Quel che poteva essere. The Man in the High Castle

STRANIMONDI – Siamo in una versione alternativa degli anni Sessanta del Novecento. Gli Stati Uniti d’America sono solo un ricordo e sono piuttosto gli Stati divisi d’America: la costa est è parte integrante del Greater Nazi Reich, quella ovest dei Japanese Pacific States. In mezzo, una terra di nessuno, di fatto neutrale. Berlino è la capitale del mondo, la Germania è la principale potenza mondiale sia sul piano politico che su quello tecnologico e scientifico: per esempio i razzi tedeschi possono coprire un viaggio da New York a San Francisco in due ore, l’esplorazione spaziale prosegue incessante con l’ambizione un giorno di far sventolare una svastica sul Sole e l’ordigno di Heisenberg garantisce all’impero hitleriano un’imbarazzante supremazia militare anche sull’alleato giapponese. Campi di sterminio e brutalità vengono compiute in nome del Führer in tutto il mondo, ed è una cosa piuttosto normale in questa realtà alternativa: agghiacciante la scena di un ordinario poliziotto americano (ovviamente con stemmi nazisti al posto della bandiera a stelle e strisce sulla divisa) che commenta con distacco quando si vede arrivare addosso un po’ di cenere che piove dal cielo: è normale, dice il poliziotto, oggi è il giorno in cui i grandi forni nei campi di concentramento sono al lavoro.

Questo scenario devastante era quello che poteva succedere se la Seconda Guerra Mondiale l’avesse vinta la Germania di Adolf Hitler, almeno secondo l’immaginazione dello scrittore di fantascienza Philip K. Dick concretizzatasi nel suo romanzo The Man in the High Castle del 1962, il cui titolo in italiano non è stato tradotto letteralmente ma è stato reso con La svastica sul Sole. Il romanzo apre una finestra non dettagliatissima su questo universo parallelo attraverso le vicende private di cinque personaggi che finiscono per mescolarsi con la Grande Storia alternativa.

La prima stagione è uscita sulla piattaforma di streaming Prime Video nel 2015, la seconda stagione è stata messa online il 10 febbraio scorso. Il libro funge da spunto: gli autori hanno tradotto l’universo alternativo di Dick sul piano visivo in modo estremamente vivido, permettendosi, per evidenti esigenze narrative, di allargare il numero di personaggi e di eventi al fine di creare una storia più complessa e articolata, ma che affonda le radici con rispetto nelle pagine del romanzo.

Ucronia e bombe atomiche

La storia ideata da Dick è uno dei più classici e riusciti esempi di ucronia, ovvero la costruzione di una storia che cambia l’esito di uno o più eventi passati al fine di narare, con coerenza, una diversa progressione degli eventi, una vera e propria storia alternativa. Quel che poteva essere e non è stato.

Gli anni Sessanta di questa versione alternativa vedono la bandiera nazista dominante a Time Square: un’immagine dalla potenza visiva enorme, evocativa e da brividi, al pari della bandiera americana con le consuete strisce bianche e rosse ma con una svastica bianca nel riquadro blu in alto a sinistra. Come è potuto succedere? Il libro dissemina qualche indizio e lo stesso fa la serie. Quello che Dick ipotizza nel romanzo è l’assassinio di Franklin Delano Roosevelt negli anni Trenta, che avrebbe portato gli Stati Uniti a un atteggiamento più isolazionista nei confronti dell’Europa sotto il giogo nazista. Un evento che alla lunga si rivela il primo passo verso il progressivo indebolimento degli USA fino alla definitiva vittoria del Reich e alla sottomissione del paese più importante dell’Alleanza. Paese che finisce spaccato in zone d’influenza, proprio come accadde alla Germania nella realtà nel nostro 1945.

Nella serie televisiva viene poi suggerita un’altra e determinante causa della vittoria dei nazisti. In diversi momenti i personaggi parlano dell’ordigno di Heisenberg: chiaro riferimento alla bomba atomica che evidentemente nell’ucronia viene sviluppata prima dalla Germania e dai fisici guidati dal tedesco Werner Heisenberg che dà il nome alla bomba. La partecipazione di Heisenberg al progetto dell’atomica in Germania è uno degli eventi più controversi per gli storici della scienza. Non è ancora chiarissimo il contributo reale di Heisenberg: un’interpretazione fu data dal drammaturgo Micheal Frayn nella sua opera teatrale Copenhagen che mette in scena un dialogo fra Heisenberg, al lavoro per i nazisti, e l’amico danese Niels Bohr, al lavoro con gli Alleati e impegnato nel Progetto Manhattan.

Nell’universo alternativo di The Man in the High Castle Heisenberg ha sviluppato per la Germania l’arma con la quale annientare i nemici. Un’arma che i giapponesi non sono stati capaci di sviluppare: quanto durerà l’equilibrio socio-politico con cui la serie si apre, prima che il Reich decida di annientare anche Tokyo? Oppure i giapponesi riusciranno ad arrivare all’arma e a riequilibrare le forze fino alla deterrenza che caratterizzò la Guerra Fredda nella nostra linea temporale? Oppure il Giappone è destinato, anche da vincitore della Guerra, ad andare incontro al terribile destino che ha realmente subito nel 1945 con Hiroshima e Nagasaki?

Linee temporali (spoiler)

Senza addentrarci troppo nella trama per non esagerare con gli spoiler sia libro che serie accennano a uno sviluppo sorprendente degli eventi. Al centro dell’intreccio c’è un’opera proibita: nel libro l’opera proibita è il libro La cavalletta non si alzerà più, nella serie è una serie di pellicole con lo stesso titolo. La cavalletta non si alzerà più è un’opera ucronica nell’ucronia, ovvero racconta come le cose sarebbero andate se la Guerra l’avessero vinta gli Alleati. Per noi lettori e spettatori è rileggere come sono realmente andate le cose mentre per i personaggi che si oppongono al regime nazista è una speranza capace di fomentare la resistenza e le speranze di un futuro diverso.

Tuttavia, se guardate attentamente il trailer della serie che trovate qualche paragrafo più in alto, potete sentire qualcosa di strano intorno al minuto 1:16. La frase chiave è: “Quel film non mostra il mondo come potrebbe essere, ma com’è”. I filmati (o il libro, nel romanzo) non mostrerebbero una realtà alternativa, ma la realtà: questo comporterebbe una clamorosa sovrapposizione con la reale linea temporale e l’ucronia potrebbe essere invece un’opera di fantascienza in senso pieno incentrata su differenti universi paralleli che dialogano tra loro.

Per scoprirne di più, parola alla seconda stagione.

Leggi anche: BlackScreen: il determinismo di Laplace e l’onniscenza del Dio di dante

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.  

Tratto da:https://oggiscienza.it/2017/03/01/poteva-essere-the-man-in-the-high-castle/

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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