Il caso Consip (6) – La battaglia censoria della Stampa: dalla Gruber a Floris che fa il terzo grado ad uno straordinario Luigi Di Maio filosofico sui MISTERI del renzismo.

snow-white-and-the-seven-dwarfs-jpeg-115149La medaglia d’oro ritengo che vada di diritto a Lilli Gruber che ieri sera, durante “Otto e mezzo” (La7), mentre intervistava un flemmatico Ezio Mauro, gli ha chiesto: “Pensa che Renzi stia pagando l’essersi messo contro le corporazioni?”. Questo era senz’altro il gist della domanda e giuro che non ho ancora capito come siano riusciti a mantenersi seri mentre lei la faceva e lui tentava di rispondere!

Stasera invece è stato il turno di Giovanni Floris che, coaudiuvato da Massimo Giannini, ha fatto un altro dei suoi “interrogatori” ad uno straordinario Luigi Di Maio, il quale ha risposto da par suo e tra le altre cose ha pure azzardato: “Ecco un’inchiesta in cui è coinvolto il padre di Renzi, il miglior amico di Renzi, tanti degli uomini che giravano intorno a Renzi: ma come è possibile che solo lui fosse all’oscuro di tutto?”.

Misteri! Ed effettivamente questo è un altro di quei misteri italici che fanno invidia ai più grandi misteri dell’universo. Di fatto quella di Di Maio è domanda quasi filosofica nella sua natura, se non fosse che in verità arriva solo seconda rispetto a quest’altra questione dirimente: Ma verrà mai il momento in cui il giornalismo italiano arrivato-e-satollo si renderà conto della fossa che si sta scavando con le sue stesse mani in questa sua difesa ad oltranza dell’indifendibile renzistico? Che si renderà conto del fango che si sta tirando addosso? Che si renderà conto della risibilità della sua posizione? Che si renderà conto della sua miseria d’intelletto e umana oramai francamente incommentabile?

Time will tell, lo dirà il tempo, si dice da noi. Io scommetto altrimenti però: piuttosto che si realizzi questa “epocale epifania” sarà più facile che atterrino gli alieni, prima di ripartire subito schifati, s’intende!

PS: Naturalmente, in codesto contesto aulico non si discute neppure di ciò che si dice o non si dice in RAI o su Mediaset a proposito del caso Consip, anche perché Biancaneve e i 7 nani toscani lo abbiamo già letto alle elementari e a questa età non fa più curriculum!

PS: Poi dice che la Mimosa D’Oro 2017 ai “venerati maestri” masculi del giornalismo italiano non era meritata! Sic!

Rina Brundu

Tratto da:https://rinabrundu.com/2017/03/07/il-caso-consip-6-la-battaglia-censoria-della-stampa-dalla-gruber-a-floris-che-fa-il-terzo-grado-ad-uno-straordinario-luigi-di-maio-filosofico-sui-misteri-del-renzismo/

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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