Amianto in Valbasento, aumenta il numero dei decessi. Aiea: “Regione e Procura incapaci”

 

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01 Apr 2017

Scritto da Mariolina Notargiacomo

FERRANDINA – “Regione Basilicata e Procura di Matera totalmente incapaci”. Il presidente dell’associazione esposti amianto Valbasento, Mario Murgia ci va giù duro, stanco dell’immobilismo delle istituzioni locali e del passo sempre più lumaca della giustizia rispetto alla risoluzione di questioni diventate di assoluta gravità e che richiedono, al contrario, attenzione massima.

I dati citati da Murgia nel corso della conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina, nella sala consiliare del Comune di Ferrandina, parlano chiaro e risultano raccapriccianti. Continua ad aumentare, con una crescita esponenziale, il numero di decessi per malattie riconducibili all’esposizione a sostanze cancerogene degli ex lavoratori delle industrie Materit di Ferrandina – sito in cui si producevano manufatti in amianto cemento – e Liquichimica di Pisticci dove, oltre alla fibra killer, venivano utilizzati numerosi altri materiali altamente tossici.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

 

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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