Anticorruzione? avevamo scherzato

mi rifiuto

Anna Lombroso per il Simplicissimus Aveva ricevuto una investitura come un crociato, rinnovata in tutte le liturgie ufficiali e esibita in ogni cerimonia e celebrazione di regime. Era lui l’alta autorità con funzioni più pubblicitarie che etiche, più propagandistiche che concrete, il babau dei malfattori, lo spaventapasseri dei prezzolati e lo spauracchio dei tentatori, offerto […]

via Anticorruzione? avevamo scherzato — Il simplicissimus

AMBIENTE E POLITICA L’Eni e le meline di Pittella

Screenshot-2017-04-18-17.46.30-296x200.png

Sul Cova, il governatore lucano dimentica gli allarmi e i fatti accaduti negli ultimi tre anni

“In questi tre anni di amministrazione regionale non c’era mai stato alcun episodio tale da indurci ad assumere provvedimenti drastici come quello adottato in questa circostanza con l’interruzione temporanea delle attività. Nel momento in cui ve ne è stato bisogno, siamo intervenuti rapidamente in maniera responsabile e con forte determinazione. Lo dico in risposta a quanti in questi giorni si stanno chiedendo come mai soltanto ora sia stato deciso di adottare un provvedimento così forte.”

Questa è la dichiarazione di Marcello Pittella dinanzi all’assemblea legislativa Regionale svolta il 19 aprile scorso. Non c’è mai stato alcun episodio? Se la memoria non inganna, problemi seri ai serbatoi del Cova risultano evidenti dal 2008. E che dire degli allarmi lanciati più volte dal campo ambientalista e dagli scienziati indipendenti, spesso additati come pazzi scatenati? Sempre che la memoria non inganna, problemi serissimi sono emersi nell’informativa del Noe che ha dato il via all’ordinanza della magistratura del marzo 2016 e, infine, al rinvio a giudizio di decine di persone e imprese, di questi ultimi giorni. L’inchiesta della magistratura riguardava fatti accaduti prevalentemente tra il 2013 e il 2014.Secondo gli inquirenti, tra l’altro, “dal Centro oli di Viggiano l’Eni avrebbe smaltito in maniera illecita le ‘acque di produzione’ – derivanti dall’attività di perforazione e contenenti metalli pesanti ed elementi radioattivi – con l’ausilio di imprese come Tecnoparco  Valbasento, società mista pubblico-privato nata come società di servizi per le aziende dell’area di Pisticci e diventata punto di raccordo di gran parte dei rifiuti prodotti dalle estrazioni petrolifere della regione.” Fatti gravissimi, che, insieme ad altri fatti che qui non stiamo ad elencare, avrebbero dovuto imporre alla Regione l’intensificazione dei controlli, l’innalzamento del livello di guardia, una verifica seria della situazione e, probabilmente, azioni amministrative forti di tutela della salute e dell’ambiente. Al contrario, abbiamo assistito al silenzio delle istituzioni, anch’esse coinvolte con alcuni suoi dirigenti, nell’inchiesta potentina. Abbiamo assistito a laconiche dichiarazioni del tipo: ”Abbiamo fiducia della magistratura, aspettiamo gli esiti dell’inchiesta”. Ci saremmo aspettati che, contemporaneamente a quanto emergeva dall’inchiesta, la Regione esercitasse tutte le sue prerogative per mettere in campo azioni  concrete di tutela dei cittadini.  Abbiamo assistito, al contrario, al sonno istituzionale che, nel frattempo si è popolato di incubi. L’incubo del disastro ambientale. In questi tre anni, caro Pittella, è accaduto di tutto, compresa la colpevole ignavia dell’istituzione da lei presieduta. Eppure lei ritiene che: “In questi tre anni di amministrazione regionale non c’era mai stato alcun episodio tale da indurci ad assumere provvedimenti drastici”. Bontà vostra. Bastava fare due più due, ma avete preferito, e ancora preferite, fare melina.

Gio, 20/04/2017 – 14:20

IL PARADOSSO Regione Basilicata diffidata da esclusi al reddito minimo di inserimento

REGIONE-BASILICATA1

“Fatti fuori dal programma per aver partecipato al Copes”

“Esclusi dal programma di reddito minimo di inserimento per aver partecipato al progetto Copes. Migliaia di svantaggiate famiglie lucane condannate a rimanere senza alcun sostegno economico”. I 27 ex Copes di Montescaglioso non ci stanno

e con gli avvocati Rocco Ditaranto e Grazia Tafuno diffidano la Regione Basilicata ad intervenire per scongiurare la beffa, preannunciando eclatanti azioni di protesta. “Non esiste libertà se non c’è libertà dal bisogno” dicono i 27 che si sono uniti costituendo un comitato.

Di seguito diffida inviata alla Regione Basilicata.

Con D.G.R. 936/15 e 977/15, la Regione Basilicata, al fine di contrastare la condizione di povertà e di esclusione sociale in cui versano le fasce più deboli della popolazione lucana, ha proceduto all’approvazione di un avviso pubblico per la selezione dei beneficiari del Programma Reddito minimo di inserimento. I nostri assistiti, pur in possesso dei prescritti requisiti, sono tuttavia risultati – in esito alla pubblicazione dei risultati della procedura selettiva – esclusi dal novero dei concorrenti “ammessi” e confinati invece nel limbo dei soggetti “ammissibili” ossia aspiranti all’ammissione solo ove vengano incrementate le risorse finanziarie destinate al programma. La collocazione in graduatoria in posizione deteriore (successiva al numero 3133 in coda agli ammessi) è stata tuttavia determinata in via esclusiva da un’unica assorbente ragione id est la dichiarazione nell’ISEE prodotto a corredo della domanda di quanto percepito in qualità di beneficiari delle provvidenze del progetto Co.P.E.S. (D.G.R. 140/2010), cui tutti i nostri assistiti hanno preso parte nel corso dell’ultimo lustro. Pur essendosi la lesività manifestata solo con la pubblicazione delle graduatorie, il vizio genetico che le affetta è tuttavia da rinvenire nel primigenio D.G.R. 936/15 – siccome rettificato dal successivo D.G.R. 977/15 – che, senza consentire la epurazione dall’ISEE del reddito percepito quale beneficiario Co.P.E.S., ha irrimediabilmente condannato tutti gli istanti ad essere superati da soggetti – altrettanto bisognosi – che non avevano partecipato alla precedente iniziativa di contrasto alla povertà. Non è dato intendere per quale ragione nella nozione di reddito, che dovrebbe riferirsi a incrementi di ricchezza idonei alla componente fiscale di ogni ordinamento, debbano essere ricompresi anche gli emolumenti riconosciuti a titolo compensativo e/o risarcitorio a favore di situazioni di disagio sociale ed economico. Non sfugge nella specie come la provvidenza fruita quale partecipante al Co.P.E.S., lungi dal poter essere assimilata ad una retribuzione, rivestisse infatti natura meramente assistenziale, sì da essere dichiarata nel quadro FC4 (Redditi e trattamenti da dichiarare a fini ISEE) sotto la voce: “Trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari non soggetti ad IRPEF e non erogati dall’INPS ad esclusione di quelli percepiti in ragione della condizione di disabilità”. In sostanza i nostri assistiti, pur permanendo nelle medesime condizioni di disagio socio-economico, sono stati oggi estromessi da un piano che quelle condizioni mira ad elidere, per essere il proprio reddito lievitato in virtù di trattamento di assistenza. La trama testé delineata configura all’evidenza lo schema del paradosso. Istituendo un parallelismo, sarebbe come ammettere che un soggetto possa essere privato della pensione sociale goduta sul presupposto – del tutto tautologico ed aberrante – che la fruizione del trattamento stesso abbia eliminato le condizioni che ne legittimavano l’accesso. La graduatoria – e gli atti presupposti – sono pertanto ingiusti prima ancora che illegittimi per evidente irragionevolezza e disparità di trattamento anche nei confronti dei soggetti della categoria A che – pur fruendo di un trattamento assistenziale quale quello di mobilità latamente assimilabile a quello erogato in virtù di Co.P.E.S. – sono stati opportunamente sottratti dal concorso – impari e penalizzante – con soggetti del tutto privi di emolumenti (gli “ammessi” nella categoria B). Alla stregua delle superiori considerazioni, nella spiegata qualità, si chiede in primis l’adozione di misure politiche di coesione sociale che, disinnescando probabili conflitti tra soggetti svantaggiati, possano consentire l’immediato ampliamento della platea dei beneficiari sì da ricomprendere i nostri assistiti. Ove tuttavia non si ritenga di agire nei termini indicati, si invita e diffida la Regione Basilicata, in persona del Presidente pro tempore, a voler in autotutela riformulare la graduatoria di cui alla categoria B (Determinazione dirigenziale Dipartimento Presidenza n. 11A2.2017/D.00173 13/3/2017) escludendo dal computo del reddito utile ai fini ISEE quanto eventualmente percepito a seguito di partecipazione al progetto Co.P.E.S. Si preavverte che ove non si provveda nel senso auspicato entro il prossimo 21 aprile ci si riserva di adire la competente autorità per la tutela giurisdizionale degli invocati diritti. Con i migliori saluti Avv. Grazia Tafuno Avv. Rocco Luigi Ditaranto

Gio, 20/04/2017 – 21:36

Dal reportage in Siria alla fondazione di Soros, ecco chi è il paladino dei migranti arrestato in Turchia.

dal reportage in Siria alla fondazione di Soros, ecco chi è il paladino dei migranti arrestato in Turchia http://www.ilprimatonazionale.it/sinistra-2/62621-62621/ Del Grande, come Regeni, è un (in)utile idiota che gioca a fare il paladino degli islamici e il nemico del proprio popolo. Della sua sorte non mi importa nulla, invece mi importa che io pago le […]

via Cronaca — quello che ti nascondono:

Tratto da:https://ergatto.com/2017/04/21/cronaca/

Trapianti. A Roma e Matera i reni donati da anziana morta al San Carlo

La donna, 74 anni, è morta nella serata di ieri per una massiva emorragia cerebrale. Non è stato possibile utilizzare il fegato, potenzialmente disponibile, per la mancanza di riceventi compatibili.

19 APR – E’ stato effettuato nel corso della notte un espianto di organi al San Carlo di Potenza. La donatrice è una anziana materana, 74 anni, deceduta nella serata di ieri, per una massiva emorragia cerebrale. “In seguito all’accertamento di morte cerebrale, per una serie di segni clinici neurologici, confermati dall’elettroencefalogramma piatto, i familiari hanno espresso la volontà di donazione”, spiega il San Carlo in una nota.

Gli organi, i due reni, saranno trapiantati  a Roma e a Matera. A operare l’espianto un’equipe chirurgica del Policlinico Umberto I di Roma, supportata dagli anestesisti del San Carlo.

“Non è stato possibile utilizzare il fegato, potenzialmente disponibile, per la mancanza di riceventi compatibili”, spiega la nota del San Carlo.

19 aprile 2017
© Riproduzione riservata

http://www.quotidianosanita.it/basilicata/articolo.php?articolo_id=49982

Cova, Galletti “soccorre” Pittella: “Ognuno faccia la propria parte per riaprire a breve”

 

Palazzo Chigi - Giuramento dei sottosegretari di Stato
20 Apr 2017

Scritto da redazione

POTENZA – Dopo l’annuncio di Pittella nella conferenza stampa di martedì la Regione Basilicata ha notificato ad Eni la delibera n. 322 del 15 aprile 2017 che dispone la sospensione dell’attività del Centro Olio di Viggiano.

Nel pomeriggio di ieri poi il governatore, nel relazionare in Consiglio sulla vicenda, ha messo al corrente l’aula delle interlocuzioni avute col governo Gentiloni e in particolare col ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. ”Apprezzo e mi impegno a dare subito seguito alla proposta del Presidente Pittella di un tavolo tecnico sul Centro Olio di Viggiano” ha fatto sapere il ministro. “Lo ritengo uno strumento giusto, che si affianca all’impegno che il mio Ministero sta mettendo in campo nell’ambito dell’accordo quadro già operativo con la Regione Basilicata, grazie al quale oggi l’Ispra opera di supporto dell’Arpab sulle prioritarie questioni ambientali regionali.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”