La gentilezza è un dono, di Loredana De Vita

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La gentilezza è un dono.
Per chi la riceve e per chi la fa.
Non può essere artefatta, perché è subito visibile al cuore dell’anima la verità di chi la propone.
Non è un attimo sporadico, ma resta… in chi la riceve e in chi la fa. Nella memoria, nel vivere quotidiano, nel bisogno di ristoro e rifugio, nel silenzio della notte oscura e nel buio che incupisce anche la luce del giorno.
E’ una risorsa, la gentilezza, “arma” delicata per disarmare chi ancora spera. Certo, ci sono quelli che non sperano più, quelli la cui arma è spezzare la gentilezza di chi ancora cerca e non si ferma… Che importa? Può davvero uno che non spera più annientare il coraggio di chi non si ferma e guarda già oltre? Certo, forse per un momento… un momento, si può provare l’angoscia di sentirsi spezzati, defraudati del sorriso che si ha e che si dà… poi passa, perché oltre e altrove è sempre il luogo della possibilità e della serietà profonda nel cammino di chi quel sorriso lo porta nel cuore anche in mezzo a tanti dolori e a molteplici offese.
Chi porta con sé, dentro di sé, la gentilezza vera, non la abbandona all’angolo della strada solo perché non ricambiata. Chi è gentile davvero non si aspetta un ritorno… è gentile, e basta. La gentilezza è la bellezza dell’animo e nessun orpello può modificarne la forza per quanto ferite profonde possano tentarne l’abbandono.
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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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