Da Calvello arriva una fiumara contaminata da metalli pesanti: destinazione diga del Camastra

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Scritto il 11 aprile 2017 by

Dopo le forti immagini lanciate dal programma “l’Impiccione viaggiatore“, abbiamo contatto gli autori del servizio girato a Calvello e ci siamo attivati per far prelevare ed analizzare le acque rosse riprese, acque troppo simili a quelle affioranti in altri punti della Basilicata. Non conoscevamo al momento del campionamento nè il toponimo ufficiale del torrente in questione, nè l’esatto contesto al netto di alcuni casi di cronaca. Purtroppo anche questo campione pur provenendo da un torrente denominato ufficialmente “Vallone Larossa” ha qualcosa che non va. Infatti le analisi ricevute hanno classificato il campione ( anonimo per il laboratorio privo di riferimenti geografici relativi al campione ) come “refluo“, ossia acqua superficiale classificata come scarico, caso analogo a quello che ci è successo lo scorso anno sul Salandrella a San Mauro Forte. I limiti normativi usati su Calvello sono quelli previsti per l’analisi degli scarichi su acque superficiali; probabilmente se avessimo usato i parametri e le metodiche per l’analisi delle acque superficiali avremmo avuto esiti anche più gravi.

Cosa dicono le analisi? Alluminio a 9,2 mg/l ( soglia di legge per gli scarichi 1 ), ferro a 6,4 mg/l ( soglia 2 ), rame 0,118 ( soglia 0,1 ) e zinco 1,86 ( soglia 0,5 ). Altre sostanze in tracce rilevanti o a ridosso della soglia di legge risultano: fenoli, manganese, vanadio, nichel, boro e bario. Paragonando queste analisi a quelle dello scarico di Tecnoparco, svolte dall’amministrazione di Pisticci pochi mesi fa, abbiamo a Calvello valori molto più alti per i fenoli ( 4 volte ), e decine di volte superiori per i metalli rispetto a Tecnoparco. 

Come Cova Contro non possiamo esimerci da una serie di considerazioni e proposte: la proposta immediata è quella di interdire l’utilizzo dell’acqua di Vallone Larossa fino ad indagini ambientali e scientifiche concluse, e quindi di vietarne l’utilizzo agricolo e zootecnico. La fiumara in questione termina nel corpo idrico recettore finale della Diga del Camastra che fornisce acqua potabile a Potenza e dintorni, quindi urgono immediate analisi su acque e sedimenti per capire l’impatto che queste acque causano nel recettore finale. Il torrente in questione, affiorerebbe a Calvello da “Tempa d’Posta” che pare disti circa 1 km dal pozzo ENI “Caldarosa 1” e proprio il Dott. Andrea Spartaco da questo blog ha recentemente documentato usando e pubblicando studi prodotti da ENI, come anche nella concessione Caldarosa siano state sperimentate le perforazioni orizzontali, con annessi additivi ed acidi che hanno permesso il collaudo di queste tecniche invasive in Basilicata, tecniche altamente rischiose per l’ambiente soprattutto in contesti ricchi d’acqua o di rocce calcaree, come Calvello per esempio. La celebre sorgente “Acque dell’Abete” sequestrata più volte in passato per inquinamento da manganese, bario e cromo, pare disti oltre 10 km dalla zona di affioramento del torrente analizzato in questo caso. Ci riserviamo di effettuare un sopralluogo dell’area nelle prossime settimane.

Abbiamo inviato analisi e proposte anche al Comune di Calvello, nonchè ad Arpab abbiamo chiesto di avviare un serio ed urgente ragionamento su come anche sostanze naturalmente presenti nelle rocce locali aumentino la loro presenza in falda ipotizzando proprio nell’acidificazione dei corpi idrici sotterranei una causa della maggiore diluizione dei metalli che naturalmente rimarrebbero nella roccia, quindi contaminanti naturali si ma fino a che punto di presenza o tenori naturali? E se i diffusi ed alti tenori di: ferro, alluminio e manganese in Basilicata fossero in alcuni casi si di origine naturale ma indotti da attività umane che “sciolgono” la roccia locale? Cosa è successo alla delibera comunale 215 del 29/9/15 ove il Comune di Calvello si impegnava a monitorare l’ambiente attraverso lo studio della fauna locale?

 

 

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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