Corte dei Conti, aumentano denunce danno

Giustizia, inaugurazione dell'anno giudiziario della sezione della Basilicata della Corte dei Conti

Ma quelle dei cittadini ‘prive di concretezza e spesso anonime’

Redazione ANSA POTENZA 17 febbraio 201714:43 News

(ANSA) – POTENZA, 17 FEB – Nel 2016 sono aumentate in Basilicata le “denunce di danno”, con 655 procedimenti aperti (circa 150 in più rispetto al precedente anno), con un dato che “manifesta un incremento di disfunzioni nell’attività amministrativa, e un rinnovato interesse per l’attività della Procura” regionale della Corte dei Conti. Sono invece diminuite le denunce provenienti dall’autorità giudiziaria (da circa 200 degli anni scorsi a 113 del 2016) e spesso “le denunce dei cittadini sono prive dei necessari requisiti di specificità e concretezza, oltre a essere frequentemente anonime”. E’ uno dei passaggi della relazione che il procuratore regionale della Corte dei Conti, Luigi Cirillo, ha illustrato stamani a Potenza nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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