Il gioco da servo a padrone

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Immagine tratta da Web by Salvatore Loviso

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

Qualcuno pensa che essere iscritto a qualche <<Lobby tutelate che calpestano tutte le regole>>, lo rende immune. E purtroppo i fatti gli danno ragione. Giocano sul “Mito della caverna”, in cui i riflessi che proiettano danno fascino e diventano realtà.
Poi ci sono i fantocci, Erode era un fantoccio e per brama di potere progettò e realizzo “ LA STRAGE degli innocenti”,
Eichemann fece carriera PIANIFICANDO la soluzione finale. Che nascevano da un aurolegittimazione delle leggi razziali.
Molti eletti sembrano fare il gioco di suprematisti per “diritto divino . E se qualcuno si oppone la vedono come una lesa maestà., atti a giustificare selezioni “naturali. Una destrutturazione umana fatta da piccoli e grandi “ IO tirannici”. Lo sport, la scienza e altro dimostrano che questi superiorità è un assurda, perversa, ideologia che diventa APOLOGIA Kriminale. Un paradosso di disumanità.
Alimentando “GIOGHI” sui rapporti tra servo e padrone: chi svolge il ruolo di padrone si lamenta e trova difetti in qualunque cosa il servo o suddito faccia o dica.
Il servo dopo aver accettato, il ruolo subalterno trova scuse per giustificarsi. Risultato il padrone è creativo nel cercare futili motivi per lamentarsi, il servo lo è nel cercare scuse. Ma in tutto QUESTO il cittadino onesto è fatto a pezzi, ma servi e padroni liberi di calpestare le regole DEMOCRATICHE>>. I rappresentanti istituzionali non possono difendere privilegi inaccettabili senza rispondere delle proprie condotte. Pagando magari qualche debituccio elettorale. Pur di rispondere alle esigenze di consenso. Eppure il rispetto delle regole viene silenziato per pure ragioni di propaganda. Il servizio pubblico è un mercato ristretto che distribuisce reddito. Il punto di caduta è quello di premiare quelli che hanno fatto di questo un feudo chiuso, che impone costi esorbitanti a tutta la collettività. Fermare il progresso nel mito della caverna. Giovani e disoccupati non possono che trarre giovamento da un apertura, da una maggiore competizione. Ma ai more nobilium nei loro suprematismi questo non va bene
LORO sono SUPERIRI non si POSSONO RIBASSARE!!!
Dialettica servo e padron.

Tratto da :Onda Lucana by Salvatore Loviso

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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