Giornalismo italiano. Alessandro Di Battista sputtana Giannini e un Floris affetto dalla sindrome vernacolare del CI STA. Riflessioni e considerazioni brevi.

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Straordinario a suo modo l’ennesimo attacco mediatico immondo contro questo ragazzo, stasera a “DiMartedì” (La7). Di fatto è riuscito una volta ancora a metterli all’angolo entrambi i torturatori, Giovanni Floris e Massimo Giannini, e a far emergere una pochezza d’intelletto, cogitativa, finanche professionistica che fa semplicemente paura (persino nella sua studiata furbizia). Tra le perle di Di Battista “Io non commento le dichiarazioni di un bugiardo seriale come Matteo Renzi”.

Per Floris cito tra tutte questo epifanico (per noi) statement: “Dove li trova in un mese 7 miliardi perché dopo CI STA la procedura d’infrazione…”. Ci si chiede, per esempio, perché Floris non lo chieda al Renzi che il buco l’ha procurato? Del resto, altro che giornalismo, prima servirebbe un corso di italiano privato di ogni inflessione vernacolare! Sic!

Rina Brundu

Tratto da:https://rinabrundu.com/2017/03/14/giornalismo-italiano-alessandro-di-battista-sputtana-giannini-e-un-floris-affetto-dalla-sindrome-vernacolare-del-ci-sta-riflessioni-e-considerazioni-brevi/

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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