I dipinti di “The Wall” in mostra e poi in vendita

I dipinti di “The Wall” in mostra e poi in vendita

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“The Wall” è uno dei dischi più amati dei Pink Floyd. Uscito nel ’79, a tre anni di distanza dall’ingresso nel mercato musicale è approdato al cinema con un film diretto da Alan Parker.

In breve tempo la pellicola è diventata un vero e proprio must per gli appassionati della band britannica, tanto che ogni singolo oggetto utilizzato sul set si è trasformato in un feticcio da cercare, adorare, acquistare.

Stavolta è toccato ai dipinti originali di Gerard Scarfe creati appositamente per l’adattamento cinematografico. Questi quadri verranno infatti messi in vendita alla San Francisco Art Exchange, non prima però di essere esposti al pubblico nella stessa SFAE.

La mostra sarà quindi l’occasione da non perdere prima che le opere entreranno a far parte di una collezione privata.

Per l’occasione Scarfe ha scelto undici opere, create su indicazione di Roger Waters mentre il disco era ancora un progetto in fieri. Troveremo quindi nell’elenco le iconiche The ScreamGiant Judge and HammersThe TeacherThe Mother e Education For What? oltre a delle illustrazioni legate a Comfortably Numb e ad uno storyboard creato per The Wall”.

Tratto da:https://mzknews.com/2017/03/08/i-dipinti-di-the-wall-in-mostra-e-poi-in-vendita/

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FESTA DELLA DONNA…pensiero per tutte voi! Leggilo…


Stamattina sentivo il bisogno di dedicarvi un pensiero a tutte voi donne…se avrete un attimo di tempo per leggerlo mi farebbe davvero tanto piacere…

Siamo donne e cercheranno sempre  di farci credere che siamo il sesso piu’ debole, ma non è così… Non crediamo alle persone che vogliono farcelo credere ancora oggi!!! Di debole in noi donne non c’é  assolutamente nulla. Di delicato magari  sicuramente si… ed è  questo che ci accomuna a delle donne magiche!!!
Invece vi voglio dire che noi donne siamo forti …e l’abbiamo e lo dimostriamo tutti i giorni della nostra vita!!
Abbiamo occhi grandi e spalancati sul mondo  intero… Abbiamo occhi  che sanno vedere sempre e dico sempre al di lá di quello che c’é da vedere. …Siamo donne… e abbiamo imparato molto presto a guardare al di la dell’apparenza, sotto l’inganno, verso la verità.Abbiamo  orecchie per  sentire bene e siamo sempre in ascolto…di tutto ciò che accade intorno a noi!! Abbiamo  braccia che ci fanno sempre più forti …  ma quanti abbracci dobbiamo ancora donare, nel corso della nostra vita! Ci serviranno ancora ad appenderci sul collo del nostro papà,( come quando eravamo piccole), come naturalmente  solo noi figlie femmine  sappiamo fare. Poi dobbiamo  prendere in braccio tutti i giorni  i nostri figli e sollevarli ogni volta che  cadranno, cullarli tutti i giorni per portarli  nel mondo dei sogni e sopratutto accogliere le loro corse incontro a noi, quando la vita gli avrà fatto male….sono una mamma anch’io e ancora oggi ho bisogno delle braccia forti della mia mamma e del mio papà..siamo donne sempre forti ma anche noi abbiamo bisogno di conforto e di aiuto!

Siamo donne…   e si aspetteranno che noi sappiamo fare la madre…. Nessuno si chiederà se abbiamo paura, se ci sentiamo pronte…. se non ne siamo capaci…Ma noi  donne siamo nate  madri!!!
Perciò cresciamo i nostri figli nella consapevolezza che sbaglieremo e sbaglieranno, che tu li perdonerai sempre e loro, forse, invece no. Ma sarai madre comunque e sarà il mestiere più bello che svolgerai nella tua vita. Un mestiere dove non c’è stipendio, solo dentini che spuntano, notti in bianco e pappe sputacchiate che saranno però la più grande ricchezza che possederai.

Siamo donne e  ci serviranno gambe scattanti per correre dietro ai sogni che vorranno sfuggirci e dita lunghe per afferrarli, prima che sia troppo tardi. Saremo  brave anche ad acchiappare i sogni degli altri e trasformarli in realtà, forse sarà ciò che saprai fare meglio. Perché non ci sarà niente che ti renderà più felice dell’aver regalato un sorriso.

Siamo donne  e abbiamo delle amiche, donne come noi… teniamole strette strette perché non ci sarà uomo che sia pronto a riaccoglierti dopo qualunque tuo errore come loro, invece, sapranno fare benissimo.

Voglio concludere questo mio pensiero rivolto a voi che mi seguite tutti i giorni, e se potessi vi ringrazierei ad una ad una… di cercare  la magia, anche quando ti diranno che non esiste, perché lo diranno spesso…ma io ci credo ancora nella magia… e  Prosegui sempre sul  tuo cammino, la vita è grandissimo  dono e il lieto fine è già scritto ….

Se volete… provate a credere ancora ancora  nei miracoli ed il più grande, il più meraviglioso è già qui….siamo noi donne!!!!!!

Tratto da:https://peccatidigola568.com/2017/03/08/festa-della-donna-pensiero-per-tutte-voi-leggilo/

Ritardi ed omissioni nella contaminazione dell’acqua potabile tra Bernalda e Pisticci nel luglio 2016

ASSANGE SOCCORRE ANCORA TRUMP. MA SAPRA’ APPROFITTARNE?

7 marzo 2017

 

Qualche giorno fa Trump  ha accusato Obama,  al solito via tweet, di avergli messo sotto controllo  telefoni alla Trump Tower durante la  campagna  elettorale.  Senza fornire nessuna prova o indizio.  Ha avuto tutti contro per questa uscita “immotivata” e  (lasciavano intendere)  folle: i democratici (“Noi non facciamo certe cose”) la maggior parte dei repubblicani, James Clapper il capo  della National Intelligence. Da ultimo  quel James Comey capo dell’Fbi  che non ha voluto  condurre l’inchiesta su Hillary,   ha addirittura chiesto imperiosamente all’Attorney General, scelto da Donald e già sotto attacco, di smentire  le affermazioni di Trump  come del tutto infondate.

Just out: The same Russian Ambassador that met Jeff Sessions visited the Obama White House 22 times, and 4 times last year alone.

Anche il vostro  cronista si è chiesto:possibile che The Donald sia così stupido da accusare non solo Obama, ma il deep state (L’intercettatore), senza avere uno straccio di indizio da mostrare? Sta colando a picco  così, senza combattere?

Adesso, Wikileaks  ha diffuso il suo “Vault 7”: sono  oltre 8.700 documenti  e  scambi d’informazioni riservate rubati alla  Cia  in cui si dimostra che il  Center For Cyber Intelligence in Langley,  della Cia  medesima,  possiede software   – del resto non particolarmente speciali –  con cui può trasformare ogni smartphone, tv intelligente,  i computer che avete in casa  e funzionano con Windows, e  tablet con Android,  e  persino   le consoles di videogiochi, in microfoni occulti e telecamere che registrano ogni vostra telefonata, e-mail o conversazione casalinga.  Metodi di comunicazione che dicono di essere protetti perché “criptati” come WhatsApp e Telegram sono libri aperti per i servizi Usa.

CIA –  l’organigramma secondo Wikileaks

Tutto ciò fa apparire  meno folle e  immotivata l’accusa di Donald Trump a  cui Obama e i  suoi  complici hanno risposto   con lo sdegno dell’onestà offesa.

Ma c’è di più e più compromettente:  Assange documenta che la Cia ha la possibilità di fare questi ascolti  segreti e  azioni di spionaggio occulte, lasciandosi  poi  dietro, attraverso un  suo ufficio chiamato Remote Devices Branch’s UMBRAGE group,   le “impronte digitali” elettroniche  di altri stati o servizi, facendo apparire come colpevoli  questi e non il servizio americano. Per esempio,  può lasciare le impronte digitali russe;  ha infatti una “notevole biblioteca di malware rubati da malware prodotti in  altri stati,  fra cui la Federazione Russa”.

false flag informatici

Orbene: questa rivelazione   rende  molto sospette le accuse  del partito Democratico che i Russi avrebbero spiato elettronicamente, come le accuse che i russi avrebbero “manipolato”  le elezioni Usa con atti di pirateria informatica sulle macchine  per il voto elettronico, facendo perdere la Clinton.  Ancora più sospetta la grancassa mediatico-politica, che va avanti da mesi, sui rapporti di Trump e del suo entourage con Mosca. Gli accusatori avevano prove precostituite con i metodi usati dalla Cyber Intelligence Unity della Cia?  Obama e i democratici hanno continuato ad accusare Mosca di compiere cyber-aggressioni, mentre  adesso si scopre che è la Cia che ha trasformato  computer russi collegati ad internet, e persino televisori in Russia, in apparati d’ascolto clandestini.

In realtà,  già in un articolo del 28 agosto 2016  di Huffington Post, dei funzionari dell’intelligence si erano stupiti delle “impronte” che  gli hacker russi avevano lasciato nei computer del Partito Democratico – più  esattamente del National Democratic Committee, il comitato elettorale: impronte  così grossolane e diverse  dal solito, che questi funzionarti avevano ipotizzato: Mosca  “ha voluto” deliberatamente far vedere che   s’era introdotta nei  computer democratici, “per mostrare a Washington che   è una cyber-potenza da rispettare” (Sic).   Adesso cominciamo a capire che forse tutto l’attacco è stato un false flag.

http://www.huffingtonpost.com/entry/hackers-meant-to-leave-russias-mark_us_579a0610e4b02d5d5ed47848

 

Fra le altre rivelazioni  che nei prossimi giorni potranno far esplodere scandali e problemi  diplomatici internazionali,  eccone due:

La base segreta per le infiltrazioni nei computer del mondo della Cia è il Consolato Usa a Francoforte: da qui   i servizi Usa, che hanno assoldato hacker che muniscono di passaporto diplomatico,  spiano elettronicamente Europa, Medio Oriente e Africa (e non la BCE?). >E’ anche probabile che l’ascolto di Trump e dei suoi fidati sia avvenuto attraverso i servizi britannici, dice qualcuno..

“Recentemente la Cia ha perso il controllo del grosso del  suo arsenale di intercettazione e spionaggio elettronico: malware, virus, trojans,  malware di controllo remoto,  “zero day”  militarizzati (?)  con la documentazione relativa sono  stati “presi” da altri. Hacker e contractors se   ne sono impadroniti in modo non-autorizzato , ed uno di questi ne ha fornito parte a Wikileaks stessa.   E’  una grave proliferazione   di “armi”  che ora sono a disposizione   di chiunque nel mondo.  Si tratta solo di righe di programmi, che possono essere copiate in una frazione di secondo.

Altre notiziole: la Cia è in  grado di prendere il  controllo  a distanza  delle auto ultimo modello   per provocare omicidi che sembrano incidenti d’auto.  Anzi, sembra abbia prodotto l’omicidio   di Michael Hastings, un giornalista investigativo molto scomodo  per il deep state, che aveva dimostrato  – per esempio – che il movimento “Occupy Wall Street” era infiltrato e manipolato dal Dipartimento della Homeland Security (il ministero dell’Interno). La sua Mercedes  coupé sbatté da sola contro una palma di Hancock Park a Los Angeles, alle  4 del mattino, a velocità massima e prese fuoco.   Amici e colleghi di Hastings continuano a sostenere  che l’incidente non fu un incidente, ovviamente derisi come complottisti.

 

Altra notizia:   Wikileaks può contare su un altro Snowden, uno spifferatore di prima grandezza interno ai servizi.

Questo per dare rapidamente un’idea di quanto sia esplosiva questa rivelazione per i nemici di Donald Trump.   Per chi ha maggiori conoscenze tecniche, qui  l’articolo:

http://www.zerohedge.com/news/2017-03-07/wikileaks-hold-press-conference-vault-7-release-8am-eastern

Insomma è un bell’aiuto per The Donald. Saprà lui  approfittarne a fondo? Stay Tuned, come dicono a Hollywood.

L’articolo ASSANGE SOCCORRE ANCORA TRUMP. MA SAPRA’ APPROFITTARNE? è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

Tratto da:http://www.maurizioblondet.it/assange-soccorre-ancora-trump-sapra-approfittarne/

Il caso Consip (6) – La battaglia censoria della Stampa: dalla Gruber a Floris che fa il terzo grado ad uno straordinario Luigi Di Maio filosofico sui MISTERI del renzismo.

snow-white-and-the-seven-dwarfs-jpeg-115149La medaglia d’oro ritengo che vada di diritto a Lilli Gruber che ieri sera, durante “Otto e mezzo” (La7), mentre intervistava un flemmatico Ezio Mauro, gli ha chiesto: “Pensa che Renzi stia pagando l’essersi messo contro le corporazioni?”. Questo era senz’altro il gist della domanda e giuro che non ho ancora capito come siano riusciti a mantenersi seri mentre lei la faceva e lui tentava di rispondere!

Stasera invece è stato il turno di Giovanni Floris che, coaudiuvato da Massimo Giannini, ha fatto un altro dei suoi “interrogatori” ad uno straordinario Luigi Di Maio, il quale ha risposto da par suo e tra le altre cose ha pure azzardato: “Ecco un’inchiesta in cui è coinvolto il padre di Renzi, il miglior amico di Renzi, tanti degli uomini che giravano intorno a Renzi: ma come è possibile che solo lui fosse all’oscuro di tutto?”.

Misteri! Ed effettivamente questo è un altro di quei misteri italici che fanno invidia ai più grandi misteri dell’universo. Di fatto quella di Di Maio è domanda quasi filosofica nella sua natura, se non fosse che in verità arriva solo seconda rispetto a quest’altra questione dirimente: Ma verrà mai il momento in cui il giornalismo italiano arrivato-e-satollo si renderà conto della fossa che si sta scavando con le sue stesse mani in questa sua difesa ad oltranza dell’indifendibile renzistico? Che si renderà conto del fango che si sta tirando addosso? Che si renderà conto della risibilità della sua posizione? Che si renderà conto della sua miseria d’intelletto e umana oramai francamente incommentabile?

Time will tell, lo dirà il tempo, si dice da noi. Io scommetto altrimenti però: piuttosto che si realizzi questa “epocale epifania” sarà più facile che atterrino gli alieni, prima di ripartire subito schifati, s’intende!

PS: Naturalmente, in codesto contesto aulico non si discute neppure di ciò che si dice o non si dice in RAI o su Mediaset a proposito del caso Consip, anche perché Biancaneve e i 7 nani toscani lo abbiamo già letto alle elementari e a questa età non fa più curriculum!

PS: Poi dice che la Mimosa D’Oro 2017 ai “venerati maestri” masculi del giornalismo italiano non era meritata! Sic!

Rina Brundu

Tratto da:https://rinabrundu.com/2017/03/07/il-caso-consip-6-la-battaglia-censoria-della-stampa-dalla-gruber-a-floris-che-fa-il-terzo-grado-ad-uno-straordinario-luigi-di-maio-filosofico-sui-misteri-del-renzismo/

SIAMO IN UN FRULLATORE.E CI GIRA LA TESTA.

Prima era l’informazione unidirezionale: tu dicevi, io assorbivo (carta, radio, tv). Poi siamo passati alla comunicazione – io dico, tu rispondi – e ora condividiamo (possedere insieme, partecipare insieme, offrire del proprio ad altri), diffondiamo opinioni, giudichiamo e c’è chi pretende di conversare – quasi fosse un diritto o un’urgenza irrefrenabile – anche di ciò che non si conosce affatto, sul medesimo ring, che è la rete.

Offrire del proprio ad altri è un mare infinito e complesso. E se non n potessimo più di ricevere? Se il vaso fosse talmente pieno, e l’acqua talmente sudicia, che il liquido fosse divenuto imbevibile? Non lo so. Ma la domanda me la pongo ogni giorno. E mi si ripresenta, forte e chiara, ogni volta che osservo la rete e molto pare davvero all’estremo di non si sa più quale confine. Le tinte rosa, il verde acqua, lillà, l’arancione sono sempre meno i colori della comunicazione condivisa. C’è rosso passione malata, rosso sangue che trasuda d’insulti, ostilità e nero pece. Oppure è tutto bellissimo e ovviamente finto. Tanto verosimile, quando poco reale.

Nel fine settimana del 17/18 febbraio scorso, a Trieste, si è tenuta la prima edizione di “Parole Ostili”, evento che ho condiviso sui miei profili social e guardato in streaming (il bello della tecnologia) desiderosa di ascoltare e capire, ed anche trovare conforto.paroleostili.png

…la folle ambizione di dire “adesso basta”, torniamo a parlare un linguaggio che ci rispetti e che sia lontano da violenza, discriminazione e odio (#paroleostili).

Perché ci si sentiva soli e diversi nei bar – mentre il gruppo parlava – e ci si sente allo stesso modo in rete. Come diceva Sherry Turkle nel suo memorabile saggio sul complesso rapporto tra l’uomo e tecnologia “Insieme ma soli”. Ti guardi in giro, scorrendo timeline, per capire se c’è qualcuno, se non di uguale a te, almeno di simile con il quale discutere, confrontarti, contrapporti con intento qualitativo ed evolutivo. E lo vai cercando attraverso quella parola, come fosse una bandiera di riconoscimento – la sola rimasta che unisce ancora il mondo analogico a quello digitale, il passato con il presente – ed il suo uso corretto, gentile ed educato e magari con guizzi di humor.

Il potere delle parole: commuovono, scaldano il cuore, valorizzano, danno fiducia, semplicemente uniscono… E poi ci sono tweet, post e status: feriscono, fanno arrabbiare, offendono, denigrano, inesorabilmente allontanano. Perché se è fottutamente vero che i social network sono luoghi virtuali dove si incontrano persone reali, allora viene da domandarsi chi siamo e con chi vogliamo condividere questo luogo. Parole O_Stili ha l’ambizione di essere questo: l’occasione per confrontarsi sullo stile con cui stare in rete, e magari diffondere il virus positivo dello “scelgo le parole con cura” perché  “le parole sono importanti” (#paroleostili www.paroleostili.com)

C’erano i bulletti al bar e a scuola, ai miei tempi, come ora. Li ritrovo in rete ancora più urlanti, ancora più inferociti nel cliccare i tasti di una tastiera, nascosti ma presenti, usando punteggiature inverosimili, emoticon rappresentative di loro stessi, allergici al prendersi responsabilità delle proprie affermazioni.

Che le parole siano importanti in molti lo capiscono soltanto quando ciò che hanno scritto, magari d’istinto, sui social innesca una querela e poi un processo ed infine una condanna (#paroleostili http://www.paroleostili.com/diffamazione-social/)

Una occhiata ai profili dei politici del nostro paese (Renzi, Salvini, Raggi per dirne tre, a caso) per vedere lo spaccato della nostra società: “fosse comuni” di commenti, opinioni buttate lì a caso, soggettività incanalate sul web per lo più frutto di irrisolti psicologici che di reali fatti oggettivi supportati dalle ancora valide cinque W – perché, chi, cosa, come, quando. A volte li immagino con la bava e la lingua fuori, un po’ come da ragazzina osservavo da lontano gruppetti che si coalizzavano per la supremazia (inutile) di qualcosa e la claque intorno. In fondo non è cambiato molto: prima le parole le sentivamo uscire dalla bocca, ora le leggiamo sui nostri dispositivi che teniamo in tasca ed hanno una potenza, una energia ed una ostilità, pari ad un pugno nello stomaco o peggio, nella testa.

E allora cosa possiamo fare tutti noi che per mestiere, o per passione, stiamo a braccetto con la rete? Quello che si è sempre fatto quando desideri “disinnescare”: non mettere benzina sul fuoco. Alle parole ostili si risponde con gentilezza, educazione, con la verità dei fatti e naturalmente qualche emoticon sorridente. Spegni il fuoco o almeno ci provi. Oggi, domani, e il giorno dopo ancora. Con metodo, senza rassegnazione, ne aspettativa.

Cercando di recuperare fiducia attraverso i contenuti, per noi stessi ed anche per la società di cui facciamo parte: perché la fiducia è una esigenza evolutiva; è linfa vitale per la personalità e la societàcome scrive Claudio Widmann psicologo-psicoterapeuta e analista junghiano nel suo testo “F come Fiducia”.

La parola è un transitare. E mai come ora, farlo con cura, sbarazzandoci dell’odio, della ostilità, della violenza è importante. Anzi, vitale. È un seme che abbiamo il dovere di piantare ancora.

Siamo in un frullatore di notizie, un flusso enorme che non si arresta e non si arresterà, se non lo fermiamo noi, di tanto in tanto, per fare il punto.

Qualcuno prende un’aspirina e gli passa, altri scendono in giardino a piedi nudi e aprono le finestre. Personalmente mi rifugio nel silenzio, nella poesia, nella musica, nell’arte e nella contemplazione del cielo o in qualche sala cinematografica vuota di pomeriggio. Una sorta di antidoto che prendo dalla cultura e dalla bellezza del mondo.

Troppi però, non cambiano neppure l’aria. Ed è tossica.

Tratto da:https://ilsaltodirodi.com/2017/03/08/rete-frullatore-di-parole-odio-hater-paroleostili/

Contributo scritto per Hic Rhodus da Pamela Tavalazzi.
Vivo in Romagna, a due passi da Ravenna, a quattro dal mare. Mi occupo di comunicazione da oltre 25 anni, da una decina anche di comunicazione politica. Oscillo tra la pubblica 
amministrazione e le imprese. Amo osservare il mondo che mi circonda, tentando di trovare 
soluzioni improbabili ma possibili e di questo, talvolta, scrivo.

Principi azzurri e risarcimento danni

di Carla Sale Musio,08 MARZO 2017

“Il mondo è fatto male, c’è troppa corruzione, troppa confusione, troppo opportunismo, troppa falsità…” 

L’imperfezione ci rende critici, insofferenti e nervosi.

Vorremmo vivere un’esistenza perfetta in cui regnano la pace, l’amore e il rispetto.

E, quando costatiamo che invece non è così, ci aspettiamo che la vita ci porga delle scuse e ci compensi, ripagando i torti con altrettante opportunità.

Ma come nasce questa pretesa di perfezione?

Dove ha origine il bisogno di vivere un’esistenza facile, nitida, senza fatiche e senza sbavature?

L’equivoco che ci spinge a pretendere più che a dare, è racchiuso nelle impostazioni educative vissute durante l’infanzia.

Atterriamo nella vita portando con noi la certezza che esista un Principio Assoluto capace di farsi carico dei nostri bisogni.

E ci aspettiamo la devozione incondizionata da parte di chi si prende cura di noi.

Poi, quando scopriamo che questa perfezione non esiste, incolpiamo i nostri genitori, sicuri che le loro mancanze siano un affronto che andrà ripagato in qualche modo.

Arriviamo da una dimensione immateriale in cui i codici della Totalità obbediscono a leggi diverse da quelle della fisicità.

E portiamo con noi la certezza che quelle leggi, fatte di onnipresenza, onniscienza, pienezza, interezza e completezza, si applichino anche alla materialità di cui siamo diventati parte.

Forti di una memoria soprannaturale e istintiva, ci aspettiamo che gli adulti impersonino un Potere Divino, capace di assecondare le nostre esigenze.

Ma, nonostante la buona volontà e l’impegno smisurato, nessun genitore potrà mai incarnare quel Principio Assoluto che governa l’immaterialità, fuori dai limiti imposti dallo spazio, dal tempo e dalla dualità in cui ci muoviamo.

In questa nostra dimensione terrena, ciò che rende un genitore competente non è l’onnipotenza ma la possibilità di ammettere le difficoltà e la propria inesperienza.

L’onestà nel riconoscere le mancanze personali è alla base di un rapporto sano e, per raggiungerla, è necessario che mamma e papà abbandonino le vesti della Divinità per indossare quelle dell’umanità, accettando i propri limiti e costruendo le fondamenta di un dialogo che renderà i loro cuccioli migliori, pronti a volare fuori dal nido per confrontarsi con la vita.

Nel mondo fisico, la sicurezza non deriva da modelli di comportamento irreprensibili, ma dalla capacità di accettare le proprie fragilità, misurandosi con l’impegno necessario ad affrontare la realtà.

Avere genitori simili a Dio, rende insicuri, vittime di un confronto impari e sbilanciato in cui il senso d’inadeguatezza si cronicizza nel tempo, facendoci sentire schiavi del giudizio e dell’approvazione degli altri.

L’autostima e l’efficacia personale sono frutto di un’adeguata accettazione delle proprie paure e della volontà necessaria per evolvere i limiti, fino a renderli punti di forza.

La capacità di far fronte alle difficoltà trasforma la vita in un’avventura coinvolgente e appassionante.

Mentre la sensazione d’impotenza che deriva dal raffronto con un’autorità infallibile, annienta la volontà e rende vittime di un potere forte della propria arrogante superiorità.

Una pedagogia nera, vecchia di secoli ma ancora in vita nei metodi educativi che permeano l’educazione moderna, impone al padre e alla madre un’indiscussa superiorità, etichettando le ragioni dei figli come: pretesecapricciprepotenze, eccetera.

E, quei genitori che non riescono ad adeguarsi al target di perfezione imposto dagli standard pedagogici, pagano il prezzo di un ostracismo sociale e di un’insicurezza interiore, che limita il dialogo e la possibilità di un confronto costruttivo con i figli.

In questo modo, anche chi cerca di costruire un rapporto meno autoritario, finisce per sentirsi inadeguato.

È così che la pretesa di un risarcimento danni s’insinua nella coscienza.

Prende forma dalla rivalsa verso l’autoritarismo subito nell’infanzia e alimenta l’invidia, il rancore, il vittimismo e la paura, occultando il bisogno d’amore e portandoci ad esigere un compenso per le battaglie che è necessario affrontare durante la vita.

Compenso che, nell’immaginario collettivo, giungerà nel momento in cui un Principe Azzurro o una Principessa Azzurra, faranno la loro comparsa per renderci felici.

Nei sogni coltivati da bambini, saranno proprio loro a donarci, finalmente, tutto l’amore che ci è mancato durante l’infanzia, ripagando le inadeguatezze dei genitori e i torti della vita, grazie a una devozione incondizionata.

Il mito di una relazione perfetta e compensativa prende forma nelle fiabe della tradizione, modellando nel tempo una pretesa illusoria e irraggiungibile.

Nessun rapporto di coppia potrà mai ripagare l’angoscia vissuta durante i primi anni di vita.

Ognuno deve scoprire dentro di sé le risorse necessarie per far fronte al dolore, trasformando la sofferenza in saggezza e sviluppando la capacità di vivere con profondità e creatività.

Il rischio di essere pienamente se stessi fa paura e blocca l’espressione dell’autenticità.

Temiamo di ritrovarci soli, privi del sostegno e del riconoscimento delle persone cui vogliamo bene.

Eppure, nella solitudine e nell’ascolto della nostra interiorità si sviluppa una capacità di amare fatta di comprensione e reciprocità.

L’amore che riceviamo è lo specchio dell’amore che sappiamo dare a noi stessi.

Le relazioni di coppia mettono a fuoco le imperfezioni, spingendoci verso l’evoluzione e il cambiamento.

Per vivere la vita con pienezza e l’amore con Amore, dobbiamo incontrare noi stessi così intimamente da scoprire che il Principe Azzurro e la Principessa Azzurra siamo proprio noi.

Sono le parti di cui abbiamo più paura.

Quelle che ci portano in dono un nuovo punto di vista e ci regalano il coraggio di cambiare gli schemi limitanti, ancorati alla paura della sofferenza.

Nessuno può colmare le lacune del passato senza attraversare il fuoco del cambiamento e senza rivivere il dolore dell’infanzia.

L’ascolto delle proprie parti infantili permette agli adulti che siamo diventati di prendersi cura dei bambini che siamo stati, accogliendo la vulnerabilità insieme alla forza e dando forma a un amore in grado di offrirsi invece che pretendere.

La maturità non è una presunta asetticità emotiva, ma si rivela nella capacità di far convivere la saggezza con l’ingenuità, la fiducia con la paura, l’incoerenza con il bisogno di uniformità.

Nell’accoglienza della propria multiforme autenticità sono nascoste le chiavi dell’amore e il segreto di una relazione libera da potere e presunzione, pronta ad attraversare la vita nella sua infinità generosità.

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