“Un presidente con le palle avrebbe risposto a Eni che i miliardi se li può tenere”

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“Pittella invece si permette anche di difendere Descalzi”

Pittella, in conferenza, parla di tutto lo scibile umano ma non di Descalzi. La conferenza stampa di oggi del Presidente Pittella è stata l’ennesima perdita di tempo. In pratica ci hanno detto che l’inquinamento c’è stato e che, oramai, è andata. Non si può fare altro che prenderne atto, cercando di salvare il salvabile. E questa è la prima sconfitta di Pittella. La seconda è la richiesta di riconoscimento ‘istituzionale’. In pratica il Presidente della Regione si è reso conto della perdita di credibilità sua e di tutta la classe dirigente del centrosinistra che ci ha governato negli ultimi vent’anni. Se siamo a questo punto è colpa loro. È colpa loro se non c’è mai stato un serio rilevamento delle matrici ambientali. È colpa loro se l’Osservatorio della Val d’Agri non è mai partito a dovere. È colpa loro se la Regione non ha più competenze sulle estrazioni. È colpa loro se l’Arpab non ha mai funzionato. È colpa loro se la Basilicata si trova in continua emergenza ambientale. E soprattutto è colpa loro se i cittadini non hanno più fiducia nelle istituzioni. Le bugie raccontate da Pittella si vedono lontano un miglio perché neanche lui ci crede. Non è convincente quando parla di ambiente e salute; non è convincente quando parla di rispetto per i lucani; non è convincente semplicemente perché neanche Pittella pensa sul serio quelle cose e le sue azioni lo confermano. Non si parla di Descalzi, nella conferenza di oggi. E questa è un’altra conferma di quanto diciamo, perché un Presidente ‘con le palle’ avrebbe colto l’occasione per dire all’Amministratore delegato dell’Eni che o si sistemano le cose o i 5 miliardi se li può tenere. Invece, Pittella, nonostante i dati presentati dimostrino la poca trasparenza dell’azienda petrolifera, si permette anche di ‘difendere’ Descalzi. Una volta siamo stati contestati perché avevamo detto a Pittella che per difendere i Lucani noi saremmo stati disposti ad incatenarci. Per il Presidente era un atteggiamento ‘troppo estremo’. Ecco, probabilmente, dopo tutto lo schifo che hanno fatto, per ottenere il riconoscimento, la legittimazione delle Istituzioni che Pittella vorrebbe avere, servirebbero provvedimenti estremi. Se nel 2013 ha potuto abbindolare molti con il suo slogan “se lo possono dimenticare”, adesso sono solo i fatti che contano. E i fatti ci dicono che a chi ci governa poco importa di risolvere il problema petrolio.

Gianni Rosa, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale

Lun, 03/04/2017 – 16:28
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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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