Ingv, non è da escludere un sisma uguale o più forte

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L’energia liberata finora non è al massimo teorico della zona

20 gennaio, 19:00

Non sorprenderebbe se nelle zone colpite dai terremoti del 18 gennaio si verificasse una scossa di intensità pari o superiore a quelle avvenute. “Non sappiamo quanta possa essere l’energia ancora da liberare, ma è più che
legittimo dire che non è da escludere un evento più importante, ma non è possibile dire quando”, ha detto all’ANSA il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Carlo Doglioni.

Nella zona colpita dai quattro terremoti di magnitudo superiore a 5 del 18 gennaio, ha detto ancora Doglioni, “si è riscontrata delle sismicità alla fine del 2009 e poi una sorta di lacuna tra questa zona e la parte più meridionale. In questa zona di silenzio sismico era da attendersi che quel volume si sarebbe attivato, con quei 4 eventi. Ora non sappiamo quanta energia resti la liberare”.

La zona colpita, ha detto ancora, “è potenzialmente instabile perchè gli elementi adiacenti si sono mossi di recente”, ha aggiunto riferendosi al terremoto del 2009: “sulla scala dei tempi geologica – ha rilevato, sette anni sono un istante”. Anche per il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), alla luce alla storia sismica di quell’area, “non sorprenderebbe se si verificasse una scossa di intensità pari o superiore a quelle avvenute”.

Terremoto, 47.600 scosse dal 24/8, quasi 600 dal 18/1
Sono stati oltre 47.600 i terremoti registrati nell’Italia centrale dall’inizio della sequenza del 24 agosto 2016 e circa 600 quelli avvenuti dal 18 gennaio, di magnitudo uguale o superiore a 2. Lo rende noto l’Ingv.

Rispetto all’ultimo aggiornamento fornito dall’Ingv, delle 11,00 del 19 gennaio, non si sono registrati terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 4.0, mentre sono stati una decina i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4, localizzati prevalentemente nell’area a Sud tra le province de L’Aquila e Rieti.

Sempre dal 18 gennaio, invece, sono stati registrati circa 70 terremoti di magnitudo compresa fra 3 e 4, mentre restano 7 il bilancio dei sismi di magnitudo compresa tra 4 e 5 e 4 quelli di magnitudo maggiore o uguale a 5. La sequenza, rileva l’Ingv, continua a essere molto attiva tra le province L’Aquila (Montereale, Pizzoli, Capitignano, Campotosto, Cagnano Amiterno) e Rieti (Amatrice).

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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