Senza tante perifrasi, Matera 2019 si sta dimostrando un fallimento totale

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Senza tante perifrasi Matera 2019 si sta dimostrando un fallimento totale! La città sta attraendo certamente turisti ma quel salto di qualità che credevamo fosse possibile per fare della nostra città un faro storico culturale internazionale immerso nel Mediterraneo, paradigma di uno sviluppo praticabile e di un riscatto atteso da secoli per il Mezzogiorno, non s’intravede all’orizzonte. Anzi! L’attenzione nazionale ed internazionale per la nostra città è andata scemando, a parte le ultime fiction che sembrano ri-animare solo un moribondo, e sta dirigendo il suo sguardo verso altre contrade che stanno dimostrando di avere più dinamismo e brio. Basti pensare a ciò che sta fiorendo a Pistoia capitale della cultura italiana per il 2017. La nostra città invece si è intristita e si è fatta attirare in un gorgo depressivo che l’ha ricacciata nel suo atavico provincialismo paleo-clientelare. I privati sono fin troppo commoventi per tutto quello che stanno facendo di caotico e meraviglioso ad un tempo. Manca però una cabina di regia strategica che avrebbe dovuto invece essere diretta dalle istituzioni locali pubbliche ed, in primis, dal comune di Matera. Quali le cause ? Sicuramente l’intervento a gamba tesa del potere regionale alle ultime elezioni comunali ha tolto molta autonomia al governo cittadino che si è fatto imbalsamare, aldilà dell’indubbio prestigio e stima che il sindaco attuale merita, dalla solita atavica viscosità assistenzialistico-clientelare di marca potentina. Questa cosa non è nuova ed è già successa all’indomani della legge 771/86 di risanamento dei Sassi. Si nutrirono grosse attese poi andate deluse per una gestione pecoreccia di quei fondi pur cospicui. Così Matera 2019 si è trasformata in Matera-Basilicata 2019 (Non ci sono precedenti di accostamenti a regioni delle capitali della cultura n.d.r.). L’attuale consiglio comunale è fotocopia riveduta e scorretta dei precedenti, ripiegato com’è a fare bricolage spicciolo, balbettante e capriccioso di aspirazioni e posizionamenti personalissimi dei suoi membri. Ignora nei fatti il valore e la storica chance che è stata data alla nostra città a meno che non ci sia da acquisire e rivendicare quote di potere nella Fondazione Matera 2019 . Dall’altra la Fondazione chiamata a gestire l’evento, si sta facendo imporre dal potere regionale, imponendo essa stessa, famigerati metodi, pratiche e uomini che conosciamo fin troppo bene! Lo stesso cambiamento della titolazione di CEC2019 da Matera a Matera-Basilicata 2019 la dice lunga su come il potere regionale, educato solo alla mera distribuzione di risorse a pioggia sul territorio, con una intensificazione anomala delle “precipitazioni” su quella città di montagna che ormai è vittima di un indegno accanimento terapeutico sprecone. Insomma la Fondazione d Matera sta pagando a caro prezzo questa pervasività gretta e clientelare del potere regionale. Il risultato netto è che la nostra città, che avrebbe dovuto diventare uno stregato hub internazionale culturale di grande attrazione turistica e di investimenti , sta invece perdendo le sue migliori occasioni. Non ultima quella di Mooney venuto qui a Matera a proporre una sua opera da realizzare nella nostra città, resosi disponibile ad ospitare alla sua fondazione di Chicago giovani artisti materani e, invece, accolto tiepidamente. Caro Sindaco chi scrive al posto tuo, invece di ritirarsi sull’Aventino e trasformarsi in brillante conferenziere Rotariano, per arginare la protervia ed il provincialismo sporco, brutto e cattivo del potere regionale, avrei scritto una lettera alla Comunità Europea di rinuncia alla carica di CEC2019, sbattendola sul tavolo degli altri soci della Fondazione per ricattarli biecamente: o fate quello che dice la città di Matera: ovvero l’attuazione del dossier, integrato con le raccomandazioni della Comunità Europea ed i contributi del ricchissimo humus del’associazionismo culturale comprensoriale e regionale che ruota intorno alla nostra città; oppure non se ne fa più nulla e la lettera parte! Avrebbe cercato nuovi finanziatori, sia pubblici che privati, per arginare e ridimensionare (se non proprio sbattere fuori!) la pervasiva Regione Basilicata. Perché non coinvolgere nella Fondazione la Regione Puglia ? Perché non coinvolgere l’Agenzia Spaziale Italiana che qui a Matera ha investito forse più di tutti ed in Regione è stata seconda solo alla Fiat ? Perché non chiedere ai grandi mecenati nazionali ed internazionali (Bill Gates non sarebbe forse corso qui a Matera ? ). Perché non rivolgersi al World Monument Found ? Perché invece abbiamo accettato di farci accerchiare definitivamente da una protesi della Regione come l’UNIBAS che nulla ha dato a Matera (ed alla fondazione!) e molto ha munto da essa (non me ne voglia la stimatissima rettrice!). Fino a 6 mesi fa probabilmente si poteva invertire la rotta. Ora è forse troppo tardi per spiccare il volo da splendido cigno qual è la nostra città. Caro Mario come può uno proporsi alla Fondazione se il clima che si sta vivendo è così dimesso e deprimente? Francesco Vespe

Mar, 14/03/2017 – 18:07

Ultima modifica Mar, 14/03/2017 – 18:07 di Redazione Basilicata24 leggi tutto

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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