Home » Front Page » Appuntamento al 2018 Appuntamento al 2018

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Allora si va a votare nel 2018? Pare di sì anche perché a nessuno – forse con l’eccezione dei pentastellati e dei leghisti – conviene andarci prima. Ai parlamentari di nomina recente non starebbe bene anticipare l’appuntamento con le urne perché perderebbero quell’anzianità che dà loro il diritto al vitalizio; al Pd, e a Renzi in particolare, adesso va bene andare fino al 2018 nella speranza di recuperare nel frattempo quell’elettorato che la scorpacciata di renzismo ha copiosamente eroso negli ultimi tre anni. Stesso discorso vale per la destra – una destra non ben definibile – che ha necessità di maggior tempo per cercare di definire alleanze ed eventuali acquisti di trasmigrati (che certamente si manifesteranno). Insomma si va al 2018.

Ciò che appare sorprendente – conoscendone il carattere rampante – è la serena accettazione della scadenza naturale della legislatura da parte di Renzi che fino a poco tempo fa sembrava scalpitare per porre un termine anticipato alla vita di questo governo.
Renzi che, pur continuando a recitare con la “professionalità” di un guitto di periferia, scemo non è, ha capito che è anche nel suo interesse personale l’allungamento dei tempi: chissà che nel frattempo gli italiani dimentichino la sberla che gli hanno rifilato nel dicembre 2016.

Ciò che non appare sorprendente, ma solo sconcertante, è la motivazione che i vari parlamentari adducono per questo loro convincimento di portare a termine la legislatura. Non uno che dica la verità. Men che meno quelli che aspettano ansiosamente la fine del prossimo settembre per maturare il diritto al vitalizio. Sapete com’è: tengono famiglia.
Quelli che, come il ministro Poletti, strombazzavano a destra e a manca la necessità di andare al voto subito dopo la bocciatura da parte della Consulta del “prestigioso ”Italicum” – che tutto il mondo ci avrebbe invidiato e copiato (tesi renziana più volte esposta dall’ex premier) – senza eccezione alcuna oggi giustificano l’inversione di rotta con motivazioni risibili e spesso comiche dalle quali comunque traspare il concetto miserabile che costoro hanno dell’intelligenza dei cittadini. E io mi sento offeso. Offeso nel constatare che questi “onorevoli” ci reputino tutti dei gran coglioni facilmente raggirabili.

Ricordate il Renzi del fine gennaio di quest’anno? Subito dopo la sentenza della Consulta invocò le elezioni immediate. Ma non disse la verità sul perché. Il suo slogan, certo dotato di un qualche appeal, si basava sulla lotta ai privilegi della Casta: bisognava andare al voto subito per evitare che scattasse il vitalizio per i parlamentari. No, troppo nobile questo concetto per essere in bocca a Renzi. Infatti non era questa la verità: lui voleva andare subito alla consultazione elettorale perché la cosa grandemente temuta era (ed è) di essere posto fuorigioco e di andare a finire nel dimenticatoio. Ora ha cambiato opinione, e non dice perché. Non dice, per esempio, di essersi accorto che il vento è cambiato e che insistendo su “elezioni subito” avrebbe ancor più abbassato il personale profilo e il profilo del Pd che ha ridotto in frantumi. E che ora cerca, dopo averlo rottamato, di farlo risorgere.
Ma non sarà certo con quanto ha esposto al Lingotto che potrà riuscire nell’intento. Al Lingotto dove ha praticamente detto ai simpatizzanti, e ai numerosi ex, “state con me perché gli altri son peggiori”. Perché questa è la sintesi dell’intervento di chiusura della convention Pd. Perché per il resto – mi riferisco alla pedissequa enumerazione dei suoi “successi” nei tre anni di governo – erano tutte cose già note, trite e ritrite che non possono convincere alcuno della sua buona fede e, ancor meno di un suo cambiamento sia strategico che caratteriale.

E così siamo sempre lì. Lì, ad assistere a questa sordida recita dei nostri politici di mezza tacca che, nonostante le batoste via via accumulate, continuano a considerarci sudditi di scarsa intelligenza e misera cultura. E purtroppo noi non facciamo granché per far loro cambiare opinione.

Nico Grilloni

Tratto da:https://rinabrundu.com/2017/03/12/appuntamento-al-2018/

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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