I dipinti di “The Wall” in mostra e poi in vendita

I dipinti di “The Wall” in mostra e poi in vendita

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“The Wall” è uno dei dischi più amati dei Pink Floyd. Uscito nel ’79, a tre anni di distanza dall’ingresso nel mercato musicale è approdato al cinema con un film diretto da Alan Parker.

In breve tempo la pellicola è diventata un vero e proprio must per gli appassionati della band britannica, tanto che ogni singolo oggetto utilizzato sul set si è trasformato in un feticcio da cercare, adorare, acquistare.

Stavolta è toccato ai dipinti originali di Gerard Scarfe creati appositamente per l’adattamento cinematografico. Questi quadri verranno infatti messi in vendita alla San Francisco Art Exchange, non prima però di essere esposti al pubblico nella stessa SFAE.

La mostra sarà quindi l’occasione da non perdere prima che le opere entreranno a far parte di una collezione privata.

Per l’occasione Scarfe ha scelto undici opere, create su indicazione di Roger Waters mentre il disco era ancora un progetto in fieri. Troveremo quindi nell’elenco le iconiche The ScreamGiant Judge and HammersThe TeacherThe Mother e Education For What? oltre a delle illustrazioni legate a Comfortably Numb e ad uno storyboard creato per The Wall”.

Tratto da:https://mzknews.com/2017/03/08/i-dipinti-di-the-wall-in-mostra-e-poi-in-vendita/

Addio anche a Pomigliano

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Immagine sostituita per ragioni di pixel.Tratta da Web.

Come si poteva facilmente prevedere anche la Panda lascia l’Italia per la Polonia concludendo di fatto la storia dell’industria automobilistica italiana: ciò che Marchionne ha annunciato ieri al salone di Ginevra era nelle cose fin da quando fu annunciata l’operazione Chrysler e solo dei cretini persi che si compiacciono di ogni cosa ammerregana, solo dei politici bugiardi e dei sindacalisti complici potevano non accorgersene. E se la logica sottintesa non fosse stata abbastanza chiara sarebbero bastate le prese in giro dell’uomo col maglioncino con i suoi piani industriali di due paginette per illuminare il buio del futuro. Se Pomigliano è sopravvissuta per qualche tempo, a patto di cedere ad ogni condizione del padrone, se è diventata un laboratorio di bastonale al lavoro e ai diritti, lo si deve solo al fatto che i tempi non erano ancora maturi.

Naturalmente a beneficio dei pennivendoli che attorno alla Fiat sono cresciuti come mosche e ancora si accalcano sulla sua carcassa, narrando meraviglie del modello Pomigliano ci sono i soliti discorsi: qui costruiremo solo le auto più complesse, un ragionamento che svela appieno come Marchione sia solo un sicario e che l’evaporazione della produzione automobilistica in Italia ha molti padri, a cominciare dalla famiglia Agnelli e dall’Avvocato per finire alla politica che ha concesso loro tutto quello che chiedevano, persino di fagocitare a costo praticamente zero le altre industrie del settore e chiudere la porta alle case estere dell’auto che volevano venire a costruire in Italia, determinando così per tre decenni la creazione di un vero e proprio feudo di mercato. Così la Fiat si è sentita esentata dalle normali dinamiche, gli Agnelli hanno investito il meno possibile, lo Stato speso somme enormi per risultati il più delle volte mediocri, i sindacati si sono lasciati trascinare da questa logica. Infatti è vero: le case automobilistiche, europee, americane e giapponesi fin dagli anni ’90 hanno cominciato a trasferire altrove le produzioni a minor valore aggiunto, tenendo in casa solo quelle più avanzate e redditizie: il problema è che quando questo processo si è manifestato, i cassetti del gruppo Fiat erano vuoti, i modelli di punta due o tre e per giunta di progettazione piuttosto anziana, con scocche pesanti e poco rigide. Così era destino che soprattutto le piccole finissero altrove e alcune marche scomparissero, come la Lancia. Fra un po’ rimarrà quasi niente come lo stesso Marchionne ammette intrinsecamente: le poche Alfa, le rare Maserati e le Jeep Renegade, una sorta di riuscito collage progettato qui, ma naturalmente privato di ogni riferimento all’Italia,  che tuttavia sono costruite sia in Brasile che in Cina, lasciando a Melfi solo il mercato europeo che è peraltro il più difficile, quello nel quale si cominciano ad evidenziare difficoltà dopo un’effetto novità non supportato da credibili sviluppi. Una cosa che comincia ad investire un po’ tutti i modelli Fiat che consistono ormai solo in rimaneggiamenti sulla scocca e sui motori della 500 dopo un periodo di relativa crescita. In realtà il vero traino alle vendite viene dalla Tipo turca, acquistata prevalentemente dai turchi di Germania e perciò utilizzata come falso segnale di un successo generale. Il fatto è che l’auto più venduta del gruppo è proprio la Panda che si classifica solo al 15° posto nella Ue.

Insomma una lunga catena di errori che alla fine ha trovato il suo assassino definitivo nel finanziere Marchionne che agendo solo in vista del businnes finanziario , ovvero l’unica cosa che capisce e per la quale è stato chiamato dagli Agnelli, ha trasferito di fatto il fulcro della produzione in Usa collegandosi tra l’altro a una marca ampiamente decotta e anche a lei a cassetti vuoti come la Chrysler che spesso si era salvata grazie a unioni con marchi europei (Peugeot e Mercedes) vivamente sollecitate dalle amministrazioni di Washington e finite sempre con un bagno di sangue. Non è certo un caso se le rosee prospettive con cui Marchionne aveva fatto da testimone e da prete al matrimonio, non paiono essersi realizzate perché non solo il gruppo ha perso terreno e posizioni sul mercato globale, ma persino negli Usa è stato superato da Toyota. Naturalmente l’uomo col maglioncino  dice che Pomigliano resterà e produrrà altre cose, pensate un po’ una macchina “premium” come si dice nel linguaggio pubblicitario per citrulli. Già ma quale, con quali numeri di produzione e con quanti lavoratori? Vogliamo fingere di crederci senza nemmeno strappare una garanzia? Così parrebbe perché la cosa viene accettata come di un ineluttabile dato di fatto anche se  a dirla tutta  sarebbe un miracolo se questo governo di bufale o i sindacati di cartapesta intervenissero in qualche modo. O che l’informazione attapirata in elogi che nascondono o edulcorano la realtà facesse domande, perché come si sa si lavora e si fatica per il pane e per la Fca: ci mancherebbe di dubitare delle parole di uno che ha sempre mentito in maniera spudorata. Tra l’altro nessuno ha fatto notare che nell’elenco delle produzioni residuali fatta da Marchionne, manca la Ferrari e state pur certi che non è una dimenticanza, se la vuole vendere per continuare un gioco che ormai mostra la corda e che finirà con l’assorbimento di tutte le attività da parte di qualche altro pescecane.

Tratto da:https://ilsimplicissimus2.com/2017/03/08/addio-anche-a-pomigliano/

Marchionne come metafora

31 lug 2012

Si sarebbe tentati di dire che Marchionne è un caso umano, se per qualche verso non fosse disumano. Ma il vero caso umano o disumano è la classe dirigente italiana che ne ha permesso l’ascesa ai vertici del più grande gruppo industriale italiano pur non avendo alcuna esperienza industriale, lo ha vezzeggiato, esaltato, creduto senza capire che stava portando la Fiat al disastro. O ancor peggio accorgendosene, ma tacendo.

Marchionne non è solo Marchionne, ma un simbolo, una metafora in carne ed ossa del nostro declino, del vivere alla giornata senza progetti o visioni generali. In appena tre anni ci ha presentato un sillogismo che non torna, mentre l’oligarchia del Paese ha continuato a far sì con la testa, come quei cagnolini sul lunotto posteriore di un piccolo mondo ormai antico. Nel 2009 il nostro impegna tutte le risorse Fiat per prendere il controllo di Chrysler, marca in crisi ormai da 40 anni, con l’obiettivo di fare un gruppo dai 6 milioni di auto l’anno visto che solo con i grandi numeri si può rimanere a galla. E’ un modo occasionale e piratesco per concludere alleanze che la Fiat non aveva mai fatto o fatto male perché gli Agnelli non volevano curiosi in casa e ad ogni buon conto potevano sempre succhiare soldi allo Stato.

Nel 2010 annuncia le sue chiusure e impone le sue condizioni, vuole mano libera e carta bianca  mentre il gruppo torinese, impegnato a dare la scalata alla Chrysler, è congelato sui vecchi modelli e comincia uno storico declino sul mercato. Ma in un mezzo foglio A4 presenta al mondo politico il suo piano industriale  per un raddoppio della produzione in Italia: gli imbecilli ci credono, i marpioni fanno finta di crederci.

Nel 2011 guadagna 17 milioni di euro mentre la 500 fa flop in Usa e in Brasile e la Fiat arretra sul mercato europeo molto più dei suoi concorrenti.

Nel 2012, mentre prosegue inarrestabile e drammatica la caduta di Fiat sul  mercato, Marchionne se la prende con Volkswagen perché produce troppe auto e le vende a troppo poco pur avendo salari doppi rispetto a Fiat. Dai grandi numeri ai piccoli numeri. E l’Acea, l’associazione dei costruttori automobilistici non lo vuole più come presidente, essendosi accorta di ciò di cui noi con ostinazione non vogliamo accorgerci.

Sarebbe interessante capire come mai un avvocato da sempre dentro gli uffici legali e finanziari  di aziende di servizi sia finito alla testa di un gruppo industriale automobilistico. Cosa abbia indotto Umberto Agnelli a sceglierlo come Ad Fiat quando l’uomo col maglioncino era alla testa della Sgs ginevrina, una società  di ispezioni industriali  e di certificazioni di sicurezza. Sarebbe anche molto interessante capire come mai egli sia rimasto presidente della Sgs il cui maggior azionista è oggi Exor, la finanziaria degli Agnelli nel cui consiglio di amministrazione figura il medesimo Marchionne. Immagino che la sicurezza nelle fabbriche Fiat sia garantita al 100 per 100.

Ma ciò che dobbiamo constatare è che questo protegé della vecchia elite agnellesca e mediobanchesca sia stato trasfigurato in eroe dell’oligarchia italiana, ceto politico e media in testa. Eroe cui è stato affidato il compito di iniziare lo scasso dei diritti e dei salari. Con brillanti risultati, in linea col governo che del resto appartiene alla stessa nicchia di potere. E anche in questo caso si parla di crescita con i soliti imbecilli che ci credono e i marpioni che fanno finta di crederci.

Tratto da :https://ilsimplicissimus2.com/2012/07/31/marchionne-come-metafora/

FESTA DELLA DONNA…pensiero per tutte voi! Leggilo…


Stamattina sentivo il bisogno di dedicarvi un pensiero a tutte voi donne…se avrete un attimo di tempo per leggerlo mi farebbe davvero tanto piacere…

Siamo donne e cercheranno sempre  di farci credere che siamo il sesso piu’ debole, ma non è così… Non crediamo alle persone che vogliono farcelo credere ancora oggi!!! Di debole in noi donne non c’é  assolutamente nulla. Di delicato magari  sicuramente si… ed è  questo che ci accomuna a delle donne magiche!!!
Invece vi voglio dire che noi donne siamo forti …e l’abbiamo e lo dimostriamo tutti i giorni della nostra vita!!
Abbiamo occhi grandi e spalancati sul mondo  intero… Abbiamo occhi  che sanno vedere sempre e dico sempre al di lá di quello che c’é da vedere. …Siamo donne… e abbiamo imparato molto presto a guardare al di la dell’apparenza, sotto l’inganno, verso la verità.Abbiamo  orecchie per  sentire bene e siamo sempre in ascolto…di tutto ciò che accade intorno a noi!! Abbiamo  braccia che ci fanno sempre più forti …  ma quanti abbracci dobbiamo ancora donare, nel corso della nostra vita! Ci serviranno ancora ad appenderci sul collo del nostro papà,( come quando eravamo piccole), come naturalmente  solo noi figlie femmine  sappiamo fare. Poi dobbiamo  prendere in braccio tutti i giorni  i nostri figli e sollevarli ogni volta che  cadranno, cullarli tutti i giorni per portarli  nel mondo dei sogni e sopratutto accogliere le loro corse incontro a noi, quando la vita gli avrà fatto male….sono una mamma anch’io e ancora oggi ho bisogno delle braccia forti della mia mamma e del mio papà..siamo donne sempre forti ma anche noi abbiamo bisogno di conforto e di aiuto!

Siamo donne…   e si aspetteranno che noi sappiamo fare la madre…. Nessuno si chiederà se abbiamo paura, se ci sentiamo pronte…. se non ne siamo capaci…Ma noi  donne siamo nate  madri!!!
Perciò cresciamo i nostri figli nella consapevolezza che sbaglieremo e sbaglieranno, che tu li perdonerai sempre e loro, forse, invece no. Ma sarai madre comunque e sarà il mestiere più bello che svolgerai nella tua vita. Un mestiere dove non c’è stipendio, solo dentini che spuntano, notti in bianco e pappe sputacchiate che saranno però la più grande ricchezza che possederai.

Siamo donne e  ci serviranno gambe scattanti per correre dietro ai sogni che vorranno sfuggirci e dita lunghe per afferrarli, prima che sia troppo tardi. Saremo  brave anche ad acchiappare i sogni degli altri e trasformarli in realtà, forse sarà ciò che saprai fare meglio. Perché non ci sarà niente che ti renderà più felice dell’aver regalato un sorriso.

Siamo donne  e abbiamo delle amiche, donne come noi… teniamole strette strette perché non ci sarà uomo che sia pronto a riaccoglierti dopo qualunque tuo errore come loro, invece, sapranno fare benissimo.

Voglio concludere questo mio pensiero rivolto a voi che mi seguite tutti i giorni, e se potessi vi ringrazierei ad una ad una… di cercare  la magia, anche quando ti diranno che non esiste, perché lo diranno spesso…ma io ci credo ancora nella magia… e  Prosegui sempre sul  tuo cammino, la vita è grandissimo  dono e il lieto fine è già scritto ….

Se volete… provate a credere ancora ancora  nei miracoli ed il più grande, il più meraviglioso è già qui….siamo noi donne!!!!!!

Tratto da:https://peccatidigola568.com/2017/03/08/festa-della-donna-pensiero-per-tutte-voi-leggilo/

Ritardi ed omissioni nella contaminazione dell’acqua potabile tra Bernalda e Pisticci nel luglio 2016

ASSANGE SOCCORRE ANCORA TRUMP. MA SAPRA’ APPROFITTARNE?

7 marzo 2017

 

Qualche giorno fa Trump  ha accusato Obama,  al solito via tweet, di avergli messo sotto controllo  telefoni alla Trump Tower durante la  campagna  elettorale.  Senza fornire nessuna prova o indizio.  Ha avuto tutti contro per questa uscita “immotivata” e  (lasciavano intendere)  folle: i democratici (“Noi non facciamo certe cose”) la maggior parte dei repubblicani, James Clapper il capo  della National Intelligence. Da ultimo  quel James Comey capo dell’Fbi  che non ha voluto  condurre l’inchiesta su Hillary,   ha addirittura chiesto imperiosamente all’Attorney General, scelto da Donald e già sotto attacco, di smentire  le affermazioni di Trump  come del tutto infondate.

Just out: The same Russian Ambassador that met Jeff Sessions visited the Obama White House 22 times, and 4 times last year alone.

Anche il vostro  cronista si è chiesto:possibile che The Donald sia così stupido da accusare non solo Obama, ma il deep state (L’intercettatore), senza avere uno straccio di indizio da mostrare? Sta colando a picco  così, senza combattere?

Adesso, Wikileaks  ha diffuso il suo “Vault 7”: sono  oltre 8.700 documenti  e  scambi d’informazioni riservate rubati alla  Cia  in cui si dimostra che il  Center For Cyber Intelligence in Langley,  della Cia  medesima,  possiede software   – del resto non particolarmente speciali –  con cui può trasformare ogni smartphone, tv intelligente,  i computer che avete in casa  e funzionano con Windows, e  tablet con Android,  e  persino   le consoles di videogiochi, in microfoni occulti e telecamere che registrano ogni vostra telefonata, e-mail o conversazione casalinga.  Metodi di comunicazione che dicono di essere protetti perché “criptati” come WhatsApp e Telegram sono libri aperti per i servizi Usa.

CIA –  l’organigramma secondo Wikileaks

Tutto ciò fa apparire  meno folle e  immotivata l’accusa di Donald Trump a  cui Obama e i  suoi  complici hanno risposto   con lo sdegno dell’onestà offesa.

Ma c’è di più e più compromettente:  Assange documenta che la Cia ha la possibilità di fare questi ascolti  segreti e  azioni di spionaggio occulte, lasciandosi  poi  dietro, attraverso un  suo ufficio chiamato Remote Devices Branch’s UMBRAGE group,   le “impronte digitali” elettroniche  di altri stati o servizi, facendo apparire come colpevoli  questi e non il servizio americano. Per esempio,  può lasciare le impronte digitali russe;  ha infatti una “notevole biblioteca di malware rubati da malware prodotti in  altri stati,  fra cui la Federazione Russa”.

false flag informatici

Orbene: questa rivelazione   rende  molto sospette le accuse  del partito Democratico che i Russi avrebbero spiato elettronicamente, come le accuse che i russi avrebbero “manipolato”  le elezioni Usa con atti di pirateria informatica sulle macchine  per il voto elettronico, facendo perdere la Clinton.  Ancora più sospetta la grancassa mediatico-politica, che va avanti da mesi, sui rapporti di Trump e del suo entourage con Mosca. Gli accusatori avevano prove precostituite con i metodi usati dalla Cyber Intelligence Unity della Cia?  Obama e i democratici hanno continuato ad accusare Mosca di compiere cyber-aggressioni, mentre  adesso si scopre che è la Cia che ha trasformato  computer russi collegati ad internet, e persino televisori in Russia, in apparati d’ascolto clandestini.

In realtà,  già in un articolo del 28 agosto 2016  di Huffington Post, dei funzionari dell’intelligence si erano stupiti delle “impronte” che  gli hacker russi avevano lasciato nei computer del Partito Democratico – più  esattamente del National Democratic Committee, il comitato elettorale: impronte  così grossolane e diverse  dal solito, che questi funzionarti avevano ipotizzato: Mosca  “ha voluto” deliberatamente far vedere che   s’era introdotta nei  computer democratici, “per mostrare a Washington che   è una cyber-potenza da rispettare” (Sic).   Adesso cominciamo a capire che forse tutto l’attacco è stato un false flag.

http://www.huffingtonpost.com/entry/hackers-meant-to-leave-russias-mark_us_579a0610e4b02d5d5ed47848

 

Fra le altre rivelazioni  che nei prossimi giorni potranno far esplodere scandali e problemi  diplomatici internazionali,  eccone due:

La base segreta per le infiltrazioni nei computer del mondo della Cia è il Consolato Usa a Francoforte: da qui   i servizi Usa, che hanno assoldato hacker che muniscono di passaporto diplomatico,  spiano elettronicamente Europa, Medio Oriente e Africa (e non la BCE?). >E’ anche probabile che l’ascolto di Trump e dei suoi fidati sia avvenuto attraverso i servizi britannici, dice qualcuno..

“Recentemente la Cia ha perso il controllo del grosso del  suo arsenale di intercettazione e spionaggio elettronico: malware, virus, trojans,  malware di controllo remoto,  “zero day”  militarizzati (?)  con la documentazione relativa sono  stati “presi” da altri. Hacker e contractors se   ne sono impadroniti in modo non-autorizzato , ed uno di questi ne ha fornito parte a Wikileaks stessa.   E’  una grave proliferazione   di “armi”  che ora sono a disposizione   di chiunque nel mondo.  Si tratta solo di righe di programmi, che possono essere copiate in una frazione di secondo.

Altre notiziole: la Cia è in  grado di prendere il  controllo  a distanza  delle auto ultimo modello   per provocare omicidi che sembrano incidenti d’auto.  Anzi, sembra abbia prodotto l’omicidio   di Michael Hastings, un giornalista investigativo molto scomodo  per il deep state, che aveva dimostrato  – per esempio – che il movimento “Occupy Wall Street” era infiltrato e manipolato dal Dipartimento della Homeland Security (il ministero dell’Interno). La sua Mercedes  coupé sbatté da sola contro una palma di Hancock Park a Los Angeles, alle  4 del mattino, a velocità massima e prese fuoco.   Amici e colleghi di Hastings continuano a sostenere  che l’incidente non fu un incidente, ovviamente derisi come complottisti.

 

Altra notizia:   Wikileaks può contare su un altro Snowden, uno spifferatore di prima grandezza interno ai servizi.

Questo per dare rapidamente un’idea di quanto sia esplosiva questa rivelazione per i nemici di Donald Trump.   Per chi ha maggiori conoscenze tecniche, qui  l’articolo:

http://www.zerohedge.com/news/2017-03-07/wikileaks-hold-press-conference-vault-7-release-8am-eastern

Insomma è un bell’aiuto per The Donald. Saprà lui  approfittarne a fondo? Stay Tuned, come dicono a Hollywood.

L’articolo ASSANGE SOCCORRE ANCORA TRUMP. MA SAPRA’ APPROFITTARNE? è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

Tratto da:http://www.maurizioblondet.it/assange-soccorre-ancora-trump-sapra-approfittarne/

Il caso Consip (6) – La battaglia censoria della Stampa: dalla Gruber a Floris che fa il terzo grado ad uno straordinario Luigi Di Maio filosofico sui MISTERI del renzismo.

snow-white-and-the-seven-dwarfs-jpeg-115149La medaglia d’oro ritengo che vada di diritto a Lilli Gruber che ieri sera, durante “Otto e mezzo” (La7), mentre intervistava un flemmatico Ezio Mauro, gli ha chiesto: “Pensa che Renzi stia pagando l’essersi messo contro le corporazioni?”. Questo era senz’altro il gist della domanda e giuro che non ho ancora capito come siano riusciti a mantenersi seri mentre lei la faceva e lui tentava di rispondere!

Stasera invece è stato il turno di Giovanni Floris che, coaudiuvato da Massimo Giannini, ha fatto un altro dei suoi “interrogatori” ad uno straordinario Luigi Di Maio, il quale ha risposto da par suo e tra le altre cose ha pure azzardato: “Ecco un’inchiesta in cui è coinvolto il padre di Renzi, il miglior amico di Renzi, tanti degli uomini che giravano intorno a Renzi: ma come è possibile che solo lui fosse all’oscuro di tutto?”.

Misteri! Ed effettivamente questo è un altro di quei misteri italici che fanno invidia ai più grandi misteri dell’universo. Di fatto quella di Di Maio è domanda quasi filosofica nella sua natura, se non fosse che in verità arriva solo seconda rispetto a quest’altra questione dirimente: Ma verrà mai il momento in cui il giornalismo italiano arrivato-e-satollo si renderà conto della fossa che si sta scavando con le sue stesse mani in questa sua difesa ad oltranza dell’indifendibile renzistico? Che si renderà conto del fango che si sta tirando addosso? Che si renderà conto della risibilità della sua posizione? Che si renderà conto della sua miseria d’intelletto e umana oramai francamente incommentabile?

Time will tell, lo dirà il tempo, si dice da noi. Io scommetto altrimenti però: piuttosto che si realizzi questa “epocale epifania” sarà più facile che atterrino gli alieni, prima di ripartire subito schifati, s’intende!

PS: Naturalmente, in codesto contesto aulico non si discute neppure di ciò che si dice o non si dice in RAI o su Mediaset a proposito del caso Consip, anche perché Biancaneve e i 7 nani toscani lo abbiamo già letto alle elementari e a questa età non fa più curriculum!

PS: Poi dice che la Mimosa D’Oro 2017 ai “venerati maestri” masculi del giornalismo italiano non era meritata! Sic!

Rina Brundu

Tratto da:https://rinabrundu.com/2017/03/07/il-caso-consip-6-la-battaglia-censoria-della-stampa-dalla-gruber-a-floris-che-fa-il-terzo-grado-ad-uno-straordinario-luigi-di-maio-filosofico-sui-misteri-del-renzismo/

SIAMO IN UN FRULLATORE.E CI GIRA LA TESTA.

Prima era l’informazione unidirezionale: tu dicevi, io assorbivo (carta, radio, tv). Poi siamo passati alla comunicazione – io dico, tu rispondi – e ora condividiamo (possedere insieme, partecipare insieme, offrire del proprio ad altri), diffondiamo opinioni, giudichiamo e c’è chi pretende di conversare – quasi fosse un diritto o un’urgenza irrefrenabile – anche di ciò che non si conosce affatto, sul medesimo ring, che è la rete.

Offrire del proprio ad altri è un mare infinito e complesso. E se non n potessimo più di ricevere? Se il vaso fosse talmente pieno, e l’acqua talmente sudicia, che il liquido fosse divenuto imbevibile? Non lo so. Ma la domanda me la pongo ogni giorno. E mi si ripresenta, forte e chiara, ogni volta che osservo la rete e molto pare davvero all’estremo di non si sa più quale confine. Le tinte rosa, il verde acqua, lillà, l’arancione sono sempre meno i colori della comunicazione condivisa. C’è rosso passione malata, rosso sangue che trasuda d’insulti, ostilità e nero pece. Oppure è tutto bellissimo e ovviamente finto. Tanto verosimile, quando poco reale.

Nel fine settimana del 17/18 febbraio scorso, a Trieste, si è tenuta la prima edizione di “Parole Ostili”, evento che ho condiviso sui miei profili social e guardato in streaming (il bello della tecnologia) desiderosa di ascoltare e capire, ed anche trovare conforto.paroleostili.png

…la folle ambizione di dire “adesso basta”, torniamo a parlare un linguaggio che ci rispetti e che sia lontano da violenza, discriminazione e odio (#paroleostili).

Perché ci si sentiva soli e diversi nei bar – mentre il gruppo parlava – e ci si sente allo stesso modo in rete. Come diceva Sherry Turkle nel suo memorabile saggio sul complesso rapporto tra l’uomo e tecnologia “Insieme ma soli”. Ti guardi in giro, scorrendo timeline, per capire se c’è qualcuno, se non di uguale a te, almeno di simile con il quale discutere, confrontarti, contrapporti con intento qualitativo ed evolutivo. E lo vai cercando attraverso quella parola, come fosse una bandiera di riconoscimento – la sola rimasta che unisce ancora il mondo analogico a quello digitale, il passato con il presente – ed il suo uso corretto, gentile ed educato e magari con guizzi di humor.

Il potere delle parole: commuovono, scaldano il cuore, valorizzano, danno fiducia, semplicemente uniscono… E poi ci sono tweet, post e status: feriscono, fanno arrabbiare, offendono, denigrano, inesorabilmente allontanano. Perché se è fottutamente vero che i social network sono luoghi virtuali dove si incontrano persone reali, allora viene da domandarsi chi siamo e con chi vogliamo condividere questo luogo. Parole O_Stili ha l’ambizione di essere questo: l’occasione per confrontarsi sullo stile con cui stare in rete, e magari diffondere il virus positivo dello “scelgo le parole con cura” perché  “le parole sono importanti” (#paroleostili www.paroleostili.com)

C’erano i bulletti al bar e a scuola, ai miei tempi, come ora. Li ritrovo in rete ancora più urlanti, ancora più inferociti nel cliccare i tasti di una tastiera, nascosti ma presenti, usando punteggiature inverosimili, emoticon rappresentative di loro stessi, allergici al prendersi responsabilità delle proprie affermazioni.

Che le parole siano importanti in molti lo capiscono soltanto quando ciò che hanno scritto, magari d’istinto, sui social innesca una querela e poi un processo ed infine una condanna (#paroleostili http://www.paroleostili.com/diffamazione-social/)

Una occhiata ai profili dei politici del nostro paese (Renzi, Salvini, Raggi per dirne tre, a caso) per vedere lo spaccato della nostra società: “fosse comuni” di commenti, opinioni buttate lì a caso, soggettività incanalate sul web per lo più frutto di irrisolti psicologici che di reali fatti oggettivi supportati dalle ancora valide cinque W – perché, chi, cosa, come, quando. A volte li immagino con la bava e la lingua fuori, un po’ come da ragazzina osservavo da lontano gruppetti che si coalizzavano per la supremazia (inutile) di qualcosa e la claque intorno. In fondo non è cambiato molto: prima le parole le sentivamo uscire dalla bocca, ora le leggiamo sui nostri dispositivi che teniamo in tasca ed hanno una potenza, una energia ed una ostilità, pari ad un pugno nello stomaco o peggio, nella testa.

E allora cosa possiamo fare tutti noi che per mestiere, o per passione, stiamo a braccetto con la rete? Quello che si è sempre fatto quando desideri “disinnescare”: non mettere benzina sul fuoco. Alle parole ostili si risponde con gentilezza, educazione, con la verità dei fatti e naturalmente qualche emoticon sorridente. Spegni il fuoco o almeno ci provi. Oggi, domani, e il giorno dopo ancora. Con metodo, senza rassegnazione, ne aspettativa.

Cercando di recuperare fiducia attraverso i contenuti, per noi stessi ed anche per la società di cui facciamo parte: perché la fiducia è una esigenza evolutiva; è linfa vitale per la personalità e la societàcome scrive Claudio Widmann psicologo-psicoterapeuta e analista junghiano nel suo testo “F come Fiducia”.

La parola è un transitare. E mai come ora, farlo con cura, sbarazzandoci dell’odio, della ostilità, della violenza è importante. Anzi, vitale. È un seme che abbiamo il dovere di piantare ancora.

Siamo in un frullatore di notizie, un flusso enorme che non si arresta e non si arresterà, se non lo fermiamo noi, di tanto in tanto, per fare il punto.

Qualcuno prende un’aspirina e gli passa, altri scendono in giardino a piedi nudi e aprono le finestre. Personalmente mi rifugio nel silenzio, nella poesia, nella musica, nell’arte e nella contemplazione del cielo o in qualche sala cinematografica vuota di pomeriggio. Una sorta di antidoto che prendo dalla cultura e dalla bellezza del mondo.

Troppi però, non cambiano neppure l’aria. Ed è tossica.

Tratto da:https://ilsaltodirodi.com/2017/03/08/rete-frullatore-di-parole-odio-hater-paroleostili/

Contributo scritto per Hic Rhodus da Pamela Tavalazzi.
Vivo in Romagna, a due passi da Ravenna, a quattro dal mare. Mi occupo di comunicazione da oltre 25 anni, da una decina anche di comunicazione politica. Oscillo tra la pubblica 
amministrazione e le imprese. Amo osservare il mondo che mi circonda, tentando di trovare 
soluzioni improbabili ma possibili e di questo, talvolta, scrivo.