A Calvello per l’Arpab è tutto nella norma, per noi è tutto “cupola”

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Scritto il 22 aprile 2017 by

E la Regione Basilicata respinge la nostra richiesta di partecipazione alla conferenza sul COVA

L’Arpab nelle acque contaminate di Calvello -Vallone Larossa non trova contaminazione. Ricerca la metà delle nostre sostanze, ignora i fenoli e tanti altri metalli, non indica i limiti e soprattutto non si comprende come abbia trattato il campione ( se come acqua superficiale, o acqua di falda, o sorgiva potabile ). E mentre l’Arpab non trova nulla di ciò che abbiamo trovato noi, l’assessore Pietrantuono apre sulla stampa alla partecipazione dei cittadini sulla tematica ambientale e neanche il tempo di credere alle sue parole che mezzo pec, il dipartimento ambiente, ci dice che Cova Contro non può partecipare alle conferenze di servizi sul COVA. Il controllo criminale delle questioni ambientali continua ed ora è costretto a rivelarsi per ciò che è realmente.

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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