Consip, Delrio a Scanzi: “Lotti? Se mozione sfiducia viene respinta, caso chiuso”. “Non avete usato ugual metodo con altre vicende”

 

Vis-à-vis a Otto e Mezzo (La7) tra il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, sul caso Consip. Delrio precisa: “Luca Lotti e Tiziano Renzi hanno smentito ogni loro coinvolgimento. Noi abbiamo fiducia nella magistratura, ma non siamo disponibili ai linciaggi. Renzi al Lingotto ha detto una cosa molto semplice: lui non è parlamentare. Se dà del mafioso a Di Maio o parla di un sistema di potere che favorisce i familiari, Di Maio lo querela.

Renzi quindi ha chiesto a Di Maio, a Di Battista e ad altri di rinunciare all’immunità parlamentare e di prendersi la responsabilità di quello che dicono. E io sono assolutamente d’accordo”. E aggiunge: “Tra persone adulte non ci si rifugia dietro lo scranno del deputato. Quello espresso dai parlamentari M5S non è un giudizio politico, ma morale e giudiziario. La mozione di sfiducia nei confronti di Lotti? Se viene respinta, il caso per noi è politicamente chiuso“. “Ne prendo atto” – commenta Scanzi – “Mi fa sorridere che Delrio presupponga un’autocertificazione della pena. Cioè Tiziano Renzi e Luca Lotti dovrebbero ammettere le proprie colpe. Avete usato lo stesso metodo quando avete chiesto le dimissioni della Cancellieri? Avete adottato lo stesso comportamento nel caso Guidi o nella vicenda Alfano-Shalabayeva? Ho la sensazione che adesso il garantismo sia più conveniente perché si parla di Lotti“. E sottolinea: “Qui non c’è un’invenzione di un giornale, ma una cosa molto semplice: o mente Marroni o mente Lotti. Tuttavia, tenendo conto che entrambi sono rimasti al loro posto, uno dei due avrà necessariamente mentito”. “C’è una grande e bella differenza” – ribatte Delrio – “La telefonata della Cancellieri a Ligresti, il Rolex del figlio di Lupi e la telefonata della Guidi al compagno sono fatti accertati. Qui con Tiziano Renzi e Luca Lotti non abbiamo fatti accertati. Abbiamo una persona che dice una cosa e un’altra che dice una cosa diversa”. E la firma del Fatto osserva: “Marroni, ad di Consip, è renziano ed è uno dei vostri. Quindi, è improvvisamente impazzito, coinvolgendo Lotti?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/14/consip-delrio-a-scanzi-lotti-se-mozione-sfiducia-viene-respinta-caso-chiuso-non-avete-usato-ugual-metodo-con-altre-vicende/3450454/

Una storia politicamente corretta

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Immagine tratta da Web by Ivan Larotonda.

Una storia politicamente corretta-parte prima

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

Che il delirio sia l’unico credo europeo è ormai cosa risaputa a molti; dalla moneta alla regola del rapporto deficit PIL da tenere sotto il 3%, oppure le follie guerrafondaie che l’UE alimenta in Ucraina, per colpire il Donbas, regione all’interno della quale vive una popolazione a stragrande maggioranza russa ma tenuta in ostaggio da un governo ammanicato coi neo nazi di Pravi Sektor, (settore destro). Ma non è di questo che vogliamo parlare, bensì dell’humus che ha fatto germogliare e poi innalzare la foresta demenziale di tutto ciò che è stato detto sopra: Il politicamente corretto made in USA-UE.

Tutto ebbe inizio nei catastrofici anni ’90, col patrocinio dell’amministrazione Clinton, quando anche sul piano culturale si decise di operare lo smantellamento dei valori europei, perché, relazionandosi col mercato globale, risultavano “provinciali”!? In questa opera non potevano mancare i guitti e giullari di corte, che oggi sono rappresentati dalla variegata schiera di personaggi dello spettacolo. Ovvio che in questo clima l’arma di propaganda dello stile radical-statunitense per eccellenza, Hollywood, era destinato ad esercitare il ruolo del tarlo che rode le coscienze: il grandioso progetto di mostrare le cose non come esse sono realmente ma come vogliamo che siano. In questa scuola socratica noi europei e nordamericani, come novelli Strepsiade (ne “Le nuvole” di Aristofane) ci siamo adoperati per imparare a fare il discorso ingiusto affinché abbia la meglio, anche se nel torto palese, oggettivo, su quello giusto. Protagora di Abdera è stato il primo maestro del relativismo etico d’Occidente, in base al quale in ogni questione si possono sostenere, con uguale forza, posizioni completamente agli antipodi. Protagora fu anche il primo che asserì la necessità di comprendere anche coloro che compivano sacrifici umani, (i barbari massageti, divoratori dei genitori!), perché bisognava comprendere la cultura che li effettuava. Ecco che, col ragionamento critico continuo, fatto di infiniti esercizi dialettici, tetici e antitetici, dopo 2400 anni siamo finiti a vedere il mondo con gli occhi di tutti tranne che dei nostri. Torniamo al punto; ai favolosi anni ’90, quando usciva nelle sale cinematografiche l’ennesimo film su Robin Hood, all’interno del quale c’era un giovane Morgan Freeman che interpretava il ruolo di guerriero un arabo. Ebbene costui pareva un extraterrestre in mezzo ai primitivi, aveva cannocchiali e polvere da sparo, nel 1200!?, gli mancava solo il cellulare, ma credo che con un altro sforzo, nell’ennesimo remake, arriveranno a metterglielo nella cintola assieme a una splendida spada damascata. Sempre dello stesso filone “Il tredicesimo guerriero”, con Banderas che interpreta il solito arabo onnisciente e con un grado di civilizzazione e ovviamente di umanità, incomparabilmente superiore a quello di qualsiasi “mostruoso” norreno. Di queste ed altre “meravigliose” trovate cinematografiche e documentarie aveva già parlato con sarcasmo la grande Oriana Fallaci, di come anche le molteplici commissioni cultura europee hanno incentivato i progetti culturali testi a mostrare che in passato l’islam era più evoluto della civiltà “oscurantista” medievale, cristiano-europea. E giù con la sequela di docu-film sullo straordinario Averroè, che ha riportato Aristotele in Europa, dando addirittura il via al Rinascimento! Averroè, stando alle fonti, autentiche, è stato espulso da Cordova con l’interdetto a mettervi piede, proprio perché studiava i testi di un filosofo pagano! Aggiungiamo, al contesto filosofico classico, che la biblioteca di Alessandria fu distrutta definitivamente proprio dagli arabi, al momento della conquista. Con la motivazione che l’uomo non necessita di niente all’infuori del libro sacro.

Prima  parte ,continua….

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

Edifici pubblici, accordo Unibas-Demanio

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Anche con progetti sperimentali per la riqualificazione urbana

(ANSA) – POTENZA, 13 MAR – L’Agenzia del Demanio e il Dipartimento delle Culture europee e del Mediterraneo (Dicem) dell’Università della Basilicata hanno firmato un protocollo d’intesa con cui si prevede un rapporto di collaborazione per lo studio e l’analisi degli immobili pubblici – “anche con particolare valore monumentale e architettonico” – presenti in regione.
L’accordo, è scritto in una nota, prevede poi una serie di progetti sperimentali per la rigenerazione e riqualificazione urbana, la “riabilitazione” dei centri storici, anche con percorsi di censimento degli stabili, ed eventuali iniziative di “conservazione” delle strutture.

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via Edifici pubblici, accordo Unibas-Demanio — RSS di Basilicata – ANSA.it

PC, IL LASER AVVICINA L’ELETTRONICA ALLA POTENZA DELLA LUCE

A breve avremo pc e dispositivi vari anche centomila volte più potenti e veloci di quelli attuali. Alla base l’utilizzo di impulsi laser ultrarapidi che porteranno alla costruzione di una elettronica basata sulla luce.

A ipotizzarlo i ricercatori dell’università tedesca di Marburgo che hanno compiuto uno studio in merito pubblicato su Nature Photonics. Si tratta di uno sguardo verso il futuro dei computer. All’interno dei tradizionali pc vi è un rapido  movimento di elettroni che si spostano da un punto all’altro per inviare comunicazioni tra le varie componenti elettroniche e elaborare calcoli, ma come in tutti gli ambienti caotici e trafficati gli elettroni possono occasionalmente fare degli incidenti, scontrarsi l’uno con l’altro perdendo le informazioni e rilasciando calore.

Un problema che si tramuta in un limite che fino ad oggi bloccava la possibilità di aumentare la potenza dei dispositivi elettronici standard. Ma una soluzione per aggirarlo potrebbe arrivare dai laser, attraverso degli impulsi di luce ultra rapida. Già da anni, infatti, era stato osservato come fosse possibile trasportare elettroni in modo ‘sicuro’ all’interno di impulsi di luce ma il trasformare questa scoperta di in qualcosa di concreto era ancora molto lontano. Per la prima volta adesso i ricercatori tedeschi sono riusciti a controllare il movimento di elettroni, ‘avvolti’ in impulsi di luce, all’interno di un particolare materiale, un cristallo semiconduttore.

I ricercatori hanno guidato elettroni attraverso impulsi della durata di appena 100 femtosecondi, ossia 100 milionesimi di miliardesimo di secondo. Una velocità di centinaia di migliaia di volte maggiore rispetto a quella dei metodi tradizionali. Il nuovo metodo potrebbe trovare impieghi non solo per garantire un importante salto in avanti nelle prestazioni dei dispositivi elettronici ma anche come ‘lente di ingrandimento’ per analizzare quello che avviene nelle reazioni chimiche e per i futuri computer quantistici.

Tratto da:https://lasvolta2017.com/2017/03/13/pc-il-laser-avvicina-lelettronica-alla-potenza-della-luce/

Dopo il caso Consip, tra i renziani vince il falso garantismo

Dopo il caso Consip, tra i renziani vince il falso garantismo (Peter Gomez)

Dall’esito dell’inchiesta Consip dipende buona parte del futuro della magistratura italiana e della libertà di stampa. Se le indagini sulla fuga di notizie e sul traffico d’influenze, che vedono tra i protagonisti il braccio destro di Matteo Renzi, il ministro Luca Lotti, e suo padre Tiziano, finiranno in un nulla di fatto nella prossima legislatura accadrà di tutto. A raccontarcelo sono gli umori, i comportamenti e le parole utilizzate dal popolo del Lingotto e dal loro leader.

Ormai da settimane crescono le analogie tra i ragionamenti di molti renziani e quelle dei fedeli di Silvio Berlusconi. Principi come l’etica nella gestione della cosa pubblica, la moralità dei partiti e il diritto degli elettori di essere informati vengono o messi in discussione o ignorati. Si finge di non sapere che garantismo deve sempre valere nelle aule di tribunale, dove l’imputato va condannato solo al di là di ogni ragionevole dubbio, ma che in politica valgono invece criteri di elementare prudenza. Perché l’interesse generale da proteggere non è quello degli eletti di restare al loro posto (legge Severino permettendo), ma quello dei cittadini di non rischiare, anche potenzialmente, di essere amministrati dei delinquenti o da dei loro amici.

Proprio per questo, nelle democrazie mature, l’establishment politico ha tra i suoi compiti quello di valutare, caso per caso, chi ha scelto di farne parte: non sempre essere indagati comporta l’obbligo di dimissioni, non sempre non esserlo dà il diritto di sedere su una poltrona importante. Questo concetto era chiaro anche a Renzi fino a qualche tempo fa. Sotto altri governi i seguaci dell’ex premier chiesero giustamente e inutilmente le dimissioni del ministro Angelino Alfano per il caso Shalabayeva, pretesero e ottennero quelle del ministro Josefa Idem e quando il ministro Federica Guidi si fece da parte, senza nemmeno essere sotto inchiesta, plaudirono alla sua “responsabilità istituzionale”.

Ora tutto è cambiato. Vince il falso garantismo. Che, alle prossime elezioni politiche, porterà verosimilmente a contro-riforme condivise tra Pd, Forza Italia, alfaniani e verdiniani (la probabile futura alleanza di governo) per controllare l’attività dei pubblici ministeri e imbavagliare la stampa. Le prove generali le abbiamo già viste: la norma introdotta di nascosto per costringere gli investigatori a riferire in tempo reale e in via gerarchica il contenuto delle indagini ai vertici delle forze di polizia (di nomina governativa), la decisione di non far andare in pensione una serie di alti magistrati (ritenuti particolarmente affidabili) e non tutti gli altri, la futura legge delega sulle intercettazioni con tetto di spesa annuale prefissato.

Molto però, dicevamo, dipende dall’esito dell’inchiesta Consip. Visto che l’affarismo e i fatti fin qui emersi sono difficili da negare, si spera in una soluzione processuale che li faccia dimenticare.

Legittimamente le difese batteranno due strade. Tentare di far dichiarare inutilizzabili per l’ipotesi di traffico d’influenza le intercettazioni concesse per un reato più grave (la legge è nuova è non c’è quasi giurisprudenza) e far sì che Luigi Marroni, il manager renziano testimone chiave contro Lotti, interrogato dagli avvocati dica qualcosa di auto-indiziante. Se finisce indagato le sue parole avranno tutto un altro valore.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 12/03/2017.

Tratto da:https://triskel182.wordpress.com/2017/03/13/dopo-il-caso-consip-tra-i-renziani-vince-il-falso-garantismo-peter-gomez/