L’ANNO DI CIVILTA’..SE VERRA’

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Vignetta by Antonio Morena 2017

Tratto da:Onda Lucana by Mat Vulture

L’anno …di civiltà se verrà…nella citta’di Potenza

(confidenziale approccio tra la citta’ e la mia vicenda personale).

Terminato l’anno bisesto (2016 anno nefasto secondo il vecchio proverbio dei nonni e non solo dei nonni vista la situazione in Italia e nel mondo tra crisi economica e guerre varie) c’è da sperare in un rilancio con il 2017.Torniamo a noi. Che dire del concerto in piazza Pagano? Semplicemente SPETTACOLAREEEEEEEEEEE.

Sono avvezza ai concerti di fine anno ma la professionalità e serietà dei partecipanti è stata lodevole perché in una piccola provincia come la nostra, in genere, c’è sempre qualcosa che non funziona.

E che dire degli spettatori? Idem, comportamento ed entusiasmo alle stelle ma sempre contenuto nei limiti, pensate che spettatori forestieri hanno commentato dicendo che il pubblico non essendo andato in escandescenza non ha evidentemente apprezzato lo spettacolo.

Che dire, beata ignoranza, forse si aspettavano botte e fucilate dimenticando che CROCCO è morto già da molto tempo. Costoro rappresentano lo specchio, evidentemente, marcio dell’Italia dove chi alza la voce, chi usa mezzi violenti pensa di essere il più forte e sappiamo che non mancano esempi simili in tutti gli ambiti lavorativi fino alla politica.

Voglio ricordare a costoro che anche in Basilicata ci sono quelli che noi chiamiamo BUZZURRI o TAMARRI e io in particolare ne ho incontrato uno (la sera del concerto in piazza Pagano) a livello di gestore di una pubblica attività che per concedere l’accesso ai pubblici servizi (intendo esigenze fisiologiche) ha preteso dagli utenti l’obbligo della consumazione e l’esibizione dello scontrino (questo lo ha dovuto rilasciare per forza anche per la presenza della finanza). Dimenticavo c’era anche un buttafuori che controllava obbligato, a suo dire, dal proprietario.

Egregi “costoro” non confondere la nostra civiltà con un ospitalità che paragonate a quella degli indios, che scambiavano il proprio oro con gli specchi che gli regalava Colombo; non portiamo i gonnellini di paglia e nemmeno il pastrano come mantello. Evitate la facile battuta, non fatecele girare, per quello ci pensano già le pale eoliche, nostra produzione principale.

Tratto da:Onda Lucana by Mat Vulture

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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