Più di 50 pale eoliche a Piani del Mattino! Appello a Potenza contro l’annunciata devastazione

image_file_342622
Immagine sostituita per ragioni di pixel.L’originale all’interno dell’articolo.Foto tratta da repertorio Web.Simboleggia le  localita’lucane sotto assedio eolico.Localita’:Parco Eolico (Edison) di Vaglio (pz).

Onda Lucana,ripropone articolo del giorno 19/01/2016,tratto da : Mount City,per attenzionare gli eventi e  lo stato dei luoghi oggi sottoposti ad attivita’di impianti eolici,in una delle zone piu’ belle dal punto di vista panoramico dell’interland ambientale della citta’di Potenza.

Tratto da:Mount City

Il Comitato di Cittadini “Piani del Mattino- Costa della Gaveta” di Potenza informa che una delle poche aree verdi della città non devastata dalla speculazione edilizia, dove migrano gli aironi, dove si vedono esemplari di nibbio reale, sta per essere devastata dall’invasione del minieolico. Dire minieolico non è corretto, a quanto precisa il Comitato. Infatti, con il solito trucco si raggira la legge: vengono presentate singole istanze di autorizzazione definite PAS al Comune. Le richieste fanno riferimento al minieolico come potenza (60 kw) ma basta richiederne sei o sette separate in terreni confinanti e il gioco è fatto. Ecco a voi il parco eolico! Il Comitato invita i cittadini, i rappresentanti d’Istituto, le Associazioni Ambientaliste, i comitati di quartiere a intervenire.

a6f8d9cf188d4ccd-1411391716
Localita’ Piani del Mattino,Costa della Gaveta (pz).

“Quello che si abbatterà come un disastro ambientale su Piani del Mattino”, è scritto nel comunicato, “è qualcosa che non ha uguali in Italia. Saranno installate 50 pale eoliche. Le istituzioni, nonostante le continue sollecitazioni non hanno posto alcun freno allo scempio. Sia la Regione Basilicata, sia il Comune di Potenza non hanno la volontà di fermare il disastro. Per questo chiediamo al Vescovo, ai Parroci, alle Forze dell’Ordine di difendere il Creato come ben indica Papa Francesco nell’Enciclica ‘Laudato SI’ e alle forze dell’Ordine di indagare su azioni illegali che si sono compiute. Chiediamo agli studenti già sensibili su queste tematiche di non chiudere gli occhi sullo scempio procurato dall’eolico selvaggio. Tutti siamo favorevoli alle energie rinnovabili ma non alla devastazione di montagne, crinali, colline. Per info: 349.1396897”.

Tratto da:http://www.mountcity.it/index.php/2016/01/19/piu-di-50-pale-eoliche-a-piani-del-mattino-appello-a-potenza-contro-lannunciata-devastazione/

Cassazione: “Su Facebook diffamazione attenuata”

8cb160f24366f8e4861c707356e7026d

Sconto a un catanese, non si applica legge sulla stampa

Redazione ANSA PALERMO

06 febbraio 201710:57 News

La diffamazione su Facebook non può essere equiparata a quella sulla stampa anche se raggiunge potenzialmente un pubblico più vasto. Lo ha sancito la quinta sezione della Corte di Cassazione – sentenza 4873/17 – respingendo il ricorso del procuratore della Repubblica di Imperia che aveva impugnato per “abnormità” l’ordinanza con cui il gip aveva riqualificato un fascicolo relativo agli “apprezzamenti” via Facebook pubblicati da un imputato catanese di 60 anni nei confronti di un terzo, fatto avvenuto a Diano Marina nell’estate del 2013. Per il giudice non si trattò di diffamazione aggravata dal fatto determinato e “dal mezzo della stampa”, ma di semplice diffamazione aggravata dal “mezzo di pubblicità” (Facebook). L’esclusione della legge 47/1948 sulla stampa – spiega il Sole 24 Ore – dimezza la pena massima prevista da 6 a 3 anni. La Cassazione ha bocciato il ricorso della Procura ligure, ribadendo un precedente del 2015 (31022) secondo cui la bacheca del social network può essere incasellata agevolmente nell’articolo 595 del codice penale.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Cybersecurity, La Sapienza a caccia di talenti: rispondono in 700.

La cybersecurity cattura i giovani italiani. L’Università La Sapienza di Roma ha aperto la competizione per selezionare i 25 migliori talenti cyber ed a rispondere sono stati ben 700 ragazzi. Una cifra che “ha messo in forte allarme” gli organizzatori del Centro di Cyber Intelligence e Information Security Cis-Sapienza non si aspettavano di certo “questi numeri”.

Le candidature avanzate per la CyberChallenge.IT, il programma del Laboratorio Nazionale di Cybersecurity che cerca il ‘talento cyber’ nascosto nei giovani italiani tra 17 e 23 anni, “sono impressionanti” commenta Roberto Baldoni, Direttore del Laboratorio Nazionale Cybersecurity del Cini e del Centro di Ricerca di Cyber Intelligence e information Security di Sapienza.

Degli oltre 700 giovani registrati al sito, 250 hanno superato un test on-line e oggi si contenderanno, presso i laboratori di informatica della Sapienza di Roma, l’accesso al corso preparatorio alla CyberChallenge.IT in due prove successive nel corso della giornata. Solo i 25 migliori infatti avranno la fortuna di entrare nella classe che li allenerà per la cyberchallenge finale che si effettuerà il 29 Maggio. “CyberChallenge.IT è un’occasione unica per i giovani appassionati di informatica” osserva Baldoni.

I 25 migliori, infatti, impareranno sul campo i meccanismi usati nei malware reali, scopriranno come trovare vulnerabilità in un software e le tecniche di difesa e di hacking etico più efficaci. L’obiettivo del programma è formare nuove generazioni di innovatori nell’ambito della cybersecurity per colmare in parte il gap nazionale esistente di esperti in ambito industriale, governativo e di ricerca.

Il cyberspace “è ormai un elemento strategico di business e di difesa degli interessi nazionali come mostra l’attenzione crescente anche dell’opinione pubblica verso attacchi informatici, che stanno diventando sempre più numerosi e devastanti come testimoniato anche dai recenti fatti nazionali legati al malware ‘Eye Pyramid'” sottolinea Baldoni.

Per Camil Demetrescu, coordinatore dell’iniziativa e professore di Ingegneria Informatica della Sapienza, l’alto numero di iscritti al corso evidenzia “un successo inaspettato che mostra come i nostri giovani siano molto sensibili al tema della sicurezza informatica e alla protezione del cyberspace nazionale”. Questa prima edizione, aggiunge, “è per noi organizzatori un banco di prova dove capire le criticità che dovremo affrontare nelle prossime edizioni quando Cyberchallenge.IT verrà realizzata in diverse Università Italiane”.

CyberChallenge.IT “è un progetto di sistema paese che parte dalle università per aumentare la workforce nazionale in cybersecurity” spiega ancora l’esperto di cybersecurity Roberto Baldoni. “E’ un programma di sensibilizzazione degli studenti delle scuole superiori verso il mondo della trasformazione digitale e, per gli studenti ai primissimi anni di università, un programma di orientamento verso le sfide della cybersecurity. Settori -indica- dove ognuno dei 700 ragazzi registrati alla cyberchallenge.IT potrà avere un’opportunità grandiosa di carriera professionale”.

CyberChallenge.IT è organizzato dal centro di Ricerca di Cyber Intelligence e Information Security di Sapienza con il patrocinio del Laboratorio Nazionale di Cybersecurity del Consorzio Interuniversitario Nazionale Informatica e vede la partecipazione di Ibm Italia e Cisco Research come partner industriali.

AdnKronos

Royalties, nel 2017 nelle casse della Regione solo 35 milioni per la produzione 2016.

 

 

 

POTENZA – Nel 2016 la produzione di petrolio in Basilicata si è quasi dimezzata rispetto all’anno precedente. Dato prevedibile e inevitabile, visto lo stop di quasi cinque mesi alle attività estrattive in Val d’Agri provocato dal sequestro preventivo delle vasche di trattamento dei reflui presenti all’interno del centro oli di Viggiano.

Stop disposto dal gip del tribunale di Potenza dopo l’inchiesta della Procura del capoluogo lucano su un presunto traffico illecito di rifiuti dall’impianto lucano dell’Eni alla Tecnoparco di Pisticci. Nell’anno che si è da poco concluso sono state estratte 2,29 milioni di tonnellate di petrolio, rispetto alle 3,7 milioni di tonnellate del 2015. Un livello così basso non si toccava dal 2009.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

Delle fatiche antiche e nuove.Discorsi sopra l’arte della guerra “all’italiana”.

16506950_1187081671360719_844373916_n-jpg-2017
Immagine tratta da repertorio Web

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

Delle fatiche antiche e nuove.Discorsi sopra l’arte della guerra “all’italiana”

(parte seconda)

Non è casuale come proprio durante l’età imperiale si registri un ulteriore diminuzione degli italici negli altri corpi militari, ad esempio nella cavalleria, o tra gli arcieri e i frombolieri; questo, proprio perché i peninsulari erano preferibilmente impiegati nella fanteria pesante legionaria, dove erano la stragrande maggioranza, perché avevano le caratteristiche sopra menzionate.

Ancora durante l’età di mezzo i comuni italiani opponevano la salda fanteria comunale alla superiore velocità e forza d’impatto delle cavallerie feudali franco germaniche, Legnano docet.

L’italiano vince perché conosce il sacrificio, lo sopporta, faticare gli è naturale; ecco spiegata la, (oggi fin troppo denigrata), vanteria degli italiani popolo d’eroi. E’ stata questa sindrome della sopportazione della fatica a giustificare le miriadi di imprese compiute da singoli e comunità di questo popolo. Un ultimo aspetto che voglio presentare a conferma di questa specialità italiana, la volontà di resistere oltre ogni limite, risiede in un invenzione che ha cambiato la storia non solo militare. Gli antichi castelli, alti il più possibile per vincere le scalate del nemico, e costruiti con mura che dovevano resistere alle bordate di macchine da lancio a corde torsionali, con l’entrata in scena delle armi da fuoco cominciarono il loro declino. Fu così che l’antico mondo cavalleresco feudale si sgretolò letteralmente sotto i colpi dei volgari fantaccini, che imparavano in fretta ad usare dei semplici ma micidiali cannoni, colubrine, mortai. Ancora una volta, chi poteva inventare qualcosa che fosse in grado di reggere alle cannonate se non gli esperti della difesa ad oltranza? Infatti proprio in Italia e dagli ingegneri indigeni, fu inventata la fortezza moderna. A partire dal XVI secolo, nel bel Paese prima, (la Ferrara degli Estensi sarà riconosciuta già a quel tempo la prima città moderna, per via dei suoi nuovi modelli architettonici militari), e nel resto d’Europa poi, ci tengo a precisare, sempre progettate dagli italiani, si costruiscono e diffondono le nuove fortezze; bastioni a pianta stellata, con muri bassi e spessi, in modo da resistere alle bordate scagliate dalle macchine da fuoco, ma anche pieni di spigoli acuti e rientranze per deviare le palle di cannone. Dai francesi, in ogni epoca invidiosi e frustrati dalla competizione puntualmente persa nei confronti degli italiani, questa fortezza nuova venne chiamata trace italienne. Era l’emanazione architettonica più peculiare di un modo di vincere che solo gli italiani sanno ottenere, resistendo.

Sul perché poi la gente della penisola italiana, praticamente fin dall’alba dei tempi, abbia maturato questa immensa forza di volontà nella difesa, ovviamente non possiamo formulare altro che ipotesi delle quali, quella che azzarderei come fondamentale, risiederebbe nel fatto di essere un popolo di antica origine agricola. Analizzando la figura del contadino, antico ovviamente, subito ci viene in mente il duro lavoro nei campi unito alla pazienza proverbiale di chi deve attendere il “risultato finale” del raccolto; così, vivendo tra fatica e speranzosa attesa si finisce col maturare geneticamente una predisposizione al sacrificio e alla sorte. Sembra quasi di ascoltare l’eco di Cicerone quando in pratica faceva intendere che i romani erano stoici prima che Panezio,  (il primo maestro di questa scuola giunto a Roma), sbarcasse in Italia. Caratteristiche che non si riscontrano nei popoli di allevatori, nomadi e seminomadi, predoni nati e per nulla votati al sacrificio, che vogliono tutto e subito. Di qui anche la nascita dei grandi organi statali proprio tra gli agricoltori.

Effettuando un paragone, per meglio comprendere la portata storica di tali “caratteri delle genti”, scopriamo che chi, nel resto del mondo, per spirito è “gemello degli italiani”, sviluppato però su scala smisurata, è il popolo cinese. Anche loro grandi agricoltori e pazienti costruttori di titaniche imprese militari e civili, ma anche in questo caso l’italiano stacca gli abitanti della Cina per superiore volontà individuale, che moltiplicata per il resto della popolazione ha dato vita al sistema repubblicano, (l’esatto opposto di oggi dove l’individualismo senza Stato, creatura dei liberal, ha cancellato l’identità comune). La gente d’Italia ha vissuto di agricoltura libera per gran parte della sua esistenza storica. Il feudalesimo, che ha dominato ininterrotto l’intero resto del mondo, (compresa la Cina), qui non vi ha attecchito che in minima parte e per limitati periodi; e dove la terra che si lavora non soltanto sostiene la popolazione ma è anche sua proprietà materiale, naturalmente troverà come suoi abitanti dei perfetti contadini, coloni, soldati, inquadrati in un sistema cittadino che vigilerà sempre sulle baronie feudali, sostenendo la libertà fondiaria dei piccoli proprietari.

In questo risiede la grandezza del sistema repubblicano e cittadino! In Italia sempre ripresentato in tutte le epoche, resistendo anche a tante invasioni straniere; conoscendo il suo periodo più florido proprio all’indomani della fine della guerra punica, trainandosi seco, come sua naturale emanazione, il sistema coloniale, soprattutto applicato ai veterani. Di qui l’esplosione demografica degli italici, che in numero di oltre mezzo milione di ex combattenti furono inviati a sorvegliare e presidiare aree che andavano dall’Anatolia alla penisola iberica, dalle Gallie all’Africa settentrionale; quanta differenza con l’oggi, da De Gasperi che pagava il carbone belga e tedesco con le braccia dei minatori italiani, ai centomila giovani che si levano dai piedi e fanno contento Poletti. E poi tutti questi sapienti cinti d’arcobaleno sfoggiano pure la faccia di bronzo di parlare, in senso spregiativo, di nostalgici del nazionalismo! Come se fosse un orrore amare il proprio prossimo, quest’ultimo nient’altro che i nostri concittadini. Che eresia nei nostri tempi parlare di queste cose. Si sente già urlare: “Al rogo, al rogo!” Novello coro simil verdiano uscito dai giovani petti degli “apatridi” dell’Erasmus.

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

 

 

 

 

 

NEOCON, MEGLIO NON TOCCARE CERTI ARGOMENTI

Giornalista tv: “Come mai lei rispetta Putin? E’ un assassino di giornalisti, oppositori…” Trump: “Noi abbiamo un sacco di assassini. Cosa crede, che il nostro paese sia tanto innocente?”. L’articolo NEOCON, MEGLIO NON TOCCARE CERTI ARGOMENTI è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi…

via NEOCON, MEGLIO NON TOCCARE CERTI ARGOMENTI — Blondet & Friends