SEMBRAMI CORRETTO…..

sembrami corretto…..

dimostrare con foto (false ovviamente) la PACIFICA dimostrazione di cui sotto:

1489413720-olycom-20170313065911-22491167

1489258806-1489258790-lapresse-zucchetti4

i pacifici idioti girano camuffati (che la legge proibisce) ergo andavano arrestati IMMEDIATAMENTE !

COSI’ INVECE TUTTI SALVI !!!

Tratto da:https://ergatto.com/2017/03/13/sembrami-corretto/

Ex caserma Lucania riapre entro il 2017

La-Caserma-Lucania-pz.jpg
Immagine tratta da Web,sostituita all’originale per questione di pixel.

(ANSA) – POTENZA, 13 MAR – La Caserma “Lucania”, a Potenza – che fino al 2009 ospitava il 91/o Battaglione dell’Esercito – diventerà la sede del “Polo unico dell’Arma”: entro la fine del 2017, in base a un finanziamento di circa 850 mila euro dell’Agenzia del Demanio, la struttura potrà già ospitare gli uffici del Comando Legione Basilicata dei Carabinieri. E’ quanto emerso oggi, a Potenza, nel corso di un incontro tra il direttore generale dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, e il Comandante della Legione Carabinieri Basilicata, il generale di brigata Alfonso Di Palma.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Per la fine dell’anno i primi uffici della Legione Carabinieri

via Ex caserma Lucania riapre entro il 2017 — RSS di Basilicata – ANSA.it

Due ciclovie per lo sviluppo del turismo

9fa243854f710340d2653f701e57d72e.jpg

Accordi firmati a Potenza per Lagonegro-Rotonda e l’arco jonico

(ANSA) – POTENZA, 13 MAR – L’Agenzia del Demanio e la Regione Basilicata hanno firmato oggi, a Potenza, un accordo di programma per la rigenerazione della “Ciclovia Lagonegro-Rotonda”, nel Potentino, su un tracciato di circa 30 chilometri. Il Demanio “si impegna a trasferire alla Regione gli immobili ricadenti lungo la via ferroviaria dismessa”, e l’ente regionale “si occuperà del progetto esecutivo degli interventi e del finanziamento”. Nel corso dell’incontro è stato anche firmato un accordo per la realizzazione della “Ciclovia del Golfo di Taranto-Tratto lucano Bernalda-Nova Siri”, tra la Puglia e la provincia di Matera.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

via Due ciclovie per lo sviluppo del turismo — RSS di Basilicata – ANSA.it

Home » Front Page » Appuntamento al 2018 Appuntamento al 2018

maxresdefault

Allora si va a votare nel 2018? Pare di sì anche perché a nessuno – forse con l’eccezione dei pentastellati e dei leghisti – conviene andarci prima. Ai parlamentari di nomina recente non starebbe bene anticipare l’appuntamento con le urne perché perderebbero quell’anzianità che dà loro il diritto al vitalizio; al Pd, e a Renzi in particolare, adesso va bene andare fino al 2018 nella speranza di recuperare nel frattempo quell’elettorato che la scorpacciata di renzismo ha copiosamente eroso negli ultimi tre anni. Stesso discorso vale per la destra – una destra non ben definibile – che ha necessità di maggior tempo per cercare di definire alleanze ed eventuali acquisti di trasmigrati (che certamente si manifesteranno). Insomma si va al 2018.

Ciò che appare sorprendente – conoscendone il carattere rampante – è la serena accettazione della scadenza naturale della legislatura da parte di Renzi che fino a poco tempo fa sembrava scalpitare per porre un termine anticipato alla vita di questo governo.
Renzi che, pur continuando a recitare con la “professionalità” di un guitto di periferia, scemo non è, ha capito che è anche nel suo interesse personale l’allungamento dei tempi: chissà che nel frattempo gli italiani dimentichino la sberla che gli hanno rifilato nel dicembre 2016.

Ciò che non appare sorprendente, ma solo sconcertante, è la motivazione che i vari parlamentari adducono per questo loro convincimento di portare a termine la legislatura. Non uno che dica la verità. Men che meno quelli che aspettano ansiosamente la fine del prossimo settembre per maturare il diritto al vitalizio. Sapete com’è: tengono famiglia.
Quelli che, come il ministro Poletti, strombazzavano a destra e a manca la necessità di andare al voto subito dopo la bocciatura da parte della Consulta del “prestigioso ”Italicum” – che tutto il mondo ci avrebbe invidiato e copiato (tesi renziana più volte esposta dall’ex premier) – senza eccezione alcuna oggi giustificano l’inversione di rotta con motivazioni risibili e spesso comiche dalle quali comunque traspare il concetto miserabile che costoro hanno dell’intelligenza dei cittadini. E io mi sento offeso. Offeso nel constatare che questi “onorevoli” ci reputino tutti dei gran coglioni facilmente raggirabili.

Ricordate il Renzi del fine gennaio di quest’anno? Subito dopo la sentenza della Consulta invocò le elezioni immediate. Ma non disse la verità sul perché. Il suo slogan, certo dotato di un qualche appeal, si basava sulla lotta ai privilegi della Casta: bisognava andare al voto subito per evitare che scattasse il vitalizio per i parlamentari. No, troppo nobile questo concetto per essere in bocca a Renzi. Infatti non era questa la verità: lui voleva andare subito alla consultazione elettorale perché la cosa grandemente temuta era (ed è) di essere posto fuorigioco e di andare a finire nel dimenticatoio. Ora ha cambiato opinione, e non dice perché. Non dice, per esempio, di essersi accorto che il vento è cambiato e che insistendo su “elezioni subito” avrebbe ancor più abbassato il personale profilo e il profilo del Pd che ha ridotto in frantumi. E che ora cerca, dopo averlo rottamato, di farlo risorgere.
Ma non sarà certo con quanto ha esposto al Lingotto che potrà riuscire nell’intento. Al Lingotto dove ha praticamente detto ai simpatizzanti, e ai numerosi ex, “state con me perché gli altri son peggiori”. Perché questa è la sintesi dell’intervento di chiusura della convention Pd. Perché per il resto – mi riferisco alla pedissequa enumerazione dei suoi “successi” nei tre anni di governo – erano tutte cose già note, trite e ritrite che non possono convincere alcuno della sua buona fede e, ancor meno di un suo cambiamento sia strategico che caratteriale.

E così siamo sempre lì. Lì, ad assistere a questa sordida recita dei nostri politici di mezza tacca che, nonostante le batoste via via accumulate, continuano a considerarci sudditi di scarsa intelligenza e misera cultura. E purtroppo noi non facciamo granché per far loro cambiare opinione.

Nico Grilloni

Tratto da:https://rinabrundu.com/2017/03/12/appuntamento-al-2018/

Storie di pozzi#1. La stagione dell’espansione

Scritto il 12 marzo 2017 by

Uno dei più grandi esperti ENI ricorda gli anni ’80 in Val D’Agri come il periodo dei pozzi esplorativi di Costa Molina e Monte Alpi, e gli anni ’90 dei pozzi di “appraisal” come: Monte Enoc, Cerro Falcone, Alli, Tempa d’Emma, Perticara, Gorgogione, Temparossa, pozzi fatti per estendere l’area produttiva e stabilire l’estensione del giacimento. Dopo una prima parte più generica, con diversi pezzi successivi entreremo nel merito di come è avvenuta questa espansione.

Petrolio, soldi pubblici, e illegalità private. In Val D’agri le società petrolifere hanno sempre ribadito l’importanza di pozzi deviati, orizzontali, e multilaterali. Nel ’96 Agip e Baker Hughes scrissero d’aver iniziato a testare l’anno prima la perforazione deviata nel permesso di ricerca Monte Alpi. Scrivono pure che i tentativi di inclinare buchi fatti sino al ’95 a Monte Alpi Nord 1, Monte Alpi Ovest 1, Monte Alpi 4X dimostravano che la “collisione tra pozzi era inevitabile” se non si considerava una distanza elevata tra essi (foto1). E quando collassavano bisognava ripulirli, erano costi. Solo nel ’99 Agip e Enterprise Oil per progetti di nuove tecnologie di perforazione come straight-hole drilling device, lean profile, e autotrack, per risparmiare evitando collisioni e collasso di pozzi, ottenevano via European Investment Bank (EIB, ndr) contributi della Comunità europea. Ne ottennero anche per una maggiore valutazione dell’impatto dei parametri geologici e morfologici sulla qualità del segnale sismico. Certo dal 1979 l’Agip consociata con la Montedison, ricordano ENI e Centro Nazionale delle Ricerche (CNR, ndr) in un convegno decenni dopo, aveva affidato alla società Ricerca ed Interpretazioni Geofisiche (RIG, ndr) un’importante programma di acquisizione di linee sismiche col permesso Viggiano. Anche quando venne concesso nel ’84 il permesso Monte Alpi alla Petrex (operatore per conto Agip, ndr), si iniziò con una massiccia campagna di acquisizione sismica, che ancora in quel ’99 in cui arrivavano i soldi della Banca Europea, vide protagonista la RIG assieme alla Schlumberger e alla Geco srl, tutte collegate al Gruppo ENI, perforare sino a trenta metri usando cariche esplosive. Per anni hanno fatto con soldi pubblici “esplorazione geosismica in modo illegale con molti impatti ambientali” come denunciato in “Oil Drilling in Val d’Agri EIB Responsibilities in Environmental Destruction“?

Pozzi orizzontali come funghi. Nel ’96 la filosofia per risolvere i problemi della nuova trivellazione fu di fare test, come per Monte Alpi 5 Or, o Monte Alpi 1 Est, dove spiegano che solo dopo errori e accorgimenti ridussero il tempo di esposizione agli shock meccanici prodotti in quel luogo che, ricorderanno sempre ENI e CNR, è “caratterizzato da rotazioni, deformazioni, sovrascorrimenti esterni e probabilmente importanti strutturazioni della Piattaforma Apula Interna sepolta, a cui hanno avuto seguito grandi sollevamenti e distensioni tuttora in corso”. Due anni dopo nel ’98, Agip e Baker Hughes, a proposito delle nuove tecnologie nei pozzi orizzontali del cluster Monte Alpi, scrivono dei pozzi deviati: Monte Enoc 1, Monte Enoc NW 1, Monte Enoc 2 Or (che sembra una giostra guardando la linea di scavo, foto2), Monte Enoc 9 Or, e relativamente agli ultimi due, tra ’96 e ’97, sono i primi esempi al mondo di pozzi orizzontali. Per trivellare i 1.358 metri di sezione orizzontale di Monte Enoc 9 Or ci vollero 40 giorni. In questa situazione con “molti problemi di stabilità della formazione” era obbligatorio “ripulire” i buchi da detriti e depositi vari, sparandoci dentro miscele acide e solventi. Non più di sei mesi dopo ENI e Baker, con l’aggiunta della Schlumberger questa volta, raccontarono l’acidificazione in profondità nei pozzi orizzontali della Val D’Agri e non parlavano più di due, ma di ben sette pozzi orizzontali: Cerro Falcone 1, Monte Alpi 5, Monte Enoc NW1, Monte Enoc 2, Monte Enoc 3, Monte Enoc 9, Alli 1, e d’aver completato anche due pozzi orizzontali definiti “bidrain”, Volturino 1 e Cerro Falcone 2, pozzi di drenaggio atti a aumentare la produttività nella roccia serbatoio come dice Assomineraria, o per immettere fluidi utili a stabilizzare la pressione del giacimento ricorda Schlummberger. Entrambi con piani di caratterizzazione presentati nel 2016 e vicino a sorgenti, come Acqua dell’Abete sottoposta a sequestro anni fa per la contaminazione riscontrata.

Val D’Agri cocktail. Ripulire i pozzi era necessario nel giacimento Val D’Agri, che ricordano con una media di 600 metri di colonna d’olio, petrolio leggero e pesante, e “il fondo del giacimento delimitato da un acquifero a 2.960 metri sotto il livello del mare”. Nello studio sull’acidificazione al paragrafo “Resevoir target” ci informano che in quel giacimento c’erano pozzi multi laterali con la lunghezza del buco orizzontale variabile “in funzione delle zone fessurate” o in cui c’era stata una perdita di circolazione dei fluidi. “La matrice rocciosa – scrivono – è a bassa permeabilità e l’alta produttività è raggiungibile solo se si incontrano una faglia o una rete estesa di fratture”. La “maggior parte delle fessure naturali – continua – sono distribuite vicino le faglie principali ma attualmente è molto difficile capire se sono conduttive o tappate”. Lo scopo del lavoro a Monte Enoc 2Or fu proprio selezionare a quattro chilometri sottoterra “le migliori zone fratturate e trattarle con acido”. Per verificare la presenza delle zone fratturate fecero prima prove di iniezione con “brine”, acqua con molti sali inorganici. Nel caso specifico cloruro di sodio, il sale sodico dell’acido cloridrico (HCl, ndr) che usavano come base per pulire pozzi tubi e aprire fratture. Sapevano che l’acidificazione delle matrici rocciose di un pozzo orizzontale è problematica a causa dell’estensione delle zone da trattare, così per ottenere buoni risultati a Monte Enoc 2 Or pomparono acidi ad alta pressione con getti diretti perché oltre le fratture conduttive c’erano fessure cementate da calcite difficili da aprire. Non è fracking? Dicono di aver usato 15 mila litri di fluidi a base d’acqua con un nuovo prodotto chiamato Self Diverting Acid, in pratica HCl mescolato a un agente gellificante e un cross linker (un sale metallico e un gel, ndr), e che sulla base di altre operazioni di acidificazione effettuate in Val D’Agri decisero anche di pompare a 800 litri al minuto circa 65 mila litri di fluidi a base di acqua e HCl alla più alta concentrazione compatibile ai livelli di sicurezza in termini di corrosione, con dentro inibitori di corrosione, agenti di controllo del ferro, modificatori di zolfo, agenti antisludge, riduttori di frizione, mutual solvent. Prodotti chimici a cui si collegano sostanze come ossido di ferro, solfato ferroso, acidi solfonici vari, polimeri ottenuti da acrilammide, e molto altro. Alcune con comprovati effetti sulla salute.

Sparpagliare solventi. Nel ’91 Shlumbergeraveva sottolineato che le riserve carbonatiche sono candidate eccellenti per pozzi orizzontali perché usualmente fratturate, ma che i depositi di asfalteni a fondo pozzo e nelle condotte rappresentano un problema di produzione. Nel ’89 Agip già risolveva nel novarese il problema asfalteni trattando i pozzi petroliferi con HCl e toulene. A causa del basso indice di dissoluzione degli asfalteni però, per ogni fase di pulizia, inclusa quella delle condotte, bisognava pompare toulene alla massima portata possibile. Ce ne vollero tra 30 e 40 mila litri per ripulire un pozzo, di cui solo il 20% fu capace di solubilizzarsi mentre l’80% fu trasportato in superficie in forma solida assorbito in detriti e fanghi. E doveva essere smaltito. Nel ’92 Agip aveva le idee chiare su come affrontare gli asfalteni. Con linee guida della “matrix stimulation”, il trattamento con acidi, solventi, e sostanze chimiche per migliorare l’abilità della roccia perforata a far fluire greggio in superficie. Nel ’94 mentre in Asphaltene Deposition Monitoring and Removal Treatments: An Experience in Ultra Deep Wells Agip raccontava i tipici trattamenti al toulene, dava in mano in Basilicata i rifiuti petroliferi a una società che li trasportava in una sua discarica nel pisticcese sequestrata nel ’95 proprio per la contaminazione da toulene, o-xilene, cloruro di metilene, idrocarburi e altre sostanze trovate in una vasca secondaria che conteneva illegalmente duecentomila litri di rifiuti liquidi speciali. Solventi con effetti su fegato, sistema nervoso, feti e riproduttività. Erano stati sversati illecitamente per la Procura. Per capire il giro di quantitativi basti pensare che in un solo mese dai pozzi lucani Grottole 1 nel materano e Tempa La Manara nel potentino erano arrivati 220 mila chili di fanghi di perforazione tal quale e 650 mila di fanghi inertizzati. In un mese eranooltre tre milioni di chili di rifiuti petroliferi, e il presidente della Provincia di Matera comunicò invece la modica cifra di 736.314 chili di rifiuti extra regionali quando solo la Petrex dalla Campania ne aveva fatti arrivare oltre un milione. Rifiuti lasciati a cielo aperto scrisse la Procura, con la pioggia che aveva creato quantità di percolato tali che in due piezometri esterni i cancerogeni idrocarburi policiclici eccedevano i limiti del doppio.

Closed Loop dei rifiuti. Nel 2000 ENI e Agip in Drilling Wastes Treatment and Management Practices for Reducing Impact on HSE raccontano le loro esperienze con i rifiuti per ridurre l’impatto su Salute, Sicurezza, Ambiente. Ovviamente c’è la Val D’Agri. Dicono che solo alla fine del ’98 hanno smesso di usare gli inquinanti sistemi di fanghi a base di diesel (OBM, ndr), sostituendoli con fanghi a base d’acqua (WBM, ndr), o a base d’olio sintetico, e che per trattare rifiuti contaminati derivanti da WBM e OBM nei loro giacimenti da più di due anni usavano un sistema chiamato Closed Loop. Un sistema usato tra ’98 e ’99 in sei pozzi in Val D’Agri. Il “casehistories” Val D’Agri metteva in comparazione sei pozzi che usavano il vecchio sistema mediante cui inertizzavano le componenti pericolose e gli oli per attenersi ai limiti di legge (foto3), aggiungendo cemento e altri additivi come silicati, zeolite. In fine erano trasportati per lo smaltimento finale o il recupero. E abbiamo visto la fine dei rifiuti nel pisticcese. L’acqua era inviata a una unità di condizionamento per ottenere caratteristiche idonee ai limiti di legge, gli oli separati e recuperati per preparare OBM in qualche stabilimento, o bruciati, una piccola parte dicono, in qualche inceneritore. Comparando i risultati di questi sei pozzi con quello di altri sei trattati col nuovo sistema (foto4), il volume di rifiuti complessivi si riduceva del 39% e quello dei rifiuti liquidi del 66. L’acqua trattata fu usata per fare fanghi a base di polimeri e sintesi varie tra: glicole, potassio, calcio, carbonato di sodio, sali di cristallo, e additivi vari per diluire fanghi e pulire l’impianto di trivellazione. Nei sei pozzi in cui applicarono il nuovo trattamento furono riutilizzate 16.128 tonnellate di acqua. In quella Val D’Agri che come dicono aveva bisogno di 270 viaggi al giorno a pozzo per portar via rifiuti e risparmiare il 30% non era poco. Sulle 50 mila tonnellate di rifiuti solidi del ’99 (foto5), dicono che 45 mila sono andate in siti di smaltimento a 130 dollari a tonnellata per quelli che venivano dal trattamento di fanghi a base d’olio, 100 per quelli a base d’acqua, mentre 1.990 tra cementifici e mattonifici. E pensare che nel ’97 una Commissione parlamentare già riportava che a Genzano di Lucania, di cui abbiamo raccontato le recenti vicende, c’era una situazione alquanto strana per disfarsi di fanghi industriali, petroliferi compresi.

Tratto da:http://analizebasilicata.altervista.org/blog/storie-di-pozzi1-la-stagione-dellespansione/

Il canbastardo, la guardia rossa della democrazia a taglia unica.

                                                           di Roberto PECCHIOLI

 

Un saggio di alcuni anni fa di Cesare Ferri, uno dei cattivi ragazzi della Milano degli anni Settanta, lungamente perseguitato dalla cosiddetta democrazia, si intitolava L’età del Canbastardo. Era un lungo monologo del protagonista, moderno Don Chisciotte, contro i mulini a vento della modernità e della degenerazione, con il linguaggio immediato e fiorito di chi parla innanzitutto a se stesso. Ne aveva per tutti, il sanbabilino invecchiato, un po’ sgualcito dalle esperienze della vita, ma lucidissimo nel colpire i benpensanti e soprattutto gli intellettuali autonominati, la finta intellighenzia del pensiero unico molliccio, anzi viscido.

Il Canbastardo è sempre all’opera, lavora h. 24 tutti i giorni dell’anno, oggi più che mai, nel regno del Politicamente Corretto e della democrazia a taglia unica. Sì, perché, come nella orwelliana Fattoria degli Animali, tutti sono uguali, ma alcuni lo sono più degli altri, per cui, per la proprietà transitiva, molti sono meno uguali. Pensavamo a questo assistendo al disgustoso spettacolo mediatico relativo agli incidenti a margine del comizio napoletano di Matteo Salvini.

Chi milita in movimenti politici, culturali o religiosi non graditi al correntone progressista sa da sempre di essere figlio di un Dio minore, non soltanto in Italia. Nel caso di specie, al capo della Lega è stato contestato il diritto di recarsi a Napoli per svolgervi attività politica. Caporione della rivolta, il sindaco Luigi De Magistris, ex magistrato della pubblica accusa. Mala tempora currunt… Se fossimo napoletani, non avremmo simpatia per il Capitano leghista, nel cui passato abbondano dichiarazioni imbarazzanti nei confronti della capitale del nostro Sud. Altrettanto, ci guarderemmo bene dall’appoggiare un personaggio, il sindaco Giggino, il cui concetto di libertà si basa sul divieto, a suo insindacabile giudizio, di esprimere convinzioni a lui sgradite. Per di più, il prode ex PM usa come esercito privato i cosiddetti centri sociali. I “ragazzi” (loro mantengono la qualifica indipendentemente dall’età) che hanno devastato Fuorigrotta con la scusa della contestazione a Salvini sono figli ed amici suoi. Chiunque faccia politica a Napoli ne conosce arroganza, invadenza, onnipresenza. Sono foraggiati e coccolati; sembra che i gruppi siano ben trentatrè nella città di Masaniello, forse più numerosi dei clan camorristici che vi spadroneggiano.

Ma nulla conta attaccare De Magistris ed il suo rivoltante carro di Tespi. Paradossalmente, va addirittura ringraziato: almeno non si nasconde dietro paludamenti e frasi fatte, e fa sì che venga alla luce una vergogna che troppo stesso viene negata o minimizzata, ovvero l’abolizione concreta della libertà, in Italia ed in Occidente, per chi non condivida l’orizzonte progressista. La Costituzione formale – un ferro vecchio tanto più esaltato quanto meno se ne tiene conto – recita, all’art. 17, che i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi, e prosegue, all’art. 21, riconoscendo il diritto per tutti, inclusi Salvini, dissidenti ed oppositori di ogni orientamento, “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Così recitano i sacri cartigli, ma che sia una finta lo sappiamo in molti. Non solo non possiamo dire bene, se quella fosse la nostra convinzione, dei regimi del trapassato remoto, ma siamo impediti dal pronunciare frasi e parole, pure citate nei dizionari, che possano suonare discriminatorie, naturalmente verso alcuni, non tutti. Come il maiale Napoleone che assume il comando della fattoria contro il sincero rivoluzionario Palla di Neve, alcuni sono “più “uguali. Nell’Età del Canbastardo è proibitissimo essere dalla parte degli europei, dei bianchi, degli eterosessuali, dei padri, dell’ordine naturale e di altre cose: l’elenco è aggiornato quotidianamente dai padroni dello Spirito del Tempo. I guardiani della democrazia a taglia unica vigilano. Basta chiamare clandestino uno straniero senza permesso di soggiorno e la multa è in agguato. Se poi osassimo affermare che la famiglia è formata da un uomo e una donna la psicopolizia interverrebbe con tutta la forza e la sussiegosa moralità invertita dell’età del canbastardo. A Madrid è stata vietata la circolazione, con salata multa, ad un pullman sulla cui fiancata un’organizzazione cattolica contraria alla teoria del gender aveva scritto che i maschietti hanno il pene, le bambine la vulva, il resto è un inganno.

Fu gran profeta Gilbert K. Chesterton quando scrisse – ed era il 1905! – “la grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili.”

Le denunce penali per chi afferma verità sgradite, al tempo dell’iperdemocrazia, si moltiplicano e fanno paura, perché la delazione è attivissima, gradita ed incoraggiata. Aldo Giannuli ha scritto che lo spionaggio è il secondo mestiere più vecchio del mondo. Quale sia il primo lo sappiamo tutti, ed è assai meno disonorevole.  Ciò che ancora meraviglia gli ingenui è che tutto ciò venga chiamato libertà, e che volumi interi siano dedicati alla virtù della tolleranza. Noi ci dissociamo anche da essa, questa soffice coperta in cui si avvolge ogni viltà e qualunque sproposito. Ci tocca nuovamente citare Chesterton, secondo cui la tolleranza è la virtù dell’uomo senza convinzioni. Ove poi dovessimo subire l’inevitabile citazione di John Locke e della sua Lettera sulla tolleranza, ci sarebbe facile ricordare che il primo teorico del liberalismo, gran sostenitore della “gloriosa rivoluzione” orangista inglese, ne negava l’estensione ai cattolici, anzi ai “papisti”, termine che, legge Mancino alla mano, potrebbe ricadere nel reato di discriminazione religiosa.

Poi le anime belle – la definizione proviene da un poeta come Schiller, l’autore dei Masnadieri – sogliono scomodare Voltaire e la sua frase, tanto virtuosa quanto mai pronunciata, secondo cui l’autore di Zadig e di Candido si dichiarava disposto a dare la vita per permettere l’espressione di opinioni dalle quali dissentiva. Strano davvero, a dar retta a quanto lasciò nero su bianco contro gli ebrei ed il cattolicesimo, da lui chiamato l’infame da schiacciare (ecrasez l’infame!).  Niente di nuovo sotto il sole, i tolleranti e democratici a corrente alternata esistono da secoli e l’ultimo dei loro idoli è Karl Popper, che teorizzò di negare la parola e la libertà ai nemici della chiamata società aperta, nome d’arte del liberalismo capitalista.

Il pensiero molliccio, o viscido, o debole nella filosofica accezione di Gianni Vattimo, è al contrario fortissimo, intransigente e non di rado violento al momento di affermare una verità unica, l’ultima rimasta, ossia che la verità non esiste. Qui dismettono la loro tolleranza, forse condividono segretamente il giudizio nostro: attitudine cara agli infingardi, che nasconde a fatica inerzia, conformismo, ansia di sottomissione, perfettamente descritte dal sommo Dante, che considera gl’ignavi neppure degni di un girone dell’inferno. Condannati a girare senza posa, sono condannati a girare in eterno inseguendo un’insegna; Virgilio, con romana saggezza, è lapidario “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”.

Noi non contestiamo affatto, tanto per dire, la manifestazione tenuta contro Salvini, o il diritto di esprimere forte dissenso da qualunque opinione: affermiamo tuttavia che, se la democrazia è tale ed esprime la libertà concreta di singoli e gruppi, non vi devono essere tesi, pensieri o idee vietate. Proibito deve essere manifestarle con la violenza, fisica o morale e con la prevaricazione. In una società ipocrita e mercantile, funziona molto bene l’indiretto impedimento. Pensiamo alle intimidazioni di stampa ed a quelle dei mascalzoni dei “social media”, alle oblique “raccomandazioni” di polizia, alla pratica vergognosa, da parte della comunicazione, dei proprietari di sale private, delle istituzioni, di negare nei fatti l’agibilità politica ed il diritto di parola e riunione, nonostante i dissidenti paghino di tasca propria l’esercizio delle loro teoriche prerogative costituzionali.

Ci sono in giro i centri sociali, è intervenuta l’ANPI o quell’altra associazione, il sindaco, o la questura, questo è il dialogo quotidiano dei politicamente scorretti con chi rappresenta il potere. Non tutti, ovviamente: se si è nemici della religione tradizionale, se si possiede la tessera giusta, politica, sindacale, ricreativa, se si appartiene alla galassia sinistrorsa, antirazzista, antifascista, omosessualista, le porte si aprono magicamente, anche se il passato non è proprio cristallino. Saranno i benefici effetti della tolleranza, ma alcune settimane fa Toni Negri, intellettuale conosciuto, ma anche pregiudicato per reati di terrorismo, ha potuto salire in cattedra nell’Università di Genova, mentre pochi giorni prima in città una manifestazione sgradita all’allegra brigata delle sinistre, estreme ed istituzionali, è stata accompagnata, oltreché dal consueto baccano dei centri sociali, dalla mobilitazione del sindaco con tanto di fascia tricolore.

Sotto qualsiasi cielo, coloro dei quali non si può dire male sono quelli che comandano davvero. Una seconda categoria riguarda chi non ha potere, ma serve moltissimo agli obiettivi di chi ce l’ha, come gli immigrati. Con grande ingenuità, molti credevano che tali verità non valessero in democrazia. José Ortega y Gasset, che aveva orrore delle masse, ma restò sempre un liberale, tesseva l’elogio delle democrazie liberali con un argomento che oggi appare risibile: la democrazia è il regime che difende le minoranze, ed in particolare le minoranze più deboli. A condizione, aggiungiamo noi, che non siano davvero “contro”, o almeno che non contestino le verità ufficiali, le idee divulgate o ammesse dal sistema.

In quest’ottica, un buon esercizio di orientamento è quello di verificare chi e che cosa faccia abbaiare il Canbastardo. Il catalogo è quello già citato, a cui possiamo aggiungere gli avversari della globalizzazione e del sistema di vita liberale. Un esponente politico di secondo piano della sinistra politica, metà borghese e metà nostalgico del rosso antico, Pippo Civati, ha espresso le proprie speranze di schieramento, chiedendo un’alleanza “da Boccia a Che Guevara”. Poiché Boccia è il presidente di Confindustria, vogliamo rassicurarlo e fornirgli una notizia: quell’alleanza c’è già, è operativa dalla caduta del muro di Berlino, ma non sembra avere portato né benessere né libertà.

Il politicamente corretto su cui veglia l’intellighenzia – ultimamente danno man forte anche quelli che una volta portavano la tonaca – è, appunto, una vasta alleanza che unisce la destra degli affari e la sinistra dei costumi. Centri Sociali, gran parte della stampa, delle accademie e dei fabbricanti di opinioni ne sono i cani da guardia, il Canbastardo nel mirino di Cesare Ferri. La viltà bottegaia e mercantile, unita al lamentoso pacifismo delle tante maestrine dalla penna rossa sono i principi inderogabili cui è obbligatorio attenersi. E’ in carica infatti l’ubbidiente democratico, splendida definizione di un acuto saggista, Luigi Iannone. I detriti delle ideologie diventano il “luogocomunismo” di massa contemporaneo, il cui riflesso pavloviano è organizzato da un potentissimo circuito fatto di cronaca politica, subculturale, di costume, che detta lo spartito di un pifferaio di Hamelin globale, il quale “astutamente combina atteggiamenti caritatevoli, filantropia e finalità civilizzatrici con una così imponente forza di convincimento da far diventare problematico ribattere e mantenersi ben saldi sulle proprie posizioni”.

Un esempio è quello dei casi di autodifesa contro i malfattori. Chi spara ai manigoldi, invariabilmente “vuol trasformare l’Italia in Far West”. Il giornale dei vescovi, in un episodio recente, ha osato scrivere di privatizzazione della pena di morte. Di chi si arma per delinquere nessun cenno, i loro assassinii non rientrano, evidentemente, nella pena di morte, odiosa davvero in quanto inflitta a vittime innocenti.

Democrazia a taglia unica, ed è un evidente ossimoro, giacché metodo e procedura definiti dalla magica parolina passepartout organizzano il conflitto, ma non lo negano né tanto meno lo impediscono. Contrordine: la democrazia è pensarla allo stesso modo, tutt’al più è ammesso il dissenso sui dettagli. E’ al potere un enorme centro, luogo di incontro degli affari, delle spartizioni, dell’inconfessabile. Per i reprobi veri, ci sono due o tre possibilità: il pensiero spezzato dal codice penale, la pubblica ridicolizzazione, anticamera della gogna, o la prepotenza spicciola dei mazzieri del regime, quei centri sociali che De Magistris ha commesso l’errore di sostenere apertamente, anziché a trattativa riservata, come i progressisti in abito da cerimonia. Ad un livello più alto, si stanno attrezzando per rendere muta o innocua la voce sgradita della Rete. La dittatura all’assenzio di Zuckerberg e soci è alle porte, e quelle porte sono state spalancate dai fieri democratici.

Solo alcuni geni hanno avuto il coraggio di farsi beffe del plumbeo conformismo del pensiero unico. Uno fu il grande attore e regista Carmelo Bene, trasgressivo vero accettando di pagarne il conto. In uno dei suoi rari interventi televisivi osò gettare in faccia ai buonisti di professione il suo disprezzo carico di eversione: “Non me ne fotte niente del Ruanda. E lo dico. Voi no. Non ve ne fotte, ma non lo dite”. Un magistrale atto d’accusa all’ipocrisia dilagante, alle liturgie di chi, a parole, si prende cura di tutto e di tutti, specialmente se lontani, così non si sente l’odore e non si vede lo sporco. L’ubbidiente democratico è sempre dalla parte del Bene, del Giusto, della Solidarietà, dell’Umanità. Tutto con le lettere maiuscole e senza sporcarsi le mani.  Basta che un problema arrivi dalle sue parti, ed eccolo partecipare a comitati o associazioni. Ci vuole il depuratore, abbiamo bisogno delle antenne per la telefonia, ma, mi raccomando, “non nel mio cortile”. Tutto deve essere altrove, anche gli immigrati, che, poveretti, bisogna accoglierli, ma non proprio qui, vicino all’asilo, alle scuole elementari, al parco pubblico o a chissà che altro.

Insomma, chi vuol dire la sua lo faccia, ma a bassa voce e, per carità, “not in my backyard”, non proprio qui. E’ un tempo vuoto, assomiglia a Bibendum, l’omino della pubblicità Michelin, fatto di pneumatici gonfiati al massimo. Basta uno spillone, e il povero Bibendum sfiata e crolla su stesso come un sacco vuoto.

Forti ed occhiuti con i deboli, allineati e servili con i prepotenti, islamisti radicali, poteri finanziari, giganti dell’industria digitale. E’ lo sterminio calcolato delle differenze, il trionfo dell’omologazione mascherata da personalizzazione, come i messaggi commerciali provenienti dall’incrocio dei dati nella nostra nuova identità digitale. L’ordine imperiale è gettare ponti, abbattere muri.  Qui entriamo nella dimensione del surreale, nel quadro di Magritte che ritrae una pipa, con l’avvertenza che quella non è una pipa, ma solo una sua immagine dipinta. Pensiamo alle banconote dell’Euro: ogni taglio contiene il disegno di un ponte e di una finestra, ma nessuno di essi corrisponde a qualcosa che esiste davvero. Ponti e finestre virtuali, come il mondo che ci hanno preparato. Intanto, dappertutto si erigono muri, segno che gli uomini non si sentono tanto uguali tra loro, e diffidano di vicini e lontani.

Il muro americano con il Messico, nella parte costruita al tempo di Obama, tuttavia, è democratico e virtuoso, quello deciso da Trump è una schifezza che grida vendetta e destra indignazione a gettone e manovella, come la musica dell’organetto. I turchi hanno costruito un muro mobile anti curdo di oltre 550 chilometri alla frontiera siriana, nel Kossovo solo muri e filo spinato impediscono il peggio tra albanesi e serbi. Il vallo di Adriano romanizzò la Britannia e tenne lontane le feroci tribù della Caledonia. A Roma, dove i neocattolici invocano ponti e maledicono i muri, le mura di Leone IV difesero l’Urbe dagli islamici, ed il Vaticano stesso non è che un’unica fortificazione attorno a San Pietro ed al colonnato del Bernini.

Ma ci sono anche muri politicamente corretti, come quello israeliano attorno alla Palestina, o quelli di crittografie, fotocellule e “firewall”, ma contemporaneamente di guardiani armati fino ai denti, di mille istituzioni economiche e finanziarie private. Insomma, maschera e volto di una contemporaneità che si considera il culmine della storia, alba di una umanità nuova.  Ad essa sovrintende un pensiero unico che nel passato avremmo chiamato sinistra, diventato custode di un nuovo conservatorismo. La loro sovversione ha vinto, i piromani indossano ora l’uniforme del pompiere inflessibile. Jean Baudrillard, il grande sociologo francese morto nel 2007, definì la presente l’era del transessuale. Si riferiva all’odio invincibile per ciò che non è identico, classificabile, omologabile. Parlava di orrore per l’alterità, che la figura del transessuale, come quella mitica dell’Ermafrodito, assorbe e neutralizza.

La società dell’Unico in miliardi di esemplari, in cui la cultura dominante, saldamente ancorata alle ubbie progressiste, si fa pura giurisdizione morale, tenutaria dei valori del Bene e del Vero. Vestale di un progresso ingrigito, è passata dal senso della Storia all’adorazione beghina della storia, del diritto e della buona coscienza. Vilfredo Pareto, infastidito, lo chiamava virtuismo, tra residui e derivati, Augusto Del Noce, il massimo filosofo italiano della seconda metà del Novecento, parlò di perfettismo, profetizzando l’avvento del partito radicale di massa, liberale, liberista, libertario e libertino.

Quel che unisce l’intero sistema è la demonizzazione dell’avversario, del dissidente, dell’oppositore, o più semplicemente, di chi vuol continuare ad esercitare il pensiero critico, diffondendolo.

In termini evoliani, la sovversione ha vinto la sua guerra. Da oggi, c’è bisogno di una nuova eversione, che ribalti con pazienza l’inversione realizzata. Occorrono coraggio, saldezza di nervi e di cuore, oltre ad un pizzico di sana follia. Nessuno è vincente in eterno, anche l’età del Canbastardo finirà. La verità ha bisogno di essere gridata, nonostante tutto. I ribelli torneranno in campo, e se si dovrà sguainare la spada per affermare che l’erba è verde, ebbene lo faremo.

Le tre streghe di Macbeth gridavano “Bello è il brutto, e brutto è il bello. Voliamo nella nebbia e nell’aria sozza”. Persuasero al tradimento il tane di Cawdor , ma alla fine la loro fosca profezia si ritorse contro Macbeth. Anche questa lunga notte passerà; forse noi non ci saremo, ma non lasceremo spegnersi la fiaccola, e qualcuno la raccoglierà.

Roberto PECCHI

L’articolo Il canbastardo, la guardia rossa della democrazia a taglia unica. è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

DAL RAGIONEVOLE DUBBIO ALL’OSSESSIONE ANTISCIENTIFICA

Il complottismo e la diffidenza antiscientifica a confronto dei dati. Gli esempi Di Bella e i tumori al seno.

È di poco tempo fa la notizia la sentenza della Procura per i Minorenni di Milano che impone il divieto di espatrio per una bambina di tre anni affetta da una grave forma di tumore al cervello. La decisione si è resa necessaria di fronte all’intenzione dei genitori della piccola paziente di abbandonare il protocollo terapeutico in atto all’Istituto Nazionale Tumori (INT), che era riuscito a bloccare la progressione del tumore, per iniziare una nuova terapia non meglio conosciuta in Israele, rischiando di sottrarre la bambina ai benefici delle cure in atto in favore dell’incertezza più totale. Quest’evento rappresenta solo uno dei casi, sempre più numerosi, in cui alla ragionevolezza si oppone la cultura antiscientifica.
Lo scetticismo e la diffidenza nei confronti della scienza medica, rappresentano un fenomeno dalle radici antiche, ma che ha preso sempre più piede negli ultimi anni. L’avvento di internet e l’informazione a tutti i costi hanno abbattuto barriere, ma anche certezze, rendendo pubbliche informazioni, anche scomode, a cui per lungo tempo non abbiamo avuto accesso, se non con grande fatica. Tutto ciò ha contribuito a svelare una terribile verità: la medicina non ha una soluzione a tutto e molti mali, per quanto studiati da decenni, rimangono mortali ed incurabili.

via Dal ragionevole dubbio all’ossessione antiscientifica — Hic Rhodus