“FUCK NULAND!” FINALMENTE. MA I MEDIA DISTORCONO LA NOTIZIA.

27 gennaio 2017

La notte scorsa si è potuto assistere alla formazione – da parte dei mainstream media – di una fake news,  e la sua successiva vaporizzazione,   dal vivo.   Nella serata di giovedì,  le agenzie, subito seguite dal Washington Post, davano notizia che “una ondata di alti funzionari del Dipartimento di Stato si  sono inaspettatamente dimessi”   tutti insieme  appena è entrato il nuovo  ministro degli Esteri  Tillerson. “Queste dimissioni sono una grossa perdita”, commentava  il giornale. “Lasciano un vuoto. Sono competenze difficili da sostituire  e difficili da trovare  nel settore privato ……per  un segretario  di Stato senza alcuna esperienza di governo,  queste  assenze sono anche più preoccupanti”.

Insomma pareva che il Dipartimento fosse paralizzato dalla  defezione  in massa, lasciando impotente  il nuovo segretario, e  che l’intero apparato  Esteri della superpotenza avesse voltato le spalle a Trump.

Poche ore dopo, le smentite.  A  Patrick Kennedy, da 9  anni sottosegretario  all’amministrazione, Michel Bond, agli affari consolari, Joyce Barr  e all’ambasciatore Gentry Smit, direttore dell’ufficio missioni estere, “la Casa Bianca ha comunicato per lettera che i loro servigi   non erano più  richiesti.  Sono cariche  di nomina politica”.

Grandi pulizie al Dipartimento di Stato

Lungi dall’aver sbattuto la porta, questo Patrick Kennedy  aveva chiesto strisciando di restare  al suo posto.  E’ stato mandato via perché, nello scandalo delle email di Hillary (materiale segreto diffuso da un   suo server personale)  aveva  proposto all’Fbi: voi  definite   le mail “unclassified”  invece di “classified”  (segreto),  il reato si annulla,  e  noi in cambio vi aiutiamo a piazzare i vostri agenti in quelle sedi estere dove è proibito andare all’FBI (che non dovrebbe avere  compiti di spionaggio estero).  Gli altri tre che sono stati mandati via con lui  sono suoi sottopanza.

Dopo questi licenziamenti, una quantità di alti funzionari –  analoghi ai nostri direttori generali  –   hanno abbandonato la poltrona. O  meglio, non si sa se l’abbiamo fatto di loro volontà o no: fatto sta che, essendo tutte queste nomine politiche, è consuetudine che  ciascuno scriva la sua lettera di dimissioni pro-forma al nuovo presidente. Poi sarà  lui a pregarne alcuni o tutti di restare.

I media hanno fatto apparire  questo repulisti come una  paralisi del più importante  Ministero americano.   “Il  dipartimento non collasserà. Ciascuno ha buoni vice, eccellenti subordinati che subentreranno”, così  fonti ufficiose interne al Dipartimento.

Che hanno aggiunto:

Anche a “Victoria Nuland, assistente segretaria di Stato per l’Europa, non è stato chiesto di rimanere”.

Nuland (Nudelman, sposata Kagan)  è  la  tirapiedi della Hillary  nota come  quella che ha provocato e  finanziato con 5 miliardi di dollari, la spontanea rivoluzione di Maidan in Ucraina.  E’  anche quella che nel febbraio 2014,  parlando al telefono con l’ambasciatore americano a Kiev  che   le  riferiva le perplessità di  ambienti europei (Merkel  eccetera) su certe scelte di  capi della spontanea rivolta,   disse “Fuck the EU”, la UE si fotta.

Adesso, “Fuck Nuland”.  Come parte di una precisa e deliberata politica della  Casa Bianca dei complici della politica estera Usa sotto Obama ed Hillary  e delle incrostazioni criminali al Dipartimento di Stato.  Senza la Nudelman a proteggerlo, il regime golpista di Kiev  non sembra stare benissimo.

Un cambiamento di politica che i nostri media si ostinano a fraintendere. A forza di fake news o almeno di falsi titoli.  Esempio, il Corriere della Sera: “Theresa  May  contesta Trump sulla tortura. Muri e dazi, il Messico salta la visita”.

Invece,  la May , parlando a Filadelfia a un parterre di  repubblicani Usa, ha detto: “Non possiamo tornare alla fallimentari politiche del passato. I tempi in cui Gran Bretagna  ed  America  intervenivano in stati stranieri per cambiare  il  mondo a propria immagine, sono chiusi”.  Dunque, la  signora ha espresso appoggio alla politica (“isolazionista”) di Trump…; mentre il Corriere ha fatto sembrare come se  la May esprimesse disaccordo con quella politica.

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