Dirigenti e funzionari pubblici a processo in Basilicata: interrogazione al ministro

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Presentata dal senatore Bartolomeo Pepe (Gruppo Misto)

Bartolomeo Pepe

Bartolomeo Pepe

Riceviamo e pubblichiamo l’interrogazione presentata dal senatore Bartolomeo Pepe (Gruppo Misto) il 29 marzo, in merito ai 9 funzionari e dirgenti di Regione Basilicata, Provincia di Potenza, Comune di Potenza e Arpa Basilicata rinviati a giudizio e promossi a incarichi superiori.

Ai Ministri della giustizia, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per gli affari regionali e per la semplificazione e la pubblica amministrazione. – Premesso che, a quanto risulta all’interrogante: il 10 marzo 2014 venivano rinviati a giudizio, con provvedimento n. 2102/2009 R.G. G.I.P. (meglio noto come processo per il disastro ambientale “Fenice” di Melfi a Potenza), 9 dirigenti e funzionari pubblici di Regione Basilicata, Provincia di Potenza, Comune di Potenza e ARPAB Basilicata; dalla veloce verifica dei siti istituzionali degli enti di pertinenza, i dirigenti risulterebbero ancora in servizio e, presumibilmente, ricoprono ancora, quando non siano stati promossi ad incarichi superiori, gli stessi ruoli, compiti e funzioni all’interno delle stesse amministrazioni pubbliche; dei rinviati a giudizio, ben 3 dirigenti e funzionari pubblici risultano altresì imputati nel procedimento n 4542/2010 R.G.N.R., meglio noto come “Trivellopoli”, per traffico e smaltimento illecito di rifiuti pericolosi, nel processo ENI del marzo 2016, unitamente ad altri, nonostante la legge n. 97 del 2001, recante “Norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare ed effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche” (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 5 aprile 2001, n. 80), preveda la possibilità del trasferimento ad altro ufficio a seguito di rinvio a giudizio per i funzionari pubblici, si chiede di sapere: se ai Ministri in indirizzo risulti che sussistano gravi pericoli di reiterazione dei reati ipotizzati; se intendano procedere all’accertamento di eventuali negligenze e responsabilità dei preposti uffici; se non ritengano utile rendere obbligatorie, per tali fattispecie di reati, prescrizioni e misure, quali il trasferimento di sede o l’attribuzione di un incarico differente da quello già svolto dal dipendente, in presenza di evidenti motivi di opportunità, circa la permanenza del dipendente nell’ufficio, in considerazione del discredito che l’amministrazione stessa può ricevere da tale permanenza, e sempre e comunque prevedere la rotazione degli incarichi. Senatore Bartolomeo Pepe, Gruppo Misto

Gio, 30/03/2017 – 21:03
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