I FIGLI DEL SOLE

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Immagine tratta daWeb by Ivan Larotonda

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

I figli del Sole-parte seconda

Un’altra conferma dell’origine nordico-europea degli Hyksos, o almeno della loro aristocrazia militare, risiede oltre che nelle attestazioni linguistiche dei nomi di Re, anche in strani reperti come carri egizi risalenti all’epoca della loro dominazione o poco posteriore, costruiti con telai o timoni di legno di betulla, (albero che cresce a latitudini ben superiori a quelle mediorientali). Ad esso si accompagnava anche, quasi sempre, il solito metallo “esotico”; quel bronzo le cui  primitive fornaci sono state rinvenute lungo il Danubio e oltre, addirittura a nord della Crimea, nell’Attuale Ucraina. Questi Re nordici, dappertutto, in qualsiasi luogo giungessero a dominare, usavano giurare patti su divinità solari, ed al proposito è magnifica la preghiera del Re Hittita Muvatallis, (anche gli hittiti sono europei), che tradotta assume un senso quasi protocristiano:

Dio del Sole del cielo,

Mio Signore, pastore del genere umano!

Tu sorgi, o Dio del Sole del cielo, dal mare e Sali in cielo.

O Dio del Sole del cielo, mio Signore,

giornalmente tu siedi a giudizio

dell’uomo, del cane, del porco, delle bestie selvagge dei campi.

Questa primitiva speculazione teologica è tipica degli europei, e sarà un carattere essenziale nella trasposizione della ricerca sulla spiritualità-divinità nei cieli, in seguito nell’oltre-cielo, l’Iperuranio di Platone.

Ma intanto questi conquistatori europei, o sarebbe meglio dire indoeuropei, dato che i loro regni si stendevano dall’Indo all’Atlantico, erano destinati a forgiare, tramite le loro scorrerie e fondazioni di regni, la coscienza religiosa dell’intero medio oriente, risultando determinanti anche per la nascita delle religioni semitiche. Spazzate via le sovranità delle città stato del nord Mesopotamia, i mitanni, altro ramo dell’invasione Hittita,  vi fondarono il loro regno nell’attuale ansa dell’Eufrate. L’aristocrazia che impera su queste terre non solo è europea, ma consolida la sua politica tramite guerre coi vicini e stringendo accordi commerciali e politici con l’Egitto, nel quale l’indipendenza dagli Hyksos è recente, ma dove è rimasta forte l’impronta degli invasori ex padroni. Infatti oltre all’evoluzione tecnica nell’uso dei metalli e di quanto già detto sopra, i membri delle dinastie che si susseguono nel nuovo regno, (1500-1200 a.C.), presentano una spiccata fisionomia europea. Inoltre, trovano naturale imparentarsi con principesse hitttite e mitanne. Come se si trattasse della nobiltà normanna del nostro medioevo. Una in particolare, di queste regine europee, ha impresso una svolta epocale riguardo al credo tradizionale in uso lungo le sponde del Nilo, con ripercussioni che giungono fino ai nostri giorni. Un antica tradizione, valida in tutte le epoche e le latitudini, vuole che siano le madri a insegnare ai propri figli le preghiere e dunque il credo nazionale. A questa regola non sembra sia fuggito il giovane Amenophis IV, figlio di una principessa Mitanni di nome Tije, dipinta con gli occhi azzurri. E’ interessante vedere come le preghiere al Sole, recitate dagli europei Mitanni e Hittiti saranno molto simili a quelle che farà recitare il faraone Amenophis IV, una volta assunto il potere. E’ lui il celeberrimo eretico che si muterà il nome in Ekhnaton, che vuol dire “Prediletto figlio del Sole”, che scaccia tutti gli dei del tradizionale Pantheon egizio; è lui ad introdurre il primo grande culto monoteistico della storia, e questo grazie alle influenze materne e di tutto il popolo che le era dietro. Ecco uno stralcio del suo inno al Sole-Aton:

Sorgi bello all’orizzonte del cielo,

Aton vivente che hai dato inizio alla vita…

Sei lontano, ma i tuoi raggi sono sulla terra

Sei davanti agli uomini, ma essi non conoscono la tua via…

Sembra scritto dalla stessa mano del poeta di Muvatallis, eppure li separano trecento anni. Il dato oggettivo è che, semplicemente, appartenevano alla stessa civiltà.

Come sposa, l’”eretico” Ekhnaton non poteva che scegliere una principessa Mitanni, l’ennesima; la celeberrima Regina Nefertiti, la cui eccellente scultura, capolavoro assoluto dell’arte dell’antico Egitto, ci ha fatto conoscere come del tutto europea. Ora, è interessante scoprire che nel periodo in questione, (il regno di Ekhnaton risale agli anni 1353-1335), in Egitto dimorasse una cospicua minoranza cananea, insediata soprattutto nel delta ed impiegata anche come milizia ausiliaria dell’esercito del faraone. Facile intuire che la crescita numerica di elementi stranieri, ospiti sul territorio, susciti sempre in ogni epoca il malcontento della popolazione locale, soprattutto se si ha a che fare con persone per niente integrabili nel tessuto sociale indigeno. Ne conseguì l’insorgere di sempre più diffuse lamentele dei visir del faraone, i quali non facevano altro che fungere, a corte, da cassa di risonanza di un malessere generale che esacerbava gli egizi. Alla fine si optò per una forzatura nei confronti di queste genti cananee che iniziavano a definirsi israeliti, discendenti del patriarca Giacobbe, (detto Is-ra-el, colui che ha combattuto con Dio). Ma in cosa consisteva questa forzatura? Pare di intenderla in una richiesta, ai suddetti israeliti, di lavorare nella costruzione delle opere pubbliche, dalla quale erano stati fino ad allora esentati. In pratica si chiedeva un ulteriore sforzo affinché potessero usufruire dei sussidi in grano forniti dai silos del faraone. Agli israeliti non dovette piacere questo cambio, avrebbero preferito continuare a fare i mercenari, e così ebbe inizio il periodo di aperte ostilità che portarono alla fuga di questi che saranno chiamati più comunemente ebrei, con conseguente guerra mossagli contro dai “traditi” egizi. E’ più che probabile che gli israeliti abbiano trafugato ingenti tesori nella loro dipartita dall’Egitto. Fatto sta che, e qui interviene a nostro soccorso il libro dell’Esodo, gli ebrei non rubarono solo i tesori materiali; dalla terra del Nilo presero come modello per la loro idea di divinità anche il culto solare. Culto che era stato da meno di un secolo rovesciato da una rivolta dei sacerdoti nazionalisti di Amon Ra. Mosè trovò un senso nella sua vita, e come credente ritengo certa la rivelazione catafatica che Dio gli ha fatto, ma è anche vero che il Dio unico fu chiamato dagli ebrei dell’Esodo Adonai, direttamente da Aton aj. Mio signore, inteso al Sole. Da qui il cammino sulla via per la verità prese un’altra strada. Ma tutto ebbe inizio nelle steppe uraliche, e sui carri che portavano i primi europei. Coloro ai quali sarà ancor più che naturale accettare un Dio sceso in Terra, e che prima portava il Sole libero e bello, Come cantava Orazio.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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