Signor Presidente della Regione Basilicata

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Giuseppe Avigliano

Signor Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, signori assessori e consiglieri tutti, mi chiamo Giuseppe Avigliano, ho 30 anni e abito a Melbourne. Originario di Vaglio Basilicata (Potenza), sono ormai già alcuni anni che vivo in Australia per lavoro, ma la mia terra ed i suoi inequiparabili problemi, li porto sempre nel mio cuore.
E’ una lettera che scrivo con parole che arrivano dal profondo dell’anima, frutto di un’imprescindibile indignazione sull’attuale situazione che i miei conterranei e la mia amata Basilicata stanno vivendo. Una totale sfiducia nei vostri confronti, che cresce ogni giorno che passa lontano da casa. Siamo un popolo umile dalle semplici origini contadine, ma cio’ non vuol dire che siamo un popolo stupido; la mia non e’ rabbia, ma semplice sdegno e ripugnanza nei confronti di una classe politica  e poco attenta ai veri problemi dei cittadini. Un classe politica che nel corso degli anni si e’ evoluta diventando sempre piu’ lontana anni luce da quelle che sono le vere esigenze di questa terra. Avremmo potuto esportare il “Made in Basilicata” in tutto il mondo, essere meta turistica indiscussa ed indiscutibile, avremmo potuto e dovuto basare la nostra microeconomia sul turismo eno-gastronomico, sulle forti tradizioni popolari, sul trekking paesaggistico e culturale e sulla valorizzazione e riqualificazione di un territorio ricco di storia e arte. Un territorio dal canto suo ancora fortemente incontaminato nell’aria e nell’acqua, ma che grazie a voi sta diventando sempre piu’ pattumiera d’Italia e d’Europa. Avete, cosi facendo, sbattuto la porta in faccia al popolo lucano ed aperto un portone ai petrolieri.
Avreste dovuto curare gli interessi di un popolo che purtroppo sta diventando sempre meno popolo e sempre piu’ schiavo. Eppure l’articolo 98 della Costituzione Italiana stabilisce che gli impiegati pubblici come voi, debbano essere al servizio della Nazione o sbaglio? Ho i miei dubbi che voi sappiate di cosa stia parlando.
L’attuale situazione economico-finanziaria in cui la nostra regione versa, e’ il risultato di politiche del presente e del passato errate, sembrerebbe quasi il risultato di un piano ben definito, studiato a tavolino per spopolare definitivamente questa regione e spianare la strada a chi questa terra vuole conquistarla. Un piano in cui a farla da padrone sono grosse societa’ petrolifere e grandi imprenditori . Se la memoria non mi inganna, lei Presidente Pittella, non era quello che nella campagna elettorale del 2013 decantava il riscatto? Quello che diceva che dovevamo rinegoziare la nostra vita ma non al ribasso, non a seconda di quanti spiccioli o di quante minute assunzioni ci avebbero dato? Quello che non si sarebbe mai legato alle compagnie petrolifere e chiedeva di rivedera quell’intesa (quella del 1996) e di farlo con mani libere e con autorevolezza? Era lei quello che diceva di chiedere, se non pretendere, innanzitutto che non ci sarebbero state ulteriori estrazioni oltre quel perimetro ne’ su terra ne’ su mare. “SE LO POSSONO DIMENTICARE” urlava alla folla che la applaudiva.
Signor Presidente, signori assessori e consiglieri tutti, signori cittadini,nonostante siete riusciti a portare a casa la tanto attesa, quanto “sudata” poltrona promesse mai mantenute sono la causa dell’inconfutabile deriva di questa splendida regione.
Oggi vivo in un paese dove tutto funziona, dove le regole si rispettano e chi non lo fa finisce con le spalle al muro, dove i politici di turno si dimettono per una laurea ottenuta copiando o semplicemente per il calo dell’apprezzamento del loro lavoro nei confronti dei cittadini. Qui, societa’ petrolifere ed importanti multinazionali estrattive fanno sì affari, ma al contrario vostro, a dettarne regole e condizioni e’ imprescindibilmente sempre il Governo australiano. Un Paese che salvaguarda i propri cittadini dall’immigrazione clandestina e dalla mala vita, un paese che offre tanto e non toglie nulla, dove vige fortunatamente ancora la meritocrazia (dubito conosciate l’etimologia di questa parola). Un Paese l’Australia, dove chi non rispetta l’etica ed il rigore può andare via anche domani.
Concludo dicendovi che non mi sento affatto rappresentato da gente come voi, ciò nonostante non mi fermero’ davanti a tutto questo, non sara’ di sicuro una classe politica inefficiente e fuorviata a placare il mio animo e la mia voglia di ritornare a casa, ne’ adesso ne’ mai. La Basilicata merita di più, abbiamo bisogno di gente che abbia a cuore i problemi del proprio popolo, che prenda fortemente in mano le redini di una situazione al collasso e che porti questa regione, indescrivibilmente stupenda ed inesplorata, ad essere il bandolo di un Sud che potrebbe rinascere. Non credo abbiamo bisogno di gente come lei, presidente, per questo grande progetto, pertanto se davvero ha a cuore il bene del popolo lucano, si DIMETTA e lasci che questa regione sia amministrata da persone che davvero amano la propria terra.
Cordialmente,
UN LUCANO TREMENDAMENTE INNAMORATO DELLA SUA TERRA.

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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