Val d’Agri, rischio sismico: il professor Boschi mette in guardia sulla reiniezione

MOLITERNO- “La Val d’Agri è una zona ad alto rischio sismico naturale, quello catastrofico del 1857, di magnitudo 7, sta lì a dimostrarlo. Iniettare fluidi pressurizzati in prossimità dell’epicentro di terremoti violenti si può fare o no?” Questa, per Enzo Boschi, è una domanda che deve essere necessariamente posta, parlando della reiniezione delle acque di strato da parte di Eni nel pozzo Costa Molina 2.

“Non sull’onda della emotività”, ma confrontando gli studi scientifici a disposizione. Il sismologo, professore ordinario di Geofisica all’Università di Bologna, già presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e membro della Commissione Grandi Rischi, è stato ospite ieri di un convegno su uno dei temi più sensibili della vicenda petrolifera lucana (si pensi anche all’inchiesta della Procura di Potenza) e più strategici per la multinazionale del cane a sei zampe, promosso dall’Osservatorio Popolare della Val d’Agri a Moliterno.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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