Responsabilita’ professionale: AGENAS ancora una volta al centro di un vero e proprio cambiamento culturale in sanita’

osservatorio buone pratiche

“Con l’istituzione dell’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza in sanità, AGENAS diventa sempre di più punto di riferimento di un vero e proprio cambiamento culturale e luogo di discussione e di condivisione di conoscenze, esperienze e competenze. Sappiamo bene quanto tutto questo costituisca la vera leva strategica per il miglioramento continuo della qualità del servizio sanitario e della sicurezza delle cure” – dichiara il Presidente dell’AGENAS Luca Coletto.
“L’Osservatorio, previsto dal provvedimento sulla responsabilità professionale appena approvato in via definitiva, prevede un modello di rete integrato e multilivello – prosegue il Direttore Generale di AGENAS Francesco Bevere – che consentirà di raccogliere e sistematizzare tutti i dati relativi agli eventi avversi e ai rischi sanitari con l’obiettivo di individuarne le cause ed evitare che possano ripetersi. Per fare questo continueremo a lavorare con il Ministero della Salute, con gli esperti regionali, con le Società scientifiche, le Associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie e le Associazioni dei cittadini, affinché l’elaborazione di linee di indirizzo e di misure idonee per la prevenzione e la gestione del rischio sanitario siano responsabilmente condivise, a tutti i livelli di responsabilità. Con questo obiettivo, verranno anche promossi percorsi di formazione specifici in tema di gestione del rischio clinico e di sicurezza delle cure”.
“La creazione di questa rete di conoscenze coordinata dall’Osservatorio istituito presso AGENAS, costituisce l’infrastruttura ideale per rendere omogeneo il comportamento di tutti gli operatori – conclude Bevere – verso un approccio innovativo della gestione del rischio e della prevenzione degli eventi avversi, che consenta anche di rendere disponibili a tutti le numerose esperienze e le buone pratiche già realizzate presso molte regioni italiane. Oggi è un giorno importante per il nostro servizio sanitario e desideriamo ringraziare il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin per il lavoro di coordinamento svolto per raggiungere questo risultato,  l’On. Federico Gelli e il Sen. Amedeo Bianco, relatori del provvedimento in Parlamento, per l’impegno e la determinazione con cui hanno sostenuto l’iter di approvazione di questa legge, nonché la Senatrice Emilia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato e l’ On. Mario Marazziti, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera per il grande lavoro e per il ruolo svolti dalle rispettive Commissioni  parlamentari”.

Tratto da:http://www.agenas.it/primo-piano/responsabilita-professionale-agenas-centro-vero-proprio-cambiamento-culturale?jjj=1488388218325

Le prime analisi di Arpab sul Pertusillo sono ancora incomplete

Le prime analisi di Arpab sul Pertusillo sono ancora incomplete

L’Arpab ha pubblicato le prime, e speriamo non uniche, analisi sul Pertusillo. Come al solito fogli privi di firme, privi dei certificati d’analisi o rapporti di prova originali allegati: ricercati solo un risicatissimo pugno di parametri, scelti in base a criteri molto empirici. Vi invitiamo a leggere tutti gli allegati. La sommarietà delle informazioni colpisce anche i meno esperti.

Non hanno ricercato le fioritura algali e quindi eventuali tossine annesse, nè cianobatteri o microcistine o virus, e nelle analisi chimiche ricercati solo gli idrocarburi: manca tutto o quasi, decine e decine di sostanze. Nella sorgente Casurieddo (Grumento) ricercate le ammine e gli idrocarburi, allo sbarramento dell’invaso i batteri fecali, e nel resto dell’invaso altri due campioni: in tutto 4 campioni, pare tutti prelevati lo stesso giorno.

Come prime analisi sono deludenti per quantità e qualità, punti di prelievo, sostanze da ricercare, forma di comunicazione degli esiti e limitatezza di vedute ed ipotesi che avrebbero imposto la ricerca di molte sostanze in più, insomma l’Arpab si conferma l’agenzia che tutti conosciamo.

Quel che poteva essere. The Man in the High Castle

STRANIMONDI – Siamo in una versione alternativa degli anni Sessanta del Novecento. Gli Stati Uniti d’America sono solo un ricordo e sono piuttosto gli Stati divisi d’America: la costa est è parte integrante del Greater Nazi Reich, quella ovest dei Japanese Pacific States. In mezzo, una terra di nessuno, di fatto neutrale. Berlino è la capitale del mondo, la Germania è la principale potenza mondiale sia sul piano politico che su quello tecnologico e scientifico: per esempio i razzi tedeschi possono coprire un viaggio da New York a San Francisco in due ore, l’esplorazione spaziale prosegue incessante con l’ambizione un giorno di far sventolare una svastica sul Sole e l’ordigno di Heisenberg garantisce all’impero hitleriano un’imbarazzante supremazia militare anche sull’alleato giapponese. Campi di sterminio e brutalità vengono compiute in nome del Führer in tutto il mondo, ed è una cosa piuttosto normale in questa realtà alternativa: agghiacciante la scena di un ordinario poliziotto americano (ovviamente con stemmi nazisti al posto della bandiera a stelle e strisce sulla divisa) che commenta con distacco quando si vede arrivare addosso un po’ di cenere che piove dal cielo: è normale, dice il poliziotto, oggi è il giorno in cui i grandi forni nei campi di concentramento sono al lavoro.

Questo scenario devastante era quello che poteva succedere se la Seconda Guerra Mondiale l’avesse vinta la Germania di Adolf Hitler, almeno secondo l’immaginazione dello scrittore di fantascienza Philip K. Dick concretizzatasi nel suo romanzo The Man in the High Castle del 1962, il cui titolo in italiano non è stato tradotto letteralmente ma è stato reso con La svastica sul Sole. Il romanzo apre una finestra non dettagliatissima su questo universo parallelo attraverso le vicende private di cinque personaggi che finiscono per mescolarsi con la Grande Storia alternativa.

La prima stagione è uscita sulla piattaforma di streaming Prime Video nel 2015, la seconda stagione è stata messa online il 10 febbraio scorso. Il libro funge da spunto: gli autori hanno tradotto l’universo alternativo di Dick sul piano visivo in modo estremamente vivido, permettendosi, per evidenti esigenze narrative, di allargare il numero di personaggi e di eventi al fine di creare una storia più complessa e articolata, ma che affonda le radici con rispetto nelle pagine del romanzo.

Ucronia e bombe atomiche

La storia ideata da Dick è uno dei più classici e riusciti esempi di ucronia, ovvero la costruzione di una storia che cambia l’esito di uno o più eventi passati al fine di narare, con coerenza, una diversa progressione degli eventi, una vera e propria storia alternativa. Quel che poteva essere e non è stato.

Gli anni Sessanta di questa versione alternativa vedono la bandiera nazista dominante a Time Square: un’immagine dalla potenza visiva enorme, evocativa e da brividi, al pari della bandiera americana con le consuete strisce bianche e rosse ma con una svastica bianca nel riquadro blu in alto a sinistra. Come è potuto succedere? Il libro dissemina qualche indizio e lo stesso fa la serie. Quello che Dick ipotizza nel romanzo è l’assassinio di Franklin Delano Roosevelt negli anni Trenta, che avrebbe portato gli Stati Uniti a un atteggiamento più isolazionista nei confronti dell’Europa sotto il giogo nazista. Un evento che alla lunga si rivela il primo passo verso il progressivo indebolimento degli USA fino alla definitiva vittoria del Reich e alla sottomissione del paese più importante dell’Alleanza. Paese che finisce spaccato in zone d’influenza, proprio come accadde alla Germania nella realtà nel nostro 1945.

Nella serie televisiva viene poi suggerita un’altra e determinante causa della vittoria dei nazisti. In diversi momenti i personaggi parlano dell’ordigno di Heisenberg: chiaro riferimento alla bomba atomica che evidentemente nell’ucronia viene sviluppata prima dalla Germania e dai fisici guidati dal tedesco Werner Heisenberg che dà il nome alla bomba. La partecipazione di Heisenberg al progetto dell’atomica in Germania è uno degli eventi più controversi per gli storici della scienza. Non è ancora chiarissimo il contributo reale di Heisenberg: un’interpretazione fu data dal drammaturgo Micheal Frayn nella sua opera teatrale Copenhagen che mette in scena un dialogo fra Heisenberg, al lavoro per i nazisti, e l’amico danese Niels Bohr, al lavoro con gli Alleati e impegnato nel Progetto Manhattan.

Nell’universo alternativo di The Man in the High Castle Heisenberg ha sviluppato per la Germania l’arma con la quale annientare i nemici. Un’arma che i giapponesi non sono stati capaci di sviluppare: quanto durerà l’equilibrio socio-politico con cui la serie si apre, prima che il Reich decida di annientare anche Tokyo? Oppure i giapponesi riusciranno ad arrivare all’arma e a riequilibrare le forze fino alla deterrenza che caratterizzò la Guerra Fredda nella nostra linea temporale? Oppure il Giappone è destinato, anche da vincitore della Guerra, ad andare incontro al terribile destino che ha realmente subito nel 1945 con Hiroshima e Nagasaki?

Linee temporali (spoiler)

Senza addentrarci troppo nella trama per non esagerare con gli spoiler sia libro che serie accennano a uno sviluppo sorprendente degli eventi. Al centro dell’intreccio c’è un’opera proibita: nel libro l’opera proibita è il libro La cavalletta non si alzerà più, nella serie è una serie di pellicole con lo stesso titolo. La cavalletta non si alzerà più è un’opera ucronica nell’ucronia, ovvero racconta come le cose sarebbero andate se la Guerra l’avessero vinta gli Alleati. Per noi lettori e spettatori è rileggere come sono realmente andate le cose mentre per i personaggi che si oppongono al regime nazista è una speranza capace di fomentare la resistenza e le speranze di un futuro diverso.

Tuttavia, se guardate attentamente il trailer della serie che trovate qualche paragrafo più in alto, potete sentire qualcosa di strano intorno al minuto 1:16. La frase chiave è: “Quel film non mostra il mondo come potrebbe essere, ma com’è”. I filmati (o il libro, nel romanzo) non mostrerebbero una realtà alternativa, ma la realtà: questo comporterebbe una clamorosa sovrapposizione con la reale linea temporale e l’ucronia potrebbe essere invece un’opera di fantascienza in senso pieno incentrata su differenti universi paralleli che dialogano tra loro.

Per scoprirne di più, parola alla seconda stagione.

Leggi anche: BlackScreen: il determinismo di Laplace e l’onniscenza del Dio di dante

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.  

Tratto da:https://oggiscienza.it/2017/03/01/poteva-essere-the-man-in-the-high-castle/

Il gioco da servo a padrone

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Immagine tratta da Web by Salvatore Loviso

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

Qualcuno pensa che essere iscritto a qualche <<Lobby tutelate che calpestano tutte le regole>>, lo rende immune. E purtroppo i fatti gli danno ragione. Giocano sul “Mito della caverna”, in cui i riflessi che proiettano danno fascino e diventano realtà.
Poi ci sono i fantocci, Erode era un fantoccio e per brama di potere progettò e realizzo “ LA STRAGE degli innocenti”,
Eichemann fece carriera PIANIFICANDO la soluzione finale. Che nascevano da un aurolegittimazione delle leggi razziali.
Molti eletti sembrano fare il gioco di suprematisti per “diritto divino . E se qualcuno si oppone la vedono come una lesa maestà., atti a giustificare selezioni “naturali. Una destrutturazione umana fatta da piccoli e grandi “ IO tirannici”. Lo sport, la scienza e altro dimostrano che questi superiorità è un assurda, perversa, ideologia che diventa APOLOGIA Kriminale. Un paradosso di disumanità.
Alimentando “GIOGHI” sui rapporti tra servo e padrone: chi svolge il ruolo di padrone si lamenta e trova difetti in qualunque cosa il servo o suddito faccia o dica.
Il servo dopo aver accettato, il ruolo subalterno trova scuse per giustificarsi. Risultato il padrone è creativo nel cercare futili motivi per lamentarsi, il servo lo è nel cercare scuse. Ma in tutto QUESTO il cittadino onesto è fatto a pezzi, ma servi e padroni liberi di calpestare le regole DEMOCRATICHE>>. I rappresentanti istituzionali non possono difendere privilegi inaccettabili senza rispondere delle proprie condotte. Pagando magari qualche debituccio elettorale. Pur di rispondere alle esigenze di consenso. Eppure il rispetto delle regole viene silenziato per pure ragioni di propaganda. Il servizio pubblico è un mercato ristretto che distribuisce reddito. Il punto di caduta è quello di premiare quelli che hanno fatto di questo un feudo chiuso, che impone costi esorbitanti a tutta la collettività. Fermare il progresso nel mito della caverna. Giovani e disoccupati non possono che trarre giovamento da un apertura, da una maggiore competizione. Ma ai more nobilium nei loro suprematismi questo non va bene
LORO sono SUPERIRI non si POSSONO RIBASSARE!!!
Dialettica servo e padron.

Tratto da :Onda Lucana by Salvatore Loviso

Museo del Vulture,impegno per le risorse

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Il consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione

Redazione ANSA POTENZA 28 febbraio 201718:30 News

(ANSA) – POTENZA, 28 FEB – Il consiglio regionale della Basilicata, nel corso della riunione che si è svolta oggi a Potenza, ha approvato all’unanimità una mozione presentata da Gianni Leggieri (M5s), sulla “salvaguardia del museo di storia naturale del Vulture”: successivamente la riunione è stata sciolta per la mancanza del numero legale. Con la mozione di Leggieri, secondo quanto reso noto dall’ufficio stampa del consiglio, si “impegna la giunta regionale a mettere in campo tutte le azioni necessarie a garantire le risorse necessarie agli interventi di messa in sicurezza del sito e a programmare tutte le azioni volte a reperire le risorse necessarie ad una migliore gestione e valorizzazione del sito”.

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Bonus 80 euro è costato 9 miliardi. Quasi 2 milioni devono restituirlo

Il bonus di 80 euro è andato a 11,2 milioni di contribuenti, che in media hanno percepito 800 euro, ed è costato 9 miliardi. I dati, diffusi dal Mef, sono relativi alle dichiarazioni dei redditi Irpef per l’anno d’imposta 2015. Secondo le tabelle disponibili online, 1,73 milioni di contribuenti dovranno restituire – totalmente o in parte – il bonus.

Nel dettaglio, circa 966.000 persone hanno dovuto restituire integralmente gli 80 euro in sede di dichiarazione, mentre 765.000 soggetti hanno dovuto restituire solo una parte del bonus ricevuto. Al calcolo bisogna poi aggiungere che, in sede di dichiarazione dei redditi i soggetti che hanno fruito del bonus per l’intero ammontare risultano 514.000, mentre 1.009.000 soggetti ne hanno recuperato in dichiarazione una quota, a integrazione dell’importo già in parte erogato dal sostituto d’imposta.

Dai dati del Mef emerge inoltre che il reddito medio dei lavoratori dipendenti ammonta a 20.669 euro; i pensionati si fermano a 16.870 euro; i lavoratori autonomi raggiungono i 38.290 euro. I redditi Irpef più ‘ricchi’ sono quelli della Lombardia, con 24.520 euro, mentre all’ultimo posto ci sono i redditi della Calabria, con appena 14.780 euro. Si tratta di una differenza che sfiora i 10.000 euro.

Secondo le tabelle, quasi un contribuente su due dichiara un reddito inferiore a 15.000 euro l’anno. E ancora: il 45% dei contribuenti si colloca nella classe di reddito fino a 15.000 euro e dichiara solo il 4,5% dell’Imposta sui redditi.

I contribuenti Irpef che -per l’anno d’imposta 2015- dichiarano un reddito superiore ai 50.000 euro sono solo il 5,2% del totale ma versano il 38% dell’Imposta totale.

Le addizionali Irpef, invece, ‘alleggeriscono’ le tasche dei contribuenti per un totale di 16,5 miliardi di euro, di cui 11,8 miliardi vanno alle regioni e 4,7 miliardi ai comuni. I più tartassati si trovano nel Lazio, che versano in media 620 euro l’anno di imposta addizionale regionale e 250 euro di addizionale comunale, per un totale di 870 euro l’anno.

ADnKronos

IL MITO DELLA PRODUTTIVITA’

di Andrea Cavalleri Con il termine “produttività” si intendono due concetti distinti, anche se interconnessi. Il primo significato è quello fisico, cioè la maggiore o minore capacità di produrre merci in senso assoluto: l’impianto a pieno regime produce tot pezzi all’ora, al giorno, all’anno. Il secondo è quello monetario: il costo orario di un…

via IL MITO DELLA PRODUTTIVITA’ — Blondet & Friends