Occupazione, la Via Crucis dei senza lavoro. Sotto la Regione spunta anche una croce

 

REGIONE-BASILICATA1
15 Apr 2017

Scritto da Mariolina Notargiacomo

POTENZA – Azienda sanitaria locale, Regione Basilicata, Tar e dirigenza dell’Istituto Clinico lucano: ciascuno con le proprie ragioni – per alcuni dei quali dettate da rispettivi interessi – hanno dato vita ad una vertenza.

Essa vede coinvolte una trentina di famiglie lucane, molte delle quali monoreddito, oltre ad aver tolto ossigeno ad una filiera di settore che da decine di anni ha potuto contare sul funzionamento dell’ospedale potentino. Non ricevendo risposte concrete da nessuna delle parti in causa, i lavoratori della clinica, che si sono visti dimensionare il lavoro, sospettano a questo punto di ritrovarsi vittime di un disegno ben preciso, lo stesso che, a loro parere, porterebbe la struttura sanitaria alla chiusura definitiva.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

 

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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