Marcello Pittella e l’incenso elettorale

di Michele Finizio

Michele Finizio

Michele Finizio

La Giunta Regionale della Basilicata gioca con l’intelligenza dei lucani. Negli ultimi mesi è in corso una propaganda finalizzata all’indulgenza dei peccati commessi dalla politica in venti anni di disastro economico e ambientale

La propaganda è fondata sui dinieghi da parte della Regione a richieste di proroghe di concessione minerarie per la coltivazione di idrocarburi, oltre che su pareri contrari espressi a proposito di permessi di ricerca. Si tratta delle proroghe “Candela”, “Serra Pizzuta” e “Tempa Rossa”, tutte nella titolarità di Eni spa e dei permessi di ricerca “La Cerasa” e “Pignola”, ambedue richiesti da Shell Italia. Con riferimento ai permessi della Shell la Giunta Regionale spiega che: “Le due decisioni sono state assunte in considerazione soprattutto di due motivazioni: i due territori interessati, per le loro indubbie peculiarità naturalistico-ambientali rappresentate da un ambiente essenzialmente montano, scarsamente antropizzato ed interessato da estese superfici boscate, risultano oggettivamente non compatibili con le attività di ricerca di idrocarburi (…). La retorica propagandistica raggiunge il culmine quando nel solito comunicato stampa si scrive che: “…gli interventi contrastano con le attività della Regione Basilicata che ha assunto quale obiettivo prioritario la tutela ambientale mediante la valorizzazione delle risorse naturali, culturali e del turismo sostenibile e dei sistemi agro-alimentari e di sviluppo locale, attraverso l’approvazione di specifici strumenti di programmazione con l’impegno di ingenti risorse economiche e finanziarie”. Se la memoria non inganna, con il Decreto Legge “Sblocca Italia” del Governo Renzi, convertito in legge dal Parlamento Italiano, all’articolo 38 lo Stato avoca a se le determinazioni di politica energetica nazionale. In pratica il coltello dalla parte del manico per le autorizzazioni riguardanti sia la fase di ricerca che quella di coltivazione di idrocarburi, è nelle mani dello Stato. In sostanza, i dinieghi della Regione, varrebbero meno di un fico secco.  Dire di no oggi, dopo tutto quello che è successo e dopo tutto quello che è stato concesso, è troppo facile. Bisognava dire di no quando serviva. Opporsi ai petrolieri facendo l’occhiolino, è puro gioco di prestigio utile al travestimento di chi ha contribuito al disastro lucano. E’ evidente che i pareri negativi della Giunta Regionale sono incenso per gli elettori. Insomma, credo che molta gente non è nelle condizioni di fidarsi. Anche se quei dinieghi fossero sinceri o dovessero servire a qualcosa, il tempo è scaduto. Ci si potrebbe fidare nel caso il presidente Pittella e i suoi assessori affrontassero con determinazione la chiusura immediata del Centro Olio di Viggiano. Non è facile. Ma basterebbe anche qualche segnale politico nella direzione del contrasto al traffico lecito e illecito di rifiuti pericolosi che ha trasformato la Basilicata in un hub della monnezza speciale, facendo arricchire certi signori che si auto definiscono imprenditori. Basterebbe un richiamo morale a coloro che si lasciano travolgere dall’odore del denaro che sgorga dagli affari legati al petrolio e ai rifiuti.

Mar, 28/03/2017 – 20:01
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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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