DAL RAGIONEVOLE DUBBIO ALL’OSSESSIONE ANTISCIENTIFICA

Il complottismo e la diffidenza antiscientifica a confronto dei dati. Gli esempi Di Bella e i tumori al seno.

È di poco tempo fa la notizia la sentenza della Procura per i Minorenni di Milano che impone il divieto di espatrio per una bambina di tre anni affetta da una grave forma di tumore al cervello. La decisione si è resa necessaria di fronte all’intenzione dei genitori della piccola paziente di abbandonare il protocollo terapeutico in atto all’Istituto Nazionale Tumori (INT), che era riuscito a bloccare la progressione del tumore, per iniziare una nuova terapia non meglio conosciuta in Israele, rischiando di sottrarre la bambina ai benefici delle cure in atto in favore dell’incertezza più totale. Quest’evento rappresenta solo uno dei casi, sempre più numerosi, in cui alla ragionevolezza si oppone la cultura antiscientifica.
Lo scetticismo e la diffidenza nei confronti della scienza medica, rappresentano un fenomeno dalle radici antiche, ma che ha preso sempre più piede negli ultimi anni. L’avvento di internet e l’informazione a tutti i costi hanno abbattuto barriere, ma anche certezze, rendendo pubbliche informazioni, anche scomode, a cui per lungo tempo non abbiamo avuto accesso, se non con grande fatica. Tutto ciò ha contribuito a svelare una terribile verità: la medicina non ha una soluzione a tutto e molti mali, per quanto studiati da decenni, rimangono mortali ed incurabili.

via Dal ragionevole dubbio all’ossessione antiscientifica — Hic Rhodus

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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