Della coraggiosa apertura ai pentastellati di un Bersani sulle orme di Berlinguer. E sul grillismo dall’alto di Silvio Berlusconi: colpa dei “sondaggi segreti”?

il

Ci sono leader e leader. Alcuni sono leader auto-proclamatisi tali, come il ducetto di Rignano, proni alle passeggiate istituzionali a carico del popolo, e poi ci sono altri tipi di leader, anche molto diversi l’uno dall’altro. Pierluigi Bersani, per esempio, è uno dei due leader della sinistra moderna (l’altro è il mitico Cuperlo) che a suo modo si fa voler bene, anche indipendentemente dalla politica un po’ spastica stile ubriaco che tornandosene bel bello a casa pende un po’ di qua e un po’ di là.

In realtà la coraggiosa apertura dei giorni scorsi dell’ex Segretario PD ai pentastellati, tanto più se ci si ricorda dell’andamento fallimentare del loro ultimo incontro in streaming, racconta un Bersani gentiluomo accorto della politica italiana, nonché un leader capace di guardare al miglior bene del Paese come non ne vedevamo da tempo, forse dai tempi di Berlinguer. La sorprendente presa di posizione di questo influente esponente della sinistra ufficiale, esternazione malamente accolta dalla casta di sgherri renzisti che subito gli si sono rivoltati contro come un branco di mastini rabbiosi, è in effetti un momento molto importante che segna e segnerà la vita politica italiana futura molto più delle ridicole primarie farlocche PD attualmente organizzate dai quattro amici renzisti rimasti. Da un lato si tratta infatti di un primo sostanziale step verso una sorta di sdoganamento dei pentastellati dentro le dinamiche della dimensione politica con la P maiuscola, dall’altro fa intuire che forse le prospettive di ingovernabilità durante la prossima legislatura, specialmente in caso di vittoria del M5S, sono solo storielle frutto dell’wishful thinking di altri sgherri politici all’attacco… quelli mediatici e più infami, quando non meramente sciocchi.

Silvio Berlusconi invece, pur con tutti i suoi mali, non è mai stato un leader sciocco. A dimostrarlo una volta di più è la sua politica solo apparentemente defilata di questi tempi, la quale si occupa di temi anche molto di moda (tra i cosiddetti populisti), come la necessità di scovare la miglior dirigenza politica futura tra le fila della società civile e di rimpolpare i redditi degli ultimi. Detto altrimenti il Silvio Berlusconi di queste ore sembra impegnato come non mai a propugnare un grillismo dall’alto che oltre a far sorridere diventa una spia molto credibile delle informazioni che forse gli stanno consegnando i suoi amatissimi sondaggi, e in questo caso quelli più “segreti” tra tutti, quelli i cui dati sono riservati solo a lui e a pochi altri personaggi in cui il deus  di Arcore ripone la sua fiducia.

Eh già!, perché i “sondaggi segreti” non li fanno solo in Francia, dove le loro risultanze pro Marine Le Pen stanno facendo vivere ore agitate a molti rappresentanti del vecchio establishment, ma anche e soprattutto in Italia. Certo, si è detto che quei sondaggi sono purtroppo “segreti” e la Stampa di regime si farebbe segare i testicoli prima di pubblicarli, ma, nel dubbio…. meglio chiedere a Renzi di non farsi vedere manco come ombra durante le celebrazioni per il Trattato di Roma: d’accordo perdere percentuali di voto a ritmi da Guinness dei Record, ma cominciare a vedere anche il segno meno davanti sarebbe una situazione insultante come nessuna, o no?

Rina Brundu

 

via Della coraggiosa apertura ai pentastellati di un Bersani sulle orme di Berlinguer. E sul grillismo dall’alto di Silvio Berlusconi: colpa dei “sondaggi segreti”? — ROSEBUD – Arts, Critique, Journalism

Annunci