ARISTOCRAZIA E DEMOCRAZIA.

 

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Immagine tratta da repertorio Web.

Tratto da:Onda Lucana by  Ivan Larotonda

ARISTOCRAZIA E DEMOCRAZIA. (parte prima)

Nel dibattito politico che si è sviluppato in Occidente, a partire dall’età dei lumi fino ad oggi, l’aristocrazia è stata sempre vista come la parte insensibile della società, formata da uomini adusi al comando fin dalla notte dei tempi e che hanno letteralmente tiranneggiato sul popolo indifeso, costringendolo a combattere per delle guerre imperialiste volute, per l’appunto, dalla classe sociale indicata in modo molto superficiale come aristocratica, e come sua discendente, quella che viene definita destra: in definitiva quanto di più lontano ci possa essere dalla democrazia. La realtà è molto diversa da come l’hanno sempre raccontata i “banditori della libertà”, dominatori odierni del politicamente corretto, intellettuali inchiodati sulle cattedre di ogni ordine e grado fin dal lontano giacobino sessantotto. Ebbene, a questo punto dovremmo chiederci cos’è l’aristocrazia e, sua ipostasi politica, la destra? Cosa significa appartenere alla destra, sempre cangiante nei suoi aspetti culturali, etnici ed economici? Innanzitutto di destra non ne esiste solo una ma molte. In effetti i movimenti nazionalistici, da sempre, sono caratterizzati da una diversa composizione sociale degli uomini che hanno a cuore, o massimizzando la loro indole, si dichiarano amanti di una Nazione; per lei combattono e dove possibile aspirano, o tendono a prenderne in mano le sorti, spirituali o materiali, o entrambe. Chi ragiona in tali termini nazionalistici è di destra. Questi gruppi variegati di persone non sono provenienti solo ed esclusivamente dai soliti ambienti industriali, scaturiscono anche da altre realtà sociali, compresa una parte delle masse proletarie, ma di solito queste ultime, (che ad onor del vero furono sempre minoritarie nell’elettorato di destra), non vengono classificate, per semplificazione storica, come appartenenti alla destra. La destra, o le sue varie declinazioni, traggono origine, come detto, nel ceto dirigente ancestrale, depositario di tutte le conoscenze e i poteri, l’aristocrazia. Politicamente nient’altro che la parte mediana tra la monarchia e il popolo.

Ma,  andiamo con ordine:

Si dice sempre che nella remota preistoria la prima forma di società sia stata comunista. Sono d’accordo, perfettamente d’accordo; era un tipo di società in sintonia con la natura, che non prevedeva il progresso, che difatti non ci fu per migliaia di anni. Il periodo detto dei cacciatori raccoglitori, durante il quale l’umanità ha vagato per migliaia di chilometri colonizzando il pianeta, ed è stato anche il più lungo, si parla di oltre ottocentomila anni! Al confronto il periodo che consideriamo storico è appena di cinquemila anni! Le singole tribù di cacciatori-raccoglitori vagavano in cerca di prede e radici, senza possedere il concetto di proprietà, e dunque di Stato, questo era “lo stato dell’arte”. Quando le comunità scoprirono l’agricoltura e divennero stanziali, si formò il primo avanzamento della tecnica e delle “scienze sociali” nacque il sentimento di Patria. Le generazioni che si susseguirono, in ogni angolo del pianeta, si radicarono nei luoghi della semina e del raccolto, diventando gelose della propria terra, delle proprie mura cittadine, entro le quali racchiudevano i frutti del loro lavoro: così iniziò il progresso, con le leggi che regolavano il tessuto sociale di queste primitive città agricole. Fin qua tutto molto schematico e semplice nell’evoluzione, ma il punto cruciale è questo: l’uomo diventa cittadino, ed il cittadino sente come necessaria la figura di una guida negli affari pubblici, perché egli deve lavorare nei campi e dunque non ha il tempo materiale per svolgere i compiti amministrativi, che delega così agli altri. In origine questi altri erano soprattutto le donne che, restando nei centri urbani, si occupavano tra tanti impegni, (in ogni epoca ne hanno avuti sempre più degli uomini), anche di cerimonie religiose, che fin dagli albori regolavano tutto il resto…  (continua….) 

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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