Eni, Descalzi scatena l’ira dei lucani. Sindacati e opposizioni non ci stanno

 

centro_oli
31 Mar 2017

Scritto da redazione

POTENZA – “Non sappiamo chi ha suggerito all’amministratore delegato dell’Eni di prospettare un piano d’investimenti nella nostra regione finalizzato ad ottenere il “consenso delle popolazioni”, ma di certo non è questa la Basilicata che si deve raccontare Descalzi, le cui recenti dichiarazioni non fanno altro che procurare ulteriore diffidenza”.

“Subordinare potenziali investimenti in Basilicata ad un ”patto di non belligeranza” con la popolazione locale non è certo la strada da perseguire in una terra che, nel corso della sua storia più significativa, come nelle giornate di Scanzano ha saputo rifiutare, con il miglior protagonismo civile e sindacale, ogni forma di lusinga preordinata ed imposta». Questo è quanto anno dichiarato il Segretari Generali di Cgil Cisl e Uil di Basilicata Summa, Falotico e Vaccaro.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

 

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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