In Basilicata la festa del ‘Maggio

Ad Accettura dal 3 al 6 giugno. Il 23 aprile la prima ‘scelta’

POTENZA – E’ una “tra le 47 feste più belle del Mediterraneo”, secondo l’itinerario “Les fetes du Soleil”, patrocinato dall’Unesco: ad Accettura, paese della collina materana, dal 3 al 6 giugno si terrà la festa del Maggio, un rito arboreo centenario che si ripete ogni anno nei giorni di Pentecoste.
La festa “viene dedicata – è spiegato in un comunicato diffuso dal Comitato organizzatore – a San Giuliano, un giovane dalmata che cercava di diffondere la sua fede con coraggio e che, per questo, venne torturato e giustiziato a Sora.
Dall’archivio di Accettura si rileva che il culto di San Giuliano è cominciato a manifestarsi dal 1725, anno in cui San Giuliano divenne protettore del paese”.
Il 23 aprile, prima domenica dopo Pasqua, “è il primo appuntamento della lunga e complessa cerimonia della sagra del Maggio che culmina nelle manifestazioni della domenica di Pentecoste e si conclude il giorno del Corpus Domini”. All’alba “dalle campagne del paese, massari e boscaioli converranno verso il bosco di Montepiano, una cerreta di circa mille ettari, a pochi chilometri dall’abitato. Sono gli esperti deputati alla scelta dell’albero più alto e più dritto, che fungerà da maschio nell’antico rito del Maggio. Gli esperti seguiti dai curiosi si aggireranno per il bosco, scruteranno le chiome, testeranno i tronchi, stabiliranno ad occhio l’altezza e alla fine sceglieranno l’albero sposo. Contestualmente saranno scelti altri cerri che faranno da corteo durante il trasporto e serviranno per innalzare il Maggio. Definite le scelte, gli alberi saranno contrassegnati con un puntone a forma di martello su cui è incisa la sigla SGM (San Giuliano Martire). E nel frattempo si prenderanno accordi per la domenica successiva per la scelta della Cima, il più aggraziato agrifoglio della foresta di Gallipoli”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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