Legge contro il danneggiamento dei beni culturali, da tre mesi in Parlamento. Che fine ha fatto?

Imbrattato il murales di Kentridge sul Lungo Tevere

Il testo in esame in commissione Giustizia alla Camera prevede il carcere tra 1 e 5 anni e la procedibilità d’ufficio

Imbrattata l’opera dell’artista australiano William Kentridge che ha decorato un lato del Lungotevere a Roma con enormi murales dedicati alla storia della Capitale. Sull’opera sono comparsi i tag di diversi writers che in parte la coprono.

Le sanzioni contro chi – writers o meno – danneggi o sporchi con scritte il patrimonio italiano sono contenute in una legge in discussione da tre mesi in Parlamento. E che prende spunto da proposte di legge presenti alle Camere da diverse legislature che prevedono, tra l’altro, che la pulizia sia a spese di chi viene ritenuto responsabile dell’imbrattamento.

Il testo, varato dai ministri Andrea Orlando e Dario Franceschini prevede una delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale.

Il provvedimento (LEGGI IL TESTO), è stato presentato il 12 gennaio 2017 ed è stato assegnato alla commissione Giustizia della Camera. Il 16 marzo è iniziato l’esame del provvedimento.

Il testo prevede per i delitti di distruzione, danneggiamento nonché di deturpamento o imbrattamento di beni culturali o paesaggistici, la pena della reclusione non inferiore a un anno e non superiore a cinque anni si prevedere anche la procedibilità d’ufficio. Il testo è in programma in calendario a giugno, qualora venga completato il lavoro nella commissione competente.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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