Calvello e i suoi falsi miti

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Immagine tratta da Web.

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

Calvello paese verticale, da cartolina è diventato orizzontale come un albero senza radici. Lunedì e martedì esco verso le 9 e nei vicoli nessuna impronta.
È bastato i freddo per mettere in difficoltà il paese, tubature che scoppiano e case senz’acqua e solitudini latenti.
La politica:
l’orientamento che ne danno evidenti la ricchezza è talmente concentrata nelle mani di pochi soddisfatti dello STATUS QUO, che questi preferiscono vivere di rendita piuttosto che rischiare in impieghi produttivi, inclusione finanziaria ed eticità percepita. La politica crea disuguaglianze nella scala dei redditi e alimenta disuguaglianze. Il giusto vanesio e sadico della capitalizzazione.
Le riforme: riguardano solo luci e forme.
La diversità: ora sono tutti titolati, ma la società attuale è in grado di assorbire tutti questi TITULI?
L’economia:
il Welfare ed il sostegno passivo dei più deboli o client, ma che promuovano il reinserimento. In una cultura assistenzialista e di servizi in sovrannumero se non inutili.
Qui vige il regno della menzogna. Spesso nascoste dietro apparenza e sofisticazioni. Il fascino di essere moderni, d’essere “come tutti gli altri”. Di piaceri effimeri e di passatempi superficiali, sprecando denaro e piegandosi su se stessi in case, auto, vestiti, ferie+++++ che sono ad dir poco , poco conciliabili con i loro effimeri guadagni.
Calvello a che posto è tra attività produttiva, inclusione finanziaria ed eticità percepita?
Il maiale, l’la vigna, l’orto hanno un impatto non solo su noi stessi ma anche sulla collettività. Cultura anti spreco, e stimolano consapevolezza su ciò che ci circonda. Visto e considerato tutto questo chi si è rivalutato socio-economicamente e perché? Allo squagliare della neve si vedono le piste. L’impronta di troppo benessere improduttivo è un mortorio.

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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