Gli amici della Boldrinowa:

I rom gli occupano la masseria. E Luigi viene abbandonato dallo Stato

“Quella è casa mia, io ci pago le tasse, ma da mesi i rom l’hanno occupata”. La masseria di 13 ettari del signor Luigi Marzo, 74enne di San Pietro in Lama, è stata occupata da tre famiglie di nomadi

“Quella è casa mia, io ci pago le tasse, ma da mesi i rom l’hanno occupata”.

La masseria di 13 ettari del signor Luigi Marzo, 74enne di San Pietro in Lama, è stata occupata da tre famiglie di nomadi. Che non hanno alcuna intenzione di andare via. La storia, raccontata nel servizio de Le Iene, getta una luce sull’incapacità dello Stato di tutelare i cittadini e di far rispettare la legge. È da sei mesi che va avanti questa situazione.

“Ho sporto denuncia in questura. Ho scritto all’amministrazione comunale di Lecce, alla polizia municipale, alla prefettura, ma nessuno ha risposto”, ha raccontato alla Iena Veronica Ruggeri. Che ha provato a parlare con gli occupanti ma, oltre a rischiare di essere linciata, ha ricevuto delle risposte incredibili. “Se il Comune ci trova un’altra sistemazione, ce ne andiamo”. Oppure: “Se Luigi ci dà dei soldi, gli ridiamo la casa”.

Il sindaco di Lecce Paolo Perrone ha dichiarato alle Iene che “non rientra tra i suoi compiti quello di far sgomberare un’immobile appartenente ad un privato”. La palla passa alla prefettura, che però tergiversa e assicura che il caso di Luigi verrà discusso. Intanto, lui però continua a pagare le tasse e ad aspettare. I rom invece sono liberi di vivere nella masseria occupata.

Tratto da:https://ergatto.com/2017/04/03/gli-amici-della-boldrinowa/

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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