotti):

“Le riprese del film  cominciarono nell’estate del 2015 (e il copione era quindi già’ scritto da un pezzo). A quel tempo gli autori non potevano immaginare 1) che Hillary sarebbe stata trombata da Trump e 2) che Wikileaks  ( Russian US intelligence  uniti))  avrebbe fatto uscire la storia di Podesta e Hillary Clinton che promuovono da tempo il Vatican Spring e la connessione tra Podesta-Clinton e Abramovic.

The Young Pope doveva essere una pietra tombale  sull’idea di chiesa cattolica e di Papato come autorità morale suprema  che ancora  persiste, nonostante tutto,   tra la gente in Italia e nel mondo. Questa immagine “tradizionale” esiste sia tra i credenti ufficiali, sia tra quelli in liberta’… Il “pericolo” per questi burattinai e’ che la Chiesa possa ridiventare (specie in condizioni di crisi mondiale seria) un punto di ri-adunata. Quindi sale sulla cartagine conquistata e distrutta”.

Quindi, gli dico,   sei convinto –   anche tu come un noto complottista – che Bergoglio è stato messo sul soglio  dagli “americani” per fondere la Chiesa con il protestantesimo.  Ma the young Pope non  somiglia mica a Bergoglio.

“Il  Pio XIII di Sorrentino non e’ letteralmente Francesco, ma e’ simile nella sua  apparente incontrollabilita’, nella furia distruttrice dei sui nemici, nella incoerenza che spaventa e il tutto da considerare come manifestazione divina:  ma di un dio pagano e irrefrenabile. Un dittatore egomaniaco, incomprensibile ma insfidabile che deve spezzare l’ordine precedente e far trionfare l’anarchia col sostegno del “popolo”.

“Secondo me, quelli che hanno attuato il golpe Bergoglio si rendono conto  che la conquista della Sedia papale non basta; non significa che la chiesa è  distrutta. Percio’ l’azione di distruzione dall’interno deve essere coadiuvata  da un azione di oscuramento delle menti.”

E  conclude rincarando: “Guarda come Canal+ del tuo amico Bollore pompa questo film satanico. http://www.programme-tv.net/programme/series-tv/r381949-the-young-pope/8381207-the-young-pope/

Si può licenziare per malattia? Solo in due casi

Il dipendente malato non può essere licenziato. A stabilirlo è la legge, che prevede solo due casi nei quali è possibile attuare il licenziamento in caso di malattia: quando l’assenza supera la durata massima prevista dal contratto collettivo o se, benché l’assenza sia inferiore a tale limite, essa comporti un grave pregiudizio per l’organizzazione dell’azienda. La prima causa, ricorda il portale ‘laleggepertutti.it’, è detta ‘superamento del comporto’ e trova nella legge una previsione espressa; la seconda, invece, è frutto della recente interpretazione dei giudici.

Il codice civile prevede che l’azienda debba conservare il posto di lavoro del dipendente in malattia, nei limiti del ‘comporto‘, un periodo stabilito dalla legge, dai contratti collettivi o, in mancanza, dagli usi. Fondamentalmente, non si può licenziare il lavoratore malato a causa della sua malattia e dell’assenza protratta. Si può però licenziare il dipendente malato, anche durante il periodo in cui è a casa, per altre ragioni non legate alla malattia come ad esempio una crisi aziendale o la ristrutturazione interna (il cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo) o ancora, una grave colpa da questi commessa (cosiddetto licenziamento disciplinare). Come nel caso del dipendente in malattia che non si fa puntualmente trovare a casa al momento delle visite fiscali del medico Inps.

L’assenza per malattia può protrarsi per un periodo massimo che di norma è stabilito dai contratti collettivi. Superato tale termine è possibile il licenziamento. L’unico caso in cui al dipendente viene consentito di superare il periodo di comporto è quando la malattia si è verificata a causa del datore di lavoro, per non aver questi garantito un ambiente salubre e privo di rischi (infortunio sul lavoro, mancata predisposizione delle misure di sicurezza, ma anche uno scivolone dalle scale, un infarto a causa di una condotta mobbizzante, ecc.).

Per calcolare il ‘comporto’, ossia l’arco temporale superato il quale l’azienda può licenziare il dipendente, occorre fare riferimento all’anno di calendario o l’anno solare, in base a quanto previsto dai contratti collettivi. Per ‘anno di calendario’ si deve intendere il periodo di tempo compreso tra l’1 gennaio e il 31 dicembre di ogni anno, mentre per ‘anno solare’ si deve intendere un periodo di 365 giorni decorrenti dal primo episodio morboso, dall’inizio della malattia (se continuativa) o a ritroso dalla data di licenziamento.

La durata del comporto per gli impiegati è fissata dalla legge ed è di 3 mesi quando l’anzianità di servizio non supera i dieci anni, e di 6 mesi quando l’anzianità di servizio supera i dieci anni. Per gli operai, invece, la durata del periodo di comporto è stabilita dalla contrattazione collettiva. Il periodo di comporto può essere interrotto per effetto della richiesta del lavoratore di godere delle ferie maturate. La richiesta deve essere scritta, indicare il momento dal quale si intende convertire l’assenza per malattia in assenza per ferie ed essere tempestivamente presentata al datore di lavoro, prima che il periodo di comporto sia definitivamente scaduto e il datore di lavoro abbia diritto di recedere dal rapporto.

Scaduto il comporto, il datore può licenziare il dipendente senza provare l’esistenza di una giusta causa o un giustificato motivo. Tuttavia, è vietato licenziare il dipendente per superamento del comporto se la sua malattia è stata provocata o aggravata dalla nocività insita nelle modalità di esercizio delle mansioni o comunque esistente nell’ambiente di lavoro. Recente giurisprudenza sta sostenendo la possibilità per l’azienda di licenziare il dipendente assente per malattia ancor prima del superamento del comporto, quando detta assenza provoca un grave danno all’organizzazione del lavoro.

È quello che si definisce ‘licenziamento per scarso rendimento‘. Esistono già diversi precedenti in tal senso. In pratica, secondo la più recente giurisprudenza, tutte le volte in cui la presenza sporadica del lavoratore finisce per danneggiare i meccanismi produttivi e le catene di montaggio, costringendo l’azienda a bloccarsi o, per evitare ciò, ad assumere un sostituto, è possibile il licenziamento di chi non ha ancora esaurito tutti i giorni del comporto.

Ma attenzione, il licenziamento del malato cronico, di chi, cioè, presta servizio a singhiozzo, fra lunghe assenze e brevi ritorni, è lecito solo quando questi rende un’attività esigua per quantità e qualità e dunque non utilizzabile dall’azienda. In tal caso il licenziamento è legittimo. Quando le reiterate assenze per malattia determinano uno scarso rendimento viene violato l’obbligo della diligente collaborazione a cui il lavoratore si obbliga.

ADnKronos

Sanità italiana al 22° posto in Europa.

“Pesano differenze regionali”. Al top Paesi Bassi. I numeri dell’indagine dei consumatori europei

Pubblicata l’ultima edizione dell’indagine annuale di Health Consumer Powerhouse che valuta i sistemi sanitari in base al mix di dati statistici sanitari ufficiali e il livello di soddisfazione dei cittadini. Italia si conferma al 22° posto seppur con un piccolo miglioramento nel punteggio rispetto all’anno scorso. Il problema sono le differenze regionali: “Da Roma in su sanità di qualità al sud livello molto basso”. L’INDAGINE

30 GEN – Il sistema sanitario italiano si conferma al 22° posto in Europa anche nel 2016 secondo l’Euro Index Consumer Health 2016 (EHCI) pubblicato oggi dalla Health Consumer Powerhouse che dal 2005 valuta i sistemi sanitari di 35 paesi del continente europeo.
Ricordiamo che l’indice è il risultato di un’analisi che in base a 48 indicatori suddivisi in 6 aree (Diritti dei pazienti e informazione, accesso alle cure, risultati trattamenti, gamma servizi,prevenzione e l’uso di prodotti farmaceutici) analizza i dati statistici sanitari ufficiali e il livello di soddisfazione dei cittadini.

In generale il rapporto evidenzia come “la sanità europea è in costante miglioramento su: mortalità infantile, tasso di sopravvivenza malattie cardiache, ictus e cancro. E le risultanze rimarcano anche come si stia potenziando il coinvolgimento dei paziente”.

Nota dolente invece la persistenza di “inefficienza” in troppi paesi. E poi un auspicio: “Se tutti copiassero i sistemi europei di maggior successo si potrebbero risparmiare risorse da investire per salvare vite umane e migliorare le prestazioni”.

Al top i Paesi Bassi. Osservando la classifica si confermano al vertice i Paesi Bassi (927) seguiti dalla Svizzera (904). E da notare come per la prima volta due paesi superino la soglia di eccellenza. Sul terzo gradino del podio la Norvegia (865) seguita da Belgio (860)e Islanda (854). Al sesto posto il Lussemburgo (851) che precede Germania (849) e Finlandia (842). La Francia è undicesima e il Regno Unito al quindicesimo posto.

Per Italia lieve miglioramento nel punteggio ma posizione invariata. L’Italia si conferma nel 2016 al 22° posto come nel 2015. Ma rispetto all’anno scorso si registra un lieve miglioramento di 15 punti (dai 667 del 2015 si è arrivati a 682 nel 2016). Da notare come nel 2006 (quando i paesi misurati erano 26) l’Italia era all’11° posto. Ricordiamo che il colore ‘verde’ significa un livello alto. Il colore ‘giallo’ indica un livello medio e il colore ‘rosso’ la pessima qualità.

“L’Italia – si legge nell’indagine – ha la più grande differenza riferita al pro capite tra le regioni di qualsiasi paese europeo. Il PIL della regione più povera è solo 1/3 di quello della Lombardia (la più ricca). Anche se in teoria l’intero sistema sanitario opera sotto un ministero centrale della salute, il punteggio dell’Italia è un mix tra il verde (livello alto) da Roma in su e il rosso (livello più basso) per le regioni meridionali e per questo su molti indicatori i punteggi sono gialli”.

“A dispetto di un miglioramento generale – rileva l’indagine – permane il divario tra i top performer (Nord Europa e Svizzera) e quelli meno sviluppati (Sud-Est europeo)”.

“L’Italia come la Spagna forniscono servizi di assistenza sanitaria di eccellenza in molti luoghi. Ma l’eccellenza reale nel sud europeo sembra essere un po’ troppo dipendente dalla capacità dei consumatori di permettersi la sanità privata come supplemento alla sanità pubblica. Inoltre, sia la Spagna e l’Italia mostrano grande variabilità regionale che tende a tradursi in molti punteggi gialli per questi paesi”.

“Anche se l’EHCI mostra progressi costanti nel settore sanitario europeo, molto di più deve essere fatto. I governi la smettano di voler reinventare la ruota e mutuino dai paesi migliori le best practice” sottolinea il professor Arne Björnberg, capo della ricerca EHCI.

La classifica EHCI dei servizi sanitari riporta anche una graduatoria in base all’efficienza economica evidenziando la relazione tra il denaro speso per l’assistenza pubblica e le prestazioni dei sistemi di assistenza sanitaria. Il sistema più efficiente è quello della Macedonia. Italia in zona retrocessione al 29° posto.

L.F.

30 gennaio 2017
© Riproduzione riservata IlQuotidianoSanita’.it

ARISTOCRAZIA E DEMOCRAZIA.

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Immagine di repertorio Web.

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

ARISTOCRAZIA E DEMOCRAZIA. (parte seconda)

I Re, la magistratura, le prime milizie armate, dipendevano dal clero formato da potenti sacerdotesse, agevolate nel loro compito dalla credenza, nel passato remoto, che le donne partorissero indipendentemente dall’apporto dell’uomo, (per questo non esistevano i matrimoni monogami), le regine, che detenevano il potere, si univano mediante orge rituali con il Re sacro, che spesso non era nemmeno il padre effettivo dei puberi che la regina partoriva e che, per magia o volere divino, era considerata come una vera e propria dea, in grado di creare altri esseri umani per partenogenesi. Ora, non esistendo ancora  la proprietà privata perché tutto era di proprietà pubblica, a sua volta detenuta con spietatezza dalla casta sacerdotale che, se non altro, un primo passo importante l’aveva compiuto: aveva reso l’uomo stanziale, creato l’embrione della proprietà privata, sia pur, in questa prima fase, non ancora scissa del tutto da quella pubblica. Il comunismo primitivo cessa di esistere definitivamente come dominatore quando, sullo scenario mondiale, entrano in campo i popoli indoeuropei. Queste genti invasero il bacino mediterraneo imponendo alle primitive città stato matriarcali un nuovo ordine sociale incentrato sulla proprietà. I nuovi dominatori eliminarono i collegi sacerdotali femminili, e quei pochi che sopravvissero, ancora in epoca classica, furono sempre soggetti ai pontefici maschi. Abbiamo diverse testimonianze mitologiche al proposito, e che nascondono lo storico cambio di potere; cito ad esempio la vittoria del Dio Apollo iperboreo, (aggettivo che ne indica l’origine nordica), capo delle genti ariane, disceso fin nell’Ellade a sterminare i ciclopi, esseri mostruosi con serpenti al posto delle gambe, anch’essi figli della grande madre terra, poi eliminando il collegio delle menadi di Delfi uccidendo anche in questo caso il pitone, l’enorme serpente che sorvegliava il luogo, il serpente è un altro tipico animale appartenente al mondo matriarcale, era un po’ il rappresentante delle divinità ipogee, ed al suo culto anche in questo caso ci sono sacerdotesse, Eva biblica era una di loro, come anche le numerose statuette minoiche, raffiguranti formose dee che imbracciano serpenti. D’altronde quando si parla di Apollo che insegue Dafne, altro non è che la storica vittoria degli elleni, (popolo indoeuropeo), sulle sacerdotesse della Madre Terra, che a Tempe era venerata col nome di Dafene, (letteralmente la sanguinaria). Queste, in onore della dea, masticavano foglie di alloro assumendo in tal modo le sostanze cianotiche presenti al loro interno, e praticamente sotto effetto di stupefacenti smembravano, e sembra addirittura divorassero, i malcapitati sposi delle regine, vittime sacrificali. Dopo questa vittoria il Dio della “Giusta misura”, appellativo usato per Apollo iperboreo, divenne il padre spirituale degli elleni, e soprattutto dell’aristocrazia patriarcale, che eliminò per sempre il sacrificio umano. E che scostava l’asse delle sue conquiste verso l’esterno al mondo ellenico, visto come impuro, da essere sistematicamente distrutto con impassibile ferocia. Intanto la Pizia, (letteralmente pitonessa), sacerdotessa di Apollo a Delfi, fu l’unica ad essere autorizzata a continuare a masticare tali foglie, ed a pronunciare i suoi famosi oracoli sotto la sempre vigile supervisione dei sacerdoti maschi. Questo è solo l’esempio più famoso di un mondo che cambiava e di una società che si strutturava in maniera gerarchica. Ecco, se si vuole cercare il momento storico in cui un gruppo di uomini si eleva sul resto della popolazione, diventando la sua guida, dobbiamo guardare a quest’epoca, l’età degli Eroi, quando viene alla luce l’aristocrazia, come la si dovrebbe intendere. Per far capire dove hanno origine queste moderne divisioni, sociali e culturali, bisogna andare a questi tempi mitici, l’età eroica e la sua aristocrazia militare. Ancora oggi esempio dell’eroismo, l’ineluttabile fato virile delle divinità olimpiche, la loro vitalità e volontà guerriera, la vittoria e la morte in battaglia da conseguire senza paura e senza vergogna, il tutto per la gloria personale e della propria Patria: Achille, Ettore, Agamennone, Ulisse, sono i fondatori dell’aristocratica militare. A costoro si sono sempre ispirati tutti gli uomini che nel corso dei millenni hanno avuto il comando della propria popolazione in tutto l’Occidente. L’Eja Eja Alala! Di dannunziana memoria, fu adottato dal grande vate ispirandosi all’urlo di battaglia di Achille quando incitava i suoi cavalli alla pugna, tradizionale grido di guerra degli elleni in epoca storica, chiamato peana, e che i soldati di Alessandro fecero riecheggiare finanche tra i monti dell’Afghanistan. Naturalmente questa classe aristocratica militare, fondatrice di regni, repubbliche ed imperi, traeva il suo sostentamento dalla proprietà fondiaria ma, al contrario di ciò che si crede comunemente, non passava il suo tempo a tiranneggiare sul popolo per poter arricchirsi ulteriormente; era restia al commercio, addirittura nella Roma Repubblicana era espressamente vietato ai patrizi, (i membri dell’aristocrazia militare fondatrice di Roma), possedere navi con un cabotaggio importante, (300 anfore), in modo da impedire che costoro si ribassassero ad arricchirsi con il commercio… (continua…)

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

“FUCK NULAND!” FINALMENTE. MA I MEDIA DISTORCONO LA NOTIZIA.

27 gennaio 2017

La notte scorsa si è potuto assistere alla formazione – da parte dei mainstream media – di una fake news,  e la sua successiva vaporizzazione,   dal vivo.   Nella serata di giovedì,  le agenzie, subito seguite dal Washington Post, davano notizia che “una ondata di alti funzionari del Dipartimento di Stato si  sono inaspettatamente dimessi”   tutti insieme  appena è entrato il nuovo  ministro degli Esteri  Tillerson. “Queste dimissioni sono una grossa perdita”, commentava  il giornale. “Lasciano un vuoto. Sono competenze difficili da sostituire  e difficili da trovare  nel settore privato ……per  un segretario  di Stato senza alcuna esperienza di governo,  queste  assenze sono anche più preoccupanti”.

Insomma pareva che il Dipartimento fosse paralizzato dalla  defezione  in massa, lasciando impotente  il nuovo segretario, e  che l’intero apparato  Esteri della superpotenza avesse voltato le spalle a Trump.

Poche ore dopo, le smentite.  A  Patrick Kennedy, da 9  anni sottosegretario  all’amministrazione, Michel Bond, agli affari consolari, Joyce Barr  e all’ambasciatore Gentry Smit, direttore dell’ufficio missioni estere, “la Casa Bianca ha comunicato per lettera che i loro servigi   non erano più  richiesti.  Sono cariche  di nomina politica”.

Grandi pulizie al Dipartimento di Stato

Lungi dall’aver sbattuto la porta, questo Patrick Kennedy  aveva chiesto strisciando di restare  al suo posto.  E’ stato mandato via perché, nello scandalo delle email di Hillary (materiale segreto diffuso da un   suo server personale)  aveva  proposto all’Fbi: voi  definite   le mail “unclassified”  invece di “classified”  (segreto),  il reato si annulla,  e  noi in cambio vi aiutiamo a piazzare i vostri agenti in quelle sedi estere dove è proibito andare all’FBI (che non dovrebbe avere  compiti di spionaggio estero).  Gli altri tre che sono stati mandati via con lui  sono suoi sottopanza.

Dopo questi licenziamenti, una quantità di alti funzionari –  analoghi ai nostri direttori generali  –   hanno abbandonato la poltrona. O  meglio, non si sa se l’abbiamo fatto di loro volontà o no: fatto sta che, essendo tutte queste nomine politiche, è consuetudine che  ciascuno scriva la sua lettera di dimissioni pro-forma al nuovo presidente. Poi sarà  lui a pregarne alcuni o tutti di restare.

I media hanno fatto apparire  questo repulisti come una  paralisi del più importante  Ministero americano.   “Il  dipartimento non collasserà. Ciascuno ha buoni vice, eccellenti subordinati che subentreranno”, così  fonti ufficiose interne al Dipartimento.

Che hanno aggiunto:

Anche a “Victoria Nuland, assistente segretaria di Stato per l’Europa, non è stato chiesto di rimanere”.

Nuland (Nudelman, sposata Kagan)  è  la  tirapiedi della Hillary  nota come  quella che ha provocato e  finanziato con 5 miliardi di dollari, la spontanea rivoluzione di Maidan in Ucraina.  E’  anche quella che nel febbraio 2014,  parlando al telefono con l’ambasciatore americano a Kiev  che   le  riferiva le perplessità di  ambienti europei (Merkel  eccetera) su certe scelte di  capi della spontanea rivolta,   disse “Fuck the EU”, la UE si fotta.

Adesso, “Fuck Nuland”.  Come parte di una precisa e deliberata politica della  Casa Bianca dei complici della politica estera Usa sotto Obama ed Hillary  e delle incrostazioni criminali al Dipartimento di Stato.  Senza la Nudelman a proteggerlo, il regime golpista di Kiev  non sembra stare benissimo.

Un cambiamento di politica che i nostri media si ostinano a fraintendere. A forza di fake news o almeno di falsi titoli.  Esempio, il Corriere della Sera: “Theresa  May  contesta Trump sulla tortura. Muri e dazi, il Messico salta la visita”.

Invece,  la May , parlando a Filadelfia a un parterre di  repubblicani Usa, ha detto: “Non possiamo tornare alla fallimentari politiche del passato. I tempi in cui Gran Bretagna  ed  America  intervenivano in stati stranieri per cambiare  il  mondo a propria immagine, sono chiusi”.  Dunque, la  signora ha espresso appoggio alla politica (“isolazionista”) di Trump…; mentre il Corriere ha fatto sembrare come se  la May esprimesse disaccordo con quella politica.