AMBIENTE E POLITICA L’Eni e le meline di Pittella

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Sul Cova, il governatore lucano dimentica gli allarmi e i fatti accaduti negli ultimi tre anni

“In questi tre anni di amministrazione regionale non c’era mai stato alcun episodio tale da indurci ad assumere provvedimenti drastici come quello adottato in questa circostanza con l’interruzione temporanea delle attività. Nel momento in cui ve ne è stato bisogno, siamo intervenuti rapidamente in maniera responsabile e con forte determinazione. Lo dico in risposta a quanti in questi giorni si stanno chiedendo come mai soltanto ora sia stato deciso di adottare un provvedimento così forte.”

Questa è la dichiarazione di Marcello Pittella dinanzi all’assemblea legislativa Regionale svolta il 19 aprile scorso. Non c’è mai stato alcun episodio? Se la memoria non inganna, problemi seri ai serbatoi del Cova risultano evidenti dal 2008. E che dire degli allarmi lanciati più volte dal campo ambientalista e dagli scienziati indipendenti, spesso additati come pazzi scatenati? Sempre che la memoria non inganna, problemi serissimi sono emersi nell’informativa del Noe che ha dato il via all’ordinanza della magistratura del marzo 2016 e, infine, al rinvio a giudizio di decine di persone e imprese, di questi ultimi giorni. L’inchiesta della magistratura riguardava fatti accaduti prevalentemente tra il 2013 e il 2014.Secondo gli inquirenti, tra l’altro, “dal Centro oli di Viggiano l’Eni avrebbe smaltito in maniera illecita le ‘acque di produzione’ – derivanti dall’attività di perforazione e contenenti metalli pesanti ed elementi radioattivi – con l’ausilio di imprese come Tecnoparco  Valbasento, società mista pubblico-privato nata come società di servizi per le aziende dell’area di Pisticci e diventata punto di raccordo di gran parte dei rifiuti prodotti dalle estrazioni petrolifere della regione.” Fatti gravissimi, che, insieme ad altri fatti che qui non stiamo ad elencare, avrebbero dovuto imporre alla Regione l’intensificazione dei controlli, l’innalzamento del livello di guardia, una verifica seria della situazione e, probabilmente, azioni amministrative forti di tutela della salute e dell’ambiente. Al contrario, abbiamo assistito al silenzio delle istituzioni, anch’esse coinvolte con alcuni suoi dirigenti, nell’inchiesta potentina. Abbiamo assistito a laconiche dichiarazioni del tipo: ”Abbiamo fiducia della magistratura, aspettiamo gli esiti dell’inchiesta”. Ci saremmo aspettati che, contemporaneamente a quanto emergeva dall’inchiesta, la Regione esercitasse tutte le sue prerogative per mettere in campo azioni  concrete di tutela dei cittadini.  Abbiamo assistito, al contrario, al sonno istituzionale che, nel frattempo si è popolato di incubi. L’incubo del disastro ambientale. In questi tre anni, caro Pittella, è accaduto di tutto, compresa la colpevole ignavia dell’istituzione da lei presieduta. Eppure lei ritiene che: “In questi tre anni di amministrazione regionale non c’era mai stato alcun episodio tale da indurci ad assumere provvedimenti drastici”. Bontà vostra. Bastava fare due più due, ma avete preferito, e ancora preferite, fare melina.

Gio, 20/04/2017 – 14:20
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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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