Consip, Travaglio: “Dopo una settimana di notizie sulle indagini, i colpevoli sono i magistrati e non i ladri”

“Dopo una settimana di notizie sulle indagini si è già deciso chi sono i colpevoli: non i ladri ma le guardie”. Lo ha detto il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ospite della trasmissione condotta da Lilli Gruber su La7, Otto e mezzo. Al centro del dibattito il caso Consip e il ruolo del pm John Henry Woodcock.  “Con quale fiducia  – ha aggiunto il direttore del Fatto – dovremmo seguire i processi alla camorra, visto che a seguirli sono gli stessi magistrati che quando s’imbattono in un politico diventano improvvisamente degli incapaci e dei cialtroni”.

In studio anche la giornalista de Il Foglio, Annalisa Chirico, che ha accusato Il Fatto di “essersi alimentato della fuga di notizie” dalla procura di Napoli: “Travaglio difende Woodcock, il suo datore di lavoro” ha detto. “Questa è una sua calunnia di cui l’invito a portare le prove, altrimenti ne risponderà nei tribunali” è stata la risposta di Travaglio.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/10/consip-travaglio-dopo-una-settimana-di-notizie-i-colpevoli-sono-i-magistrati-e-non-i-ladri/3442531/

MA PERCHE’ O PRELATI NON SMETTETE DI OFFENDERE CRISTO, E NOI CHE VI PAGHIAMO?

Dalla Nuova Bussola Quotidiana: “:.Uno degli scempi compiuti a Terni da monsignor Vincenzo Paglia negli anni del suo episcopato (2000-2013 è l’enorme affresco che copre tutta la controfacciata della Cattedrale di Terni, dipinto dall’artista argentino Ricardo Cinalli dieci anni fa, sodomita militante, ma che dai media e dai social è stato “riscoperto” in questi giorni. …

via MA PERCHE’ O PRELATI NON SMETTETE DI OFFENDERE CRISTO, E NOI CHE VI PAGHIAMO? — Blondet & Friends

Rovine

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Immagine tratta da Web by Ivan Larotonda 

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

Chi non ha mai subito, almeno una volta nella vita, il fascino di una vetusta ma diroccata costruzione? All’origine di questa strana attrazione c’è senza dubbio l’età romantica. Ad onor del vero, morbosa oltre ogni limite, se non addirittura oscena e pornografica! E’ frutto della volontà, tipicamente moderna, di voler proiettare nell’antichità il proprio mondo, quasi si trattasse di uno specchio sul quale è riflessa la cultura contemporanea, quest’ultima incapace di accettare cambiamenti, in senso logico, alla visione idealistica del mondo antico. Quel che il tempio accademico ha deciso deve essere perpetuato, e non importa se nuove scoperte gettino luce sul vero! Passato, tutto deve restare come l’abbiamo consolidato nelle nostre menti, al punto tale che è sembrato uno scandalo, un vero e proprio shock, scoprire che ad esempio le sculture antiche erano splendidamente dipinte, come pure i frontoni dei templi classici, e più di qualche autorevole accademico è arrivato a pronunciare l’assurdo di ritenerci fortunati, noi moderni, che abbiamo in dote un mondo classico in rovina, con le sue statue elegantemente sbiadite, i suoi templi ammuffiti e dalle colonne spezzate. Che il vero spettacolo lo godiamo noi perché abbiamo le “vestigia” ridotte in questa meravigliosa rovina. Chi scrive ama autenticamente il mondo antico, e perciò ragiona totalmente all’opposto, forse perché è libero di navigare negli oceani dello scibile, financo a naufragare, ma comunque libero dai dogmi degli atenei, libero di poter esprimere il valore dell’eterodossia. In buona sostanza, e in “rigorosa” apostasia, ritengo molto più onorevole, per noi, nonché rispettoso del mondo antico, operare nella sistematica ricostruzione di tutto quel che filologicamente si può riportare in “vita”. Paradigma di un nuovo rinascimento potrebbe essere la valle dei Fori a Roma, all’interno della quale si potrebbero ricostruire: Il tempio del Fuoco di Vesta con adiacente tempio dei Dioscuri, (del quale oggi restano solo tre colonne), il tempio della Concordia e quello di Saturno, e soprattutto la basilica Giulia, che risultava ancora in piedi nel quindicesimo secolo, era quasi giunta fino ai nostri tempi, e per questo rappresenta il maggior rammarico: se fosse rimasta ancora in piedi avrebbe eguagliato il numero di visitatori del Colosseo perché era per davvero un opera magnifica. E, a proposito di Colosseo, non sarebbe onorevole per l’intera Nazione ricostruire la metà che crollò nel quattordicesimo secolo per via di un terremoto? E invece, al contrario, si dibatte e si litiga su di una parziale ricostruzione dell’arena, perché ancora, pornograficamente, si pretende di mostrare anche la struttura sotterranea, quella con le celle per gladiatori e animali: perché? Le strutture ipogee te le vedi con percorso guidato, tu turista che nella stragrande maggioranza dei casi non capisci nulla di quello che ti sta attorno. Si parla sempre di restauro filologico, e dunque che bisogna lasciare le impronte che il tempo imprime sui monumenti, ma se si continua a ragionare in tali termini tutto è destinato a rovinare completamente. Perché a questo punto si può sostenere, paradossalmente, che non bisognava riparare la Barcaccia del Bernini quando i teppisti olandesi la danneggiarono, anch’esso è un segno del tempo, il tempo degli ubriaconi vetero-luterani. Questo amore per il decadente, il rovinismo, è qualcosa che vedo solo in Occidente, (come al solito le novità nichiliste le troviamo solo in quest’angolo mortifero di mondo). Sono certamente grandiosi maestri: Piranesi, Ricci e Bril, ma sulle loro opere svetta una cappa cimiteriale che, anche grazie alle tinte e i tratti soffusi, ammorba di mefitiche esalazioni l’apparente bucolica rappresentazione, (In Friedrich poi tutto è un camposanto, ma almeno ha l’onestà di dichiararlo). E continuiamo a compiacerci delle devastazioni quando, come accennato sopra, ci si dovrebbe mettere all’opera per ricostruire. Anche in questo caso guardiamo all’Oriente, ai templi millenari della civiltà buddista o induista; Queste costruzioni sono sempre identiche a se stesse, pur avendo ormai di originale solo il nome. Il palazzo dell’Imperatore giapponese a Kioto è stato ricostruito otto volte, e sempre allo stesso modo. In Cina la città proibita sarà a breve riportata all’epoca precedente il 1912, ultimo anno dell’Impero. In Russia la Cattedrale di Cristo Salvatore, all’interno del Cremlino, è stata ricostruita e riconsacrata nel 1990, esattamente com’era fino al 1931, quando i bolscevichi decisero, in pieno delirio anticristiano, di raderla al suolo. Pochi esempi, nel mortorio occidentale, osano cotanto coraggio. Quando eravamo ancora orgogliosi di noi ricostruimmo il campanile di S. Marco a Venezia, e con le stesse pietre. Oggigiorno rara eccezione lo sono i greci che, (forse perché votati all’eterno grazie all’abitudinaria educazione all’escatologia, rimasta intatta nel credo ortodosso), procedono a un ardito restauro del Partenone; un’operazione che nei fatti è una vera e propria ricostruzione, ma usando i materiali usati nel quinto secolo, (lo stesso marmo pentelico scelto da Ictino, Callicrate e Mnesicle, i costruttori di Pericle), e fanno bene, è una gran cosa rifarlo esattamente e interamente com’era. E magari poi ridipingerlo e ricollocare le metope e le sculture dei frontoni che ora giacciono a Londra, (con quale diritto gli inglesi  si arrogano di detenere la roba degli altri ancora non si sa). Auspichiamo che venga fatto lo stesso con la Basilica di S. Benedetto a Norcia, recentemente crollata col terremoto, e perché no, che venga terminato anche il rivestimento della facciata di S. Petronio a Bologna. E’ ora di ripensare come gli antichi, se vogliamo onorarli per davvero, rifacciamo le loro dimore affinché continuino ad essere lo scrigno della comune memoria.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

Incidente Cova, sindaci inferociti mentre Eni tira dritto: “Sversamento superficiale”

 

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09 Mar 2017

Scritto da redazione

VIGGIANO – “Non credo ci sarà un nuovo blocco della produzione di petrolio in Val d’Agri. Stiamo già facendo tutto quanto previsto per risolvere la situazione ed in ogni caso stiamo parlando di uno sversamento minimo e superficiale”.

Con queste parole l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, ha commentato per la prima volta (durante l’audizione informale presso la commissione Industria del Senato) l’incidente verificatosi al Cova di Viggiano nelle scorse settimane. Incidente sul quale la Procura di Potenza ha predisposto diversi accertamenti e campionamenti, soprattutto con l’obiettivo di provare a risalire all’origine della perdita dai due serbatoi di stoccaggio che ha provocato la fuoriuscita di idrocarburi e lo sversamento nei terreni circostanti l’impianto del cane a sei zampe.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

 

Arriva ‘legge Rovazzi’ per guidare col trattore in strada (ma non in tangenziale)

Il testo depositato da un senatore del Pd a Palazzo Madama. Il cantante: “Cosa sta succedendo”

“Andiamo a comandare/col trattore in tangenziale”. Il tormentone per giovani (e bambini) dello youtuber Fabio Rovazzi ‘diventa legge’. A Palazzo Madama, infatti, il 7 febbraio scorso il senatore del Pd, Bruno Astorre, ha depositato un disegno di legge (LEGGI IL TESTO) che, di fatto, agevola i contadini ‘amatoriali’. E, dopo la notizia del ‘Corriere’, lo stesso Rovazzi su Facebook commenta: “Cosa sta succedendo”.

https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Frovazzi%2Fposts%2F10212383975384871&width=460

Il testo interviene sull’articolo 110 del codice della strada che prescrive che l’immatricolazione e, conseguentemente, la circolazione su strada delle macchine agricole, venga effettuato a nome di figure professionalmente addette nel settore agricolo, come i titolari di impresa agricola. Ciò significa, tradotto in termini pratici, che solamente gli agricoltori cosiddetti di «professione» possono immatricolare un trattore e dunque possono circolare su strada.

Il problema nasce allora per quella parte di cittadini italiani che, non essendo agricoltori di professione, ma cosiddetti hobby farmers, in quanto si dedicano alla lavorazione del proprio terreno per diletto nel tempo libero, in base a quanto stabilito dall’attuale testo di legge, non possono immatricolare i trattori agricoli e di conseguenza non possono circolare su strada, ad esempio per lo spostamento dalla rimessa al terreno di proprietà.

Questa legge – si spiega nel testo – intende concedere la possibilità di immatricolazione delle macchine agricole anche a soggetti non professionisti del settore, anche allo scopo di allinearsi con la legislazione di altri Stati membri (vedi Germania, Francia, Regno Unito), dove è facoltà di qualsiasi soggetto poter acquistare e immatricolare le macchine agricole, senza alcuna limitazione.

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CIA, AGRICOLTURA STRATEGICA MA VIAGGIA AL 50% DEL POTENZIALE

via Arriva ‘legge Rovazzi’ per guidare col trattore in strada (ma non in tangenziale) — RSS di – ANSA.it

LA SCALA

Ho un amico che un giorno è caduto in un buco nero.

Si muoveva nella vita come fanno i bambini quando camminano sulle crepe del terreno. Seguiva un percorso originale, sbilenco e pieno di curve. Ma aveva un senso e una meta. Persino uno scopo.

Forse non lo vide perché da lontano non sembrava così grande o forse se lo aspettava ma preferì ignorarlo, fatto sta che vi cadde dentro con entrambi i piedi, come Alice nell’albero del Bianconiglio.

Non so se si fece male e neanche a cosa pensava mentre cadeva, fatto sta che non riuscì più ad uscirne.

Quando gli parlavi la voce arrivava dal fondo del pozzo, ovattata come da sotto la neve, lo sguardo era assente e lontano, perso dietro a tutto quel nero, i movimenti rallentati perché era un buco stretto ed angusto.

Provammo a lanciargli delle corde ma lui non si voleva aggrappare. Forse aveva paura che non l’avremmo tenuto, troppo greve la sua pesantezza, forse temeva che avrebbe trascinato giù anche noi, fatto sta che rimase là in fondo.

Pian piano cominciò a sentircisi comodo e andò ad acquistare il mobilio per arredare quel foro. Un lettino spoglio e una seggiolina zoppa. Il buco era diventato una tana, un rifugio per nascondersi al mondo.

Non ci siamo visti per un po’, io persa dietro alle curve della mia vita, lui nei meandri della sua anima . Ogni tanto lanciavo una voce nel pozzo, rispondeva solo un rimbombo, l’eco secca delle mie stesse parole.

Lo rincontrai per caso dopo un po’ di tempo. Era uscito dal pozzo. La voce era squillante, quasi melodiosa, lo sguardo sveglio e vivace, i movimenti fluidi e disinvolti di chi è a suo agio con se stesso. Come hai fatto? Gli chiesi piacevolmente stupita.

E’ stata una nota a venirmi a salvare. Fu un piccolo sol che venne stanarmi. Poi lo ha raggiunto un la e hanno iniziato a danzare, infine le ha prese per mano un do e hanno iniziato a cantare. Si sono messe in fila e mi hanno fatto da scala, una scala di sol , una scala musicale. Mi è bastato salire i gradini e seguire la melodia. E sono uscito dal buco, alla luce.

Non è una fiaba, fu davvero la musica a salvarlo. Dal buco nero della sua tristezza lo tirò fuori la sua passione più grande. Forse non fece tutto da sola, forse l’aiutarono delle pillole rosa, forse fu il combinato disposto. Ma lui dice che senza la sua passione non ce l’avrebbe mai fatta. E io gli credo.

Dice che si è aggrappato alla musica con entrambe le mani e ha cominciato a sentirsi di nuovo vivo, che ha sentito che c’era qualcosa per cui valeva la pena tornare nel mondo e ha cavalcato l’onda come un surfista nel mare, come un pianista sull’oceano.

A volte è una nota musicale, altre una lettera dell’alfabeto, altre ancora il pelo di un pennello. Le passioni grandi hanno degli emissari minuscoli, servono per infilarsi nelle fessure della nostra anima e conquistarla, servono per intrufolarsi nelle crepe buie delle nostre vite e riportarci alla luce.

Tratto da:https://cambiopasso.com/2017/03/09/la-scala/